30 giugno 2009

La Tessera del Tifoso e i diritti civili.

Lorenzo Contucci è ormai un nome noto negli ambienti Ultras e non solo. Curatore del sito  www.asromaultras.org e difensore degli Ultras, dentro e fuori, le aule dei tribunali è stato intervistato di recente in merito alla Tessera del Tifoso.

di Giacomo Russo Spena su “il manifesto”
È l’anticamera della carta sui diritti civili, un provvedimento da Ventennio». Lorenzo Contucci, avvocato di molti ultras ed esperto del pacchetto antiviolenza negli stadi, osteggia l’introduzione dal prossimo campionato della tessera del tifoso. Voluta dal ministro Amato (subito dopo la morte a Catania del commissario Raciti) e messa in pratica adesso da Maroni, si presenta come uno strumento di fidelizzazione adottato dalla società di calcio. Per contrastare gli episodi di violenza.

Dov’è il problema avvocato?
Non sono contrario di per sé alla tessera perché è corretto che una proprietà adotti una fidelizzazione coi propri supporter e cerchi di invogliare il proprio cliente con un rapporto di natura premiale. Se sono un sostenitore che va sempre allo stadio in casa, è giusto che in trasferta guadagni dei punti che mi consentono delle agevolazioni rispetto a quelli di solito guardano la partita in televisione.
 
E allora?
Questa non è la tessera del tifoso ma quella del Viminale, nel senso che da un lato la società si regola con i clienti-tifosi, dall’altro ci vuole il nullaosta della questura come per il porto d’armi. Si configura uno stato di polizia.
 
Quindi contesta il controllo delle questure?
Il problema sono i criteri con cui viene distribuita la tessera. Vieta l’emissione o la vendita per qualsiasi persona sottoposta a daspo o che è stata condannata, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Quindi se uno, sbagliando, fa una bravata da giovane poi per tutta la sua vita non potrà più entrare negli stadi.
 
In realtà Lega Calcio e Viminale dicono che non possono usufruirne solo chi ha una diffida in corso o chi ha avuto una condanna negli ultimi 5 anni.
Non è vero. Mentono sapendo di mentire. L’articolo 9 della legge 401 del ’89 è chiarissimo: non devi esser stato condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o causa di manifestazioni sportive. E non c’è scritto negli ultimi 5 anni. Stesso discorso per il daspo. In base all’articolo tutti i soggetti che hanno ricevuto una diffida, in qualunque anno, per qualsiasi ragione e qualsiasi sia stato l’esito del procedimento penale, non potranno avere la tessera. Poi forse le questure faranno una circolare per ammorbidire il provvedimento. Ma la legge rimane quella.
 
Quindi anche se alla fine uno viene prosciolto non può più accedere negli impianti?
Certo, la legge non prevede questo caso. C’è un vulnus giuridico, siamo allo azzeramento dei diritti civili di una persona. E malgrado quanto dica il ministero degli Interni a Milano ci sono già alcuni precedenti.
 
La tessera del tifoso infatti prende come modello la carta milanista Cuore Rossonero.
Un caso?Forse c’è un piccolo conflitto d’interessi (ride, ndr). Comunque la società ha distribuito all’inizio del campionato migliaia di tessere e successivamente il Viminale ne ha bloccate tantissime facendo un grande screening. Alcune sono state invalidate e inserite in un’apposita black list. Da qui il grido d’allarme delle tifoserie del Paese.
 
Nel resto d’Europa però esistono le tessere del tifoso e il modello non crea malumori.
Ma non sono gestite dallo Stato. A differenza dell’Italia le società sono padrone degli stadi quindi decidono loro chi volere: il nullaosta non viene dato dalla questura. Ad esempio, in Inghilterra le membership card sono gestite dalla proprietà, sono a pagamento e hanno sostituito il pubblico da popolare a ceto benestante. Non tutti possono permettersi la gold card. E’ un meccanismo turbocapitalista, non mi piace ma è così e gli ultras lo accettano.
 
La scritta «No alla tessera del tifoso» campeggia sui muri di molte città italiane da Roma a Firenze, Napoli e Milano. Sta rinascendo un movimento ultras?
Stanno localizzando la protesta attraverso campagne di sensibilizzazione, ma non escludo che facciano anche una manifestazione nazionale. Non sono contrari, ribadisco, alla tessera in generale ma ai suoi criteri di assegnazione. Chiedono di modificare due articoli della legge, per il resto sono anche favorevoli a vietare la tessera per chi ha un daspo in corso o ha commesso, negli ultimi 5 anni, reati in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Con un pizzico di buon senso Maroni potrebbe risolvere facilmente la questione, c’è di mezzo la democrazia. Altrimenti faccia come vuole e si troverà proteste ovunque e stadi vuoti.
 
A livello legale sta preparando un’offensiva?
Sono pronto insieme a un pool di avvocati a fare ricorsi di ogni tipo e in qualsiasi sede. Compresa
la corte di giustizia europea. La partita è appena iniziata.

26 giugno 2009

Comunicato stampa curva sud benevento post benevento-crotone

RIALZIAMOCI … E RIPARTIAMO

Popolo sannita, tifosi dello Stregone, il 21 giugno 2009 è un giorno bruttissimo per tutti noi, un giorno che c’ha regalato una tristezza, una mortificazione enorme, un giorno che tutti aspettavamo per riscrivere la storia, e invece la storia si è ripetuta. In campo siamo stati sconfitti, la strega non ha trionfato, ma al Santa Colomba c’è qualcuno, qualcosa di giallorosso che non ha perso: quel qualcosa siete voi, siamo noi, tutti, indistintamente, gente innamorata follemente del Benevento!
NOI ABBIAMO VINTO, noi siamo stati i veri gladiatori, noi abbiamo lottato fino all’ultimo respiro, NOI NON ABBIAMO MOLLATO!
La coreografia realizzata è l’emblema di quanto appena detto: uno spettacolo che non ha precedenti, un gladiatore che cammina, riesce a muoversi tra tantissime persone e, tra le tante difficoltà, riesce comunque ad afferrare il suo scudo con quella maledetta lettera incisa. La scia di bandiere che lasciava durante il suo cammino è stato un qualcosa di sconvolgente: la partecipazione di tutti voi ha permesso la riuscita di tale spettacolo, ed è giusto ringraziarvi, sia per il sacrificio economico che ognuno di voi ha fatto, sia per la bravura e la correttezza nell’aver seguito tutte le direttive, in maniera perfetta. Questa coreografia è stata preceduta da un’altra, anch’essa fantastica, nella semifinale con il Foggia, riuscita in maniera eccellente grazie alla vostra collaborazione ed ai fondi ricavati dalla raccolta fatta con i salvadanai.
Grazie ragazzi, grazie gente sannita, noi ci siamo impegnati nell’organizzarle, abbiamo lavorato notte e giorno, ma voi siete stati il fiore all’occhiello.
Ed allora, TUTTI INSIEME, ripartiamo da quella coreografia, da quel gladiatore, bello, tenace, robusto, forte, e così come ha fatto lui, RIPROVIAMOCI, RIALZIAMOCI … E RICOMINCIAMO: dimentichiamolo il 21 Giugno, anzi no, ricordiamola sta data, perché siamo straconvinti che, da sconfitte così grosse e dure da assimilare, nasceranno delle splendide vittorie!
NOI NON MOLLEREMO MAI, siamo già più forti di prima, abbiamo già l’adrenalina giusta per affrontare il prossimo campionato, le prossime battaglie: come noi, POPOLO SANNITA, non fermarti, NON ARRENDERTI, solo chi si ferma è un vinto, NOI DOBBIAMO GUARDARE AVANTI, con la consapevolezza che siamo duri a morire, e che l’anno prossimo DOBBIAMO RIPROVARE A CORONARE IL SOGNO, PIU’ MASSICCI CHE MAI!

CURVA SUD BENEVENTO

25 giugno 2009

I motivi del NO alla tessera del tifoso.


Articolo tratto da: www.asromaultras.org :

Maroni è poco informato:

a) non “alcune tifoserie” sono contrarie: sono TUTTE contrarie (se non quelle conniventi per motivi di lucro);

b) le manifestazioni, nella Repubblica Italiana, non si organizzano “addirittura”: si fanno punto e basta, visto che i tifosi sono cittadini come tutti gli altri;

c) chi è contro la tessera non è contro la sicurezza ma contro una norma assurda: l’art. 9 della legge 401/89; d) le tifoserie non sono contro la tessera del tifoso (gli slogan sono semplicistici: del resto se una tessera del genere viene chiamata in tal modo, la risposta è egualmente facile): sono contro l’art. 9 della legge 13 dicembre 1989 n. 401 (ed anche contro il comma 7 dell’art. 6 della stessa legge) che stabilisce alcuni criteri OBIETTIVAMENTE ingiusti, rimossi i quali non credo ci siano problemi a un meccanismo comunque del tutto inutile (Napoli/Milan docet ed anche Napoli/Inter, di cui non ci sono state notizie sui giornali per via della censura mediatica che vige in questo Paese), visto che i tifosi sono già schedati in tutte le maniere con biglietti nominativi et similia.
Del resto, anche al di là della legge, è lo stesso modulo che ognuno di noi dovrà (meglio: dovrebbe) firmare per fare la tessera che conferma quel che dico. Prima di tutto bisogna ricordare che se si dichiara qualcosa di non esatto nell’autocertificazione che vedete qui a destra, si viene denunciati e si dovrà subire un processo penale. Dopo di ciò, a parte che l’intestazione della certificazione non coincide con il contenuto da dichiarare, la tribale modulistica in questione contiene:

a) una violazione di legge;
b) un eccesso di potere;
c) una disposizione corretta (secondo la legge) ma assurda. Lo dimostrerò con una certa facilità.

Iniziamo dall’intestazione? Ma sì, iniziamo. “Certificazione di assenza di condanne penali e carichi pendenti” significa che si deve dichiarare: a) di non aver mai riportato una qualsiasi condanna penale, per qualsiasi reato; b) di non avere in corso alcun procedimento penale nel quale già si è già stati rinviati a giudizio: in altre parole, chi ha un vero e proprio processo in corso.
Come vedrete, invece, nella autocertificazione si dovrò dichiarare tutt’altro, visto che si chiede: a) di non essere sottoposti a provvedimenti d.a.spo. (che non sono procedimenti penalei ma provvedimenti amministrativi); b) di non essere sottoposti a misure di prevenzione (ad esempio, sorveglianza speciale); c) di non essere stati condannati per reati “da stadio”. Quindi l’intestazione non coincide con nulla di ciò che è richiesto e chi l’ha predisposta è un analfabeta giuridico.
Poi abbiamo detto che c’è una

a) VIOLAZIONE DI LEGGE nella prima casella da barrare, il povero tifoso deve dichiarare di non essere destinatario di un daspo: l’art. 9 della legge antiviolenza n. 401/89, invece, dice che bisognerebbe dichiarare di non essere STATI destinatari di daspo, anche in passato, quindi. La (totalmente falsa) interpretazione della norma è comunque condivisibile, visto che è logico che il “daspato” non possa avere la tessera. In futuro, tuttavia – per capriccio o per gli inevitabili incidenti che ci saranno comunque – potranno comunque inibire lo stadio non solo a chi ha un daspo in corso ma anche a chi lo ha avuto in passato. Lo dice la legge, e il Ministero dell’Interno dovrebbe seguire la legge. Invece non lo fa, anzi, andando avanti con la lettura della modulistica, crea di propria iniziativa categorie di persone interdette dallo stadio, con un evidente

b) ECCESSO DI POTERE Più che di eccesso di potere si dovrebbe parlare di “creazione di potere”. Il Ministero dell’Interno diviene Legislatore. Non credo sia mai accaduto, né in Cina né in Cile. La seconda casella, infatti, riguarda (escludendoli dagli stadi) coloro che sono sottoposti alla sorveglianza speciale di P.S., in base alla legge 1423/56. Già, peccato che l’art. 9 della legge n. 401/89 che discplina chi può entrare allo stadio e chi no, non lo preveda, visto che si riferisce solo a chi ha avuto un daspo e a chi è stato condannato per reati da stadio. Del resto è norm ale che, in uno stato di polizia, la polizia crei delle norme che non esistono, altrimenti che stato di polizia sarebbe?
Finiamo con l’unica:

c) DISPOSIZIONE CORRETTA MA ASSURDA perlomeno per quel che dice l’art. 9 della legge 401/89: la terza casella esclude dagli stadi chiunque sia stato condannato, anche solo in primo grado, per reati commessi in occasioen o a causa di manifestazioni sportive. Senza limiti temporali. E’ quel che dice la legge, infatti. Se, quindi, il povero Mario Rossi, tifoso, è stato condannato nel 1989, ma anche nel 1957,come anche nel 1898 a 1000 lire di multa per un reato da stadio, non potrà avere la tessera del tifoso. E se dice che non ha avuto condanne sottoscrivendo il modulo qui a fianco, commette un reato. E’ vero o non è vero?

20 giugno 2009

Benevento, il Comune finanzia le coreografie per la finale playoff

Cresce l´attesa per la finale play off tra il Benevento e il Crotone, in programma per domenica allo stadio Santa Colomba, tanto che il comune del capoluogo sannita, per soddisfare le richieste dei supporter dei ´giallorossi´, ha deciso di contribuire alle spese per le coreografie dello stadio A renderlo noto sono gli assessori allo Sport ed ai Servizi Sociali, Luigi Ionico e Luigi Scarinzi.

resport.it

19 giugno 2009

Venezia: Comunicato Vecchi Ultras: "Investire per lo sport"

COMUNICATO VECCHI ULTRAS:
"VENEZIA
Tra arte, spettacoli e manifestazioni culturali.
Viaggio nella città' piu' lontana all'interesse della comunità!

Potrebbe essere la copertina di un libro dedicato alla nostra città, per ora è solo il titolo di un comunicato che punta a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema a noi più caro: il VENEZIAMESTRE.
Mai come in questo momento di difficoltà lo sport veneziano, ed in particolare l' SSC VENEZIA, ha bisogno di aiuto per sopravvivere e per continuare a far emozionare i propri tifósi!
Abbiamo letto sui quotidiani, i giorni seguenti la salvezza ai Play Out di Sesto S. Giovanni, meritati elogi (anche da parte del sindaco) nei confronti della squadra che; dimostrando professionalità e orgoglio, ha raggiunto l'obiettivo salvezza insperato anche dai più ottimisti.
Beh, senza nulla togliere ai nostri giocatori, crediamo che la costanza e la passione che migliaia di tifosi in questi anni hanno dimostrato nel raggiungere quell'inguardabile impianto sportivo chiamato "STADIO P.L. PENZO", meriti sicuramente altrettanti riconoscimenti!

VENEZIA - l'unico capoluogo di regione a non avere uno stadio che possa definirsi tale.
VENEZIA - l'unica città che si vanta di avere lo stadio più "antico" d'Italia ma che a nessuno interessa veramente, viste le condizioni in cui versa.
VENEZIA - l'unica città che svende impianti sportivi (tra cui lo "storico", almeno per noi, stadio F. BARACCA) ad imprenditori edili per la demolizione definitiva degli stessi e la costruzione di decine di appartamenti.

E logico pensare che una società sportiva in possesso di strutture moderne ed efficienti, in un momento di oggettiva difficoltà come questo, potrebbe attirare maggior interesse su imprenditori o società in genere disposte a rilevarla....ma evidentemente qualcuno ritiene di dover amministrare i nostri soldi in un altro modo.
L'impegno del sindaco nel cercare di "rianimare" la malata SSC VENEZIA è evidente e responsabile, riteniamo però che la soluzione "posticcia" di cedere la società a Mr. GOLBAN non sia (appunto) una soluzione definitiva.
C'è da sperare almeno che questo "anche troppo discreto" personaggio, sia serio e che rispetti gli impegni presi, sarebbe imbarazzante ripetere le figuracce di quest'anno, con la squadra costretta a scioperare minacciando di non scendere in campo!
Come la gestione MARINESE-POLETTI ha purtroppo dimostrato, anche Mr. GOLBAN verrà a Venezia (se verrà a Venezia) solo ed esclusivamente per interessi imprenditoriali non proprio collegati al mondo calcio, una volta esauriti gli interessi "il salvatore della patria" andrà via, che ne sarà della società e dei suoi tifosi?
È giunto il momento che il comune investa anche nello sport!

Siamo stanchi di vedere il nostro denaro continuamente destinato in infiniti restauri milionari e opere urbanistiche inutili che creano costantemente disagi alla comunità limitando vergognosamente la libera circolazione in terraferma, basta spendere denaro per "gli altri, per i turisti", che si incominci a spendere (una volta tanto) anche e soprattutto per veneziani, mestrini e per i loro interessi !!!

VECCHI ULTRA' 1998"

17 giugno 2009

Catanzaro: Comunicato del Club Banelli

E cinque! Dopo le sconfitte maturate contro il Benevento (due) il Sora e l’Acireale ancora una volta la lotteria dei play-off è risultata fatale alla nostra cara amata squadra; un film già visto e rivisto che ha sempre un unico, il solito, comune denominatore: la politica societaria. Ma questa volta oltre al danno, provocato dal mancato salto di categoria, si è aggiunta anche la beffa rappresentata da quell’ignobile ed indecente comunicato stampa emanato, dopo due giorni di Conclave, dalla società che invece di farsi un bell’esame di coscienza riconoscendo i propri errori ( o meglio orrori!) ha pensato bene di rigirare la frittata, attaccando tutto e tutti iniziando dalle istituzioni, proseguendo con gli operatori economici per finire, ahi noi, con la tifoseria rea, secondo lei, di non aver affollato gli spalti del Ceravolo, come da consuetudine riaffermata negli anni.
In qualsiasi altra società sarebbero, già, cadute molte teste. I vari responsabili, dotati di un minimo di dignità professionale ed umana si sarebbero dovuto, motu propriu, dimettersi, e qualora, come nel nostro caso, non l’avessero fatto ci avrebbe dovuto pensare il Presidente a mandarli via. Presidente che fino a pochissimo tempo fa era un assiduo frequentatore della mitica Curva Ovest, e che oggi ci ritroviamo firmatario di un documento che fa semplicemente accapponare la pelle. Già in qualsiasi altra società ma non nella nostra che è semplicemente un eufemismo definirla tale; un’accozzaglia di persone che ha condotto e gestito soprattutto la parte economica in modo dilettantistico e scellerato, permettendosi il lusso di mantenere a libro paga un Direttore Generale e un responsabile dell’area tecnica, quando analizzando il 90% degli organici di Lega Pro Prima e Seconda Divisione si può notare come siano dotati di un unico responsabile. Per non parlare di tre preparatori (atletico, dei portieri e recupero infortunati) per poi dover ammirare la corsa degli avversari, non riuscendo nemmeno, nei momenti cruciali del campionato, a recuperare infortunati indispensabili agli equilibri della ns. squadra (vedi Montella e soprattutto Caputo).
Ora basta è finito il credito, è arrivato il momento di farsi da parte.
Lasciare spazio a chi ha la possibilità, e soprattutto la professionalità, di programmare e di ridare dignità a Catanzaro, al Catanzaro ed alla sua tifoseria; gli si faccia spazio senza pregiudizi e la paura di essere estromessi. In due parole accettare i propri limiti. In alternativa tutti a casa. Tranquilli, noi tifosi troveremo la forza di sopportare l’ennesimo fallimento del Catanzaro e dei catanzaresi tutti. L’ultimo e definitivo fallimento della squadra della città Capoluogo di Regione, che come al solito va controcorrente; in una Calabria che malgrado tutto cresce, e non solo nel mondo del calcio.
Pertanto, il Club Banelli non parteciperà ad alcuna manifestazione di piazza, il passato gli ha insegnato che non serve a nulla, se non a dare visibilità a chi ha bisogno di sentirsi protagonista per un giorno.
IL Club Banelli non sosterrà ne questa società ne nessun’altra che non si dimostrerà seria e capace di programmare un futuro roseo per il Catanzaro, che gli consenta ti tornare ad essere di nuovo il fiore all’occhiello non solo per la nostra città bensì di tutta la Calabria.

10 giugno 2009

Pisa, comunicato Curva Nord

Dopo le dichiarazioni del presidente del Pisa Luca Pomponi apparse sul sito web della società nerazzurra, la Curva Nord “Maurizio Alberti” di Pisa emette un comunicato. Invita a interventi concreti per salvare la società. Il club nerazzurro, retrocesso in Prima Divisione di Lega Pro dalla serie B, rischi infatti di non iscriversi al campionato.

Ecco il testo integrale.

“SALVIAMO IL PISA AD OGNI COSTO! È già passata più di una settimana dalla tragica partita col Brescia e la situazione intorno al Pisa Calcio è sempre più nera. Dopo le dichiarazione di oggi pomeriggio di Pomponi siamo ancor piu’ preoccupati: se vuole davvero vendere, perché demotivato da questa retrocessione ma soprattutto per motivi economici, che provi a vendere, ma se non ci sono acquirenti, come sembra, Pomponi rimane il proprietario della Società e come tale deve assolutamente assumersi le sue responsabilità e in qualunque modo ci deve iscrivere subito al campionato di Lega Pro. La rassicurazione che tutta la città in questo momento pretende è l’immediata iscrizione, senza se e senza ma, perché di fallimento ne abbiamo già subito uno e ci sono voluti ben 13 anni per rialzarsi. Ai vari imprenditori locali (e non) diciamo che, se il Pisa lo vogliono davvero o quanto meno sono disposti a dare una mano a chi c’è già, è questo il momento di farsi avanti, perché il Pisa deve restare nei Professionisti a tutti i costi. Una piazza come Pisa non può ritrovarsi ancora una volta nei campini dilettantistici, sarebbe una vergogna per tutta la città. Se questi imprenditori intendono aspettare il paventato fallimento della Società per poi comprarci con 2 euro nei Dilettanti, credendo magari di passare da salvatori, devono sapere già da adesso che da salvatori non passeranno, ma saranno ritenuti responsabili anche loro del tracollo del Pisa e della città. Il Pisa va salvato adesso e deve a tutti i costi mantenere la categoria (Curva Nord “Maurizio Alberti”).

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