4 settembre 2008

Fenomenologia dell'ultras

di Manuel Zanarini - 04/09/2008


Ci risiamo, inizia il campionato di calcio, con esso i primi disordini, ed ecco che sapientoni e politici di ogni sorta si lanciano in analisi sul fenomeno “Ultras”. Stavolta, l'occasione è stata loro fornita dai danni provocati dai napoletani in partenza per Roma. In breve, giusto per chi non lo sapesse, ci sono stati scontri con la polizia alle stazioni di Napoli e Roma, ed è stato danneggiato un treno.

Penso che sia bene chiarire un aspetto. Il danneggiare un treno non ha nulla a che fare con gli “ultras”. Quasi sempre questo tipo di “disordini” accadono in quelle che vengono definite “trasferte a rischio”. Come mai? Molto semplice, a quel tipo di trasferte partecipano spesso gruppi di persone che non fanno parte del “tifo organizzato”. Perché? Semplice, è più facile creare incidenti e lasciarsi andare al vandalismo. Ecco svelato perché ogni volta che succedono, le Questure sostengono che dentro gli “ultras” si infiltra la delinquenza organizzata; infatti, molto spesso questi “estranei” hanno già precedenti penali, e ovviamente, in realtà dove la criminalità organizzata è diffusa è facile che questi giovani, e meno giovani, ne siano coinvolti. Altra doverosa precisazione è che il fenomeno “ultras” non ha nulla a che vedere con lo sport, ma vive di vita propria; ne siano prova i cori delle ormai disciolte “Brigate Gialloblu”, che erano più incentrati ad autoincensarsi che non a sostenere la propria squadra, l'Hellas Verona; oppure gemellaggi storici, come quello tra interisti e laziali, che reggono “sgarbi” sportivi incredibili e rivalità che sfociano in scontri tra ultras di squadre che si sono incontrate rarissime volte, come Cosenza e Siena.

Detto che bisogna distinguere tra ultras e violenti occasionali, forse qualche considerazione va fatta.
Intanto penso che non sia possibile considerare un fenomeno sociale che coinvolge milioni di persone in ogni angolo del mondo, senza differenze etniche, economiche, religiose, politiche,ecc,  come un fenomeno di ordine pubblico. In realtà, i gruppi ultras rappresentano una vera e propria “sottocultura”. Questo termine venne coniato negli anni '60-'70 per definire quei movimenti giovanili che proponevano uno stile di vita alternativo a quello maggiormente diffuso, propugnando valori diversi (per esempio il movimento beatnik ed il suo uso libero di droga e di sesso). Infatti, all'interno del gruppo esistono alcuni valori (amicizia, senso del pericolo, vivere avventurosamente) che hanno una forte valenza aggregativa, e che rappresentano una cultura altra rispetto a quella della  cosiddetta “società civile”.

Quand'è che una tale controcultura diventa criminale? Questo è forse l'aspetto più interessante della vicenda. Credo che lo Stato giochi un ruolo molto importante in questo sviluppo. Per capirlo meglio, consideriamo l'epoca in cui il fenomeno ultras diventa di massa. Se i primi gruppi ultras nascono negli anni '60, è con la fine degli anni '70 e per tutti gli anni '80, che il fenomeno si amplifica fino a diventare di massa. Cosa è successo in quel lasso di tempo? E' finita la stagione dell'impegno politico e della lotta armata. Possono sembrare due eventi distanti da loro, il terrorismo e gli ultras,  ma in realtà sono strettamente correlati. Dovrebbe essere noto a tutti che una componente di violenza giovanile all'interno di una società è ineliminabile; allora lo Stato decide di gestirla, visto che non la può eliminare. Con la stagione degli “anni di piombo”, lo Stato non accetta più che i giovani si ritrovino nelle piazze, troppo pericoloso! Così da il via alla repressione politica, a base di infiltrati, doppiogiochisti, servizi segreti deviati, retate in grande stile, uccisioni extra-giudiziare, e tutto quello che ormai è quasi storia. A quel punto per i “giovani violenti” la strada della lotta politica è diventata impercorribile; meglio cercare nuovi lidi. Ecco che la massa si sposta negli stadi. Ma in fondo anche allo Stato va bene: meglio che si sfoghino dentro uno stadio, dove sono più controllabili e meno pericolosi. E da allora il fenomeno ultras è progredito nel tempo.

Va anche rilevato però, che è anche posto a controlli dello Stato, affinché non si rischi di ricadere nelle manipolazioni politiche. Chi oggi sostiene che le curve sono infiltrate da movimenti politici, forse scorda come negli anni '80 e '90, simboli neofasciti facevano bella mostra in vari stadi d'Italia (Milano, Roma, Verona, Palermo), così come erano numerosi gli stadi con le “bandiere rosse” e quelle del Che (Livorno, Empoli, Bergamo, Salerno, Pisa). Quando il rischio divenne troppo alto lo Stato intervenne, e i simboli politici sparirono dagli stadi. Vogliamo forse credere che lo Stato capace di cancellare movimenti extraparlamentari nel giro di qualche anno, non riesce a debellare i violenti allo stadio in oltre trenta anni?

Cosa dimostra questo? Che lo Stato non solo accetta il fenomeno ultras, ma lo gestisce e lo manipola a suo piacimento. I leaders degli ultras non sono personaggi anonimi che vivono in clandestinità, anzi hanno bisogno della massima pubblicità per acquisire peso. Il capo di quelli dell'Inter, Caravita, ha partecipato ai festeggiamenti per il centenario della società insieme a Moratti; gli Irriducibili della Lazio gestivano svariati negozi a nome del gruppo, il “Barone” del Milan è stato intervistato da Sky. Si badi bene, che tutti questi personaggi hanno carichi pendenti alle spalle, quindi la Polizia sa benissimo chi sono e cosa fanno, ma non ha alcun interesse ad intervenire. E' inutile che Maroni invii i commissari a Napoli, costringendo Prefetto e Questore ad inventarsi fantomatici disegni criminali dietro agli scontri alla stazione: la Camorra avrebbe voluto creare incidenti nascondendosi dietro alla bandiera del calcio! Suvvia, tutti noi sappiamo come ragiona la polizia in Italia: contenere i danni. E' stato meglio sacrificare un treno che cercare di ricacciare migliaia di persone a casa con la forza! Che poi questo significa perdità della legalità, poco importa!

Altra cosa curiosa, è il “peso” che viene dato alle violenze legate al mondo del calcio rispetto ad altre situazioni criminali presenti nella società.
Molto spesso sentiamo di risse in discoteca, non mi pare che vengano emesse diffideper 3 anni a frequentare locali notturni. Ancora, la conta dei morti sulle strade ogni week-end, o festività varia, sembra quella di una guerra, oppure non si parla di proibire vacanze o spostamenti di una certa lunghezza o in certi giorni a chicchesia!
Un sociologo americano scrisse che “ il carattere deviante di un atto risiede nel modo in cui questo è definito dalla mentalità pubblica” ( Becker, “Criminologia sotto accusa”, 1971). Un responsabile di “Trenitalia” chiedeva pene severissime per quei delinquenti che avevano provocato qualche migliaio di danni ad un treno e a due stazioni. Il Ministro Maroni invoca il pugno di ferro, l'opposizione chiede il carcere a vita, ecc. La cosa curiosa è che all' ex amministratore di Alitalia è stata pagata una buonauscita di svariati milioni di Euro, pur avendo creato danni per miliardi di Euro che noi cittadini pagheremo, e non ho sentito nessuno chiedere l'ergastolo. I politici? Ma se hanno votato il condono per reati come lo stupro, l'omicidio, ecc, come fanno ora a chiedere pene esemplari per chi ha rotto un finestrino di un treno? La gente si lamenta per quello che ci costa la polizia a presidiare la domenica gli stadi? Ma lo stesso discorso si può fare per i costi per le polizie municipali; basterebbe rispettare il codice della strada e sarebbe superfluo spendere milioni di Euro per pattuglie, autovelox, ecc. Non parliamo della ridicola proposta di accusare gli ultras di “associazione criminale” (ma c'è stato di peggio, quando proposero di accusare gli ultras di terrorismo). Non sarebbe più serio accusare di associazione a delinquere un gruppo che annovera tra le sue fila, compreso il suo capo, decine e decine di criminali, che si arricchiscono alle spalle della gente, creando danni per milioni di miliardi allo Stato? A chi mi riferisco? A qualche terribile gruppo ultras? No, al Parlamento Italiano!

La realtà è che gli ultras fanno comodo così, da un lato tengono “occupati” le migliaia di giovani che potrebbero tornare in piazza a sfogare la loro violenza, e dall'altra sono rassicuranti per tutti, in fondo serve sempre qualcuno che ci fa sentire “buoni e bravi”.