21 aprile 2020

Comunicato Ultras Brescia 1911

 

DON CELLINO DELLA MANCIA

<<Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il “male” ed il “potere” hanno un aspetto così tetro? Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà? Il potere è l’immondizia della storia degli umani e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte: siamo i “Grandi della Mancha”, Don Chisciotte e Sancho Panza!>>

Cellino Superstar! – Sembra che il presidente del Brescia non si voglia smentire; infatti, da qualche settimana sta sparando cazzate a raffica, costringendoci così a parlare di calcio in un momento in cui vorremmo pensare a tutto tranne che… al calcio.

Così, dopo aver dichiarato -con molta baldanza- che non avrebbe accettato alcuna condizione “inaccettabile” dall’alto, a costo di perdere tutti gli incontri a tavolino e di ritirare la squadra dal campionato, che ci vede -non lo dimentichiamo- desolatamente ultimi in classifica, ha cambiato presto idea (del resto non ci vuole molto per convincerlo, lo sappiamo a nostre spese).

Perché ricominciare ora sarebbe uno sfregio alla città e ai suoi morti, bla, bla, bla…”, diceva fino a pochi giorni fa.

Inoltre, in un moto di coraggio misto a visioni e incoscienza, il buon Cellino deve aver pensato solennemente: “Sono don Chisciotte, e la mia professione è quella di cavaliere. Le mie leggi sono sciogliere i torti, elargire il bene ed evitare il male…

Evidentemente, proprio come un moderno Don Chisciotte, l’inconcludente personaggio di Cervantes, il “nostro” presidente ha provato a giocarsi la carta del cavaliere virtuoso nel tentativo di salvarsi almeno la faccia.

Di certo gli è andata male, e le intenzioni sono rimaste ancora una volta sulla carta.

Del resto la civiltà negli ultimi secoli non è certo migliorata rispetto a quella in cui erano ambientate le gesta dell’hidalgo spagnolo; inoltre, i “nobili” che governano il calcio ormai da decenni sono pure peggio di quelli che denunciava Cervantes.

Così, senza fare troppe pieghe, indossando le vesti da “pompiere”, si è accodato alla maggioranza dei presidenti, da buon alunno (in)disciplinato.

Del resto, proprio Don Chisciotte sosteneva: “Ritirarsi non è scappare, e restare non è un’azione saggia quando c’è più ragione di temere che di sperare. Non c’è saggezza nell’attesa quando il pericolo è più grande della speranza ed è compito del saggio conservare le proprie forze per il domani e non rischiare tutto in un giorno…”

Purtroppo, “il sentiero della virtù è molto stretto e il sentiero del vizio ampio e spazioso”, quindi, per il futuro, aspettiamoci di tutto da Cellino il “saggio” e dal suo fidato scudiero.

ULTRAS BRESCIA 1911 EX-CURVA NORD

Brescia 22/04/2020

16 aprile 2020

Gli Allentati Fasano compiono 32 anni

Un altro anno è passato e ci ritroviamo qui a festeggiare il 32° compleanno di uno dei gruppi più strani dell’intero movimento ultras italiano. 32 anni sono passati da quel 17 aprile del 1988 quando lo striscione Allentati comparve per la prima volta durante un Fasano – Potenza giocata sul neutro di Putignano. Quest’anno sappiamo bene che non sarà possibile poter festeggiare come tutte le altre volte, nonostante questo vogliamo chiudere gli occhi e iniziare a sognare ed immaginare come sarebbe andata. Le riunioni accese, gli scazzi di chi vuol dire la sua sulla coreografia, la pressione sul grafico per una nuova immagine, i musi lunghi per decisioni contrarie per poi ritrovarsi il giorno dopo con le ginocchia a terra a pittare la coreografia o a girare per la città ad appendere striscioni e volantini. Che bello quest’anno il 17 viene pure di venerdì, il week end lungo come piace a noi. E vai ad organizzare la cena di compleanno con tutta la famiglia allentata, dai più piccoli ai più anziani. E poi al sabato un torneo di calcio tra noi, di quelli veri, senza padroni. E gli striscioni storici a rappresentarci, da “Spazio Agitato” ad “Alta Gradazione”, da “Ultras Fasano Rizla +” a quello “Noi i ragazzi dello zoo di Fasano”. E poi la domenica, quella della liturgia del pallone. La gara contro il Casarano, i festeggiamenti per la vittoria di una Coppa storica o l’ansia per una finale ancora da giocare, la possibilità di conquistare la salvezza matematica. E ancora, gli striscioni in campo, la coreografia, i nostri gradoni, i cori e le bandiere al cielo.

Riapriamo gli occhi è torniamo alla dura realtà. Niente di tutto questo sarà possibile. È come essere stati risucchiati in un incubo che non ha mai fine. Eppure siamo ancora vivi, non sarà una distanza di sicurezza a limitare la nostra voglia di lottare e sognare. È dura, lo stiamo vivendo ogni giorno sulla nostra pelle. E sarà sempre più dura ma non ci arrenderemo. Per questo noi il nostro compleanno lo festeggiamo lo stesso. A modo nostro. Certo potevamo fare qualcosa di eclatante, forzare il blocco, ridurre quella distanza sociale che vogliono imporci anche dopo la fine di questa pandemia. Non sarebbe servito a niente, solo ad alimentare l’odio della gente e giustificare la macchina della repressione. Ci limitiamo ad un bellissimo video che racchiude l’anno appena passato e alcune foto che rappresentano chi siamo… Compagni e fratelli uniti nell’amore per il Fasano e per un gruppo che resterà per sempre la nostra vita. Ringraziamo chi con il suo aiuto è riuscito a creare questo bellissimo video, questa è la dimostrazione che la gente non si lascia manipolare da chi ci fa passare per quelli che non siamo mai stati. In un calcio corrotto, ne stiamo avendo dimostrazione in questi giorni, dove chi sta nelle stanze del potere calcistico non ha a cuore la salute della gente e vuole far partire una macchina da soldi come il calcio. Noi, come tutti gli Ultras d’Italia siamo consapevoli del momento che stiamo attraversando e non permetteremo mai che si infanghino tutti quelle persone che hanno perso la vita a causa del virus. Prima viene la tutela della salute di tutti. Tanto lo promettiamo, prima o poi torneremo tutti!!!

Allentato per una volta, allentato per sempre…. questo video lo dedichiamo a tutti noi, ai diffidati, a chi ci guarda da lassù, a tutti i tifosi del Fasano… Ci si rivede un giorno su quei gradoni …. ci potete contare!

Buon compleanno Allentati!

 

 

 

13 aprile 2020

Si è spento Piero Gay, che ha dato vita ai Fedelissimi Granata.

Un altro importante pezzo di storia del Torino ci ha lasciati. Si tratta di Piero Gay, che è mancato nella giornata di ieri, lunedì 13 aprile, all’età di 84 anni. Grande storico granata, ma soprattutto grande tifoso, era molto noto nell’ambiente del Toro. Aver visto giocare il Grande Torino fu una delle meraviglie che inseriva spesso nei suoi aneddoti, intrisi di ricordi. Fu lui a dar vita ai Fedelissimi Granata nel 1951, primo gruppo organizzato di tifosi in Italia, dando l’esempio per tutti quelli nati successivamente. La Redazione di Toro.it sis tringe attorno ai suoi cari, partecipando sentitamente al dolore della famiglia, alla quale porge le più sincere condoglianze.

fonte: toro.it

11 aprile 2020

Pioniere del tifo popolare: Siberiano, un ricordo vivo

SALERNO - È un’icona nel deserto d’una città chiusa in casa. Sopravvive, immutabile, al tempo che passa, alle generazioni che avanzano, alle mode che cambiano, persino al virus che ha svuotato le strade e però non la memoria. Salerno, piazza Renato Casalbore, stadio Donato Vestuti. In così tanto mondo c’è solo un posto in cui Carmine Rinaldi possa tornare. Non lui, ovviamente, ch’è morto dieci anni fa, però i simboli che lo rappresentavano, quelli sì. Rispuntano e rivivono, come il ricordo del « capo degli ultrà », al secolo e per tutti “il Siberiano”, che oggi nel 2010 si spegneva a Mercatello, di fronte al mare, mentre montava cabine con la stessa forza con cui rullava il tamburo della sua Curva, della sua gente, della sua vita.

Rieccole, allora, la folgore e la stella, che brillano a metà dello striscione “Carmine in eterno” con Braccio di Ferro sul primo bordo a mostrare i muscoli, e quelle tre lettere, GSF, l’acronimo di Granata South Force, il suo gruppo, in mezzo a due tricolori, riproduzione fedele d’uno dei vessilli più preziosi della storia del tifo della Salernitana. Già, riproduzione. Perché lo striscione vero, « il GSF bianco », è finito sotto terra, assieme al “Siberiano”.

Lo avvolge da un decennio, dopo quel funerale improvvisato sotto la Sud del vecchio Vestuti, alle due e mezzo d’un pomeriggio di tempesta in cui scrutando quei 2mila volti, tra gradoni e pista d’atletica, facevi fatica a distinguere lacrime e pioggia. Da allora, Carmine Rinaldi è diventato il leader senza tempo d’una tifoseria che non è mai stata la “famiglia mulino bianco”, perché al suo interno esistono, da sempre, da oltre quarant’anni, discussioni e tensioni sul filo d’equilibri a volte sottili, però che ha saputo trovare nell’immagine di quell’omone, e in ciò che ha davvero rappresentato, la stella polare per sentirsi unita nell’amore per la Salernitana.

Sì, perché “il Siberiano” era anzitutto un innamorato della maglia granata. Pronto a tutto per difenderla. Carismatico e istintivo, trascinatore e con un’enorme capacità d’aggregare, nel 1982, da 18enne, fece dei suoi Ultras, gruppetto d’una ventina d’amici, una delle cinque punte della stella della Granata South Force, assieme a Warriors, Fedayn, Fighters e, soprattutto, ai Panthers, dalla cui storia la GSF avrebbe poi ereditato l’anno di nascita ’77.

Nacque tutto lì. Le prime riunioni, i primi segnali d’un ragazzo con le stimmate del leader , capace presto di farsi conoscere ben oltre i confini cittadini. Lo faceva con la corrispondenza - ché all’epoca non c’erano social né telefoni cellulari senza disdegnare di partire, anche da solo, con la sua moto, per cementare di persona amicizie o conoscenze con altre tifoserie d’Italia. «Io il braccio e lui la mente», diceva dell’inseparabile Ciccio

Rocco che nella seconda metà degli anni Ottanta raccolse il megafono da Andrea Criscuolo .

“Il Siberiano” no, non ha mai lanciato cori ma è stato tamburo e anima d’una Curva che caricava anche solo con lo sguardo. Al movimento ultras di quegli anni diede un taglio “popolare”, meno elitario e più inclusivo, mettendo sempre davanti a tutto, in ogni rapporto, l’umiltà e l’umanità che chiunque l’abbia vissuto e conosciuto racconta.

Fonte di sicurezza per gli altri, presenza fissa se c’era da agire, è stato accanto o avanti ai suoi amici in ogni situazione, mai un passo indietro, continuando ad amare la maglia granata, anche quando smise d’essere una figura apicale “militante” dei South Force e però non di seguire e sostenere la sua Salernitana in quella Curva Sud dell’Arechi che non a caso oggi porta il suo nome. Nuova Guardia, Nucleo Storico, Igus, Frangia Kaotika e Prigionieri di una fede oggi avrebbero voluto apporre una targa commemorativa, sull’uscio del Vestuti, ma gli assembramenti sono vietati e lo faranno appena possibile, dopo aver fatto del suo volto il simbolo d’uno striscione unico, “Salerno”, che lascia Carmine in ogni trasferta dov’era sempre stato, pure con la folgore e la stella al collo, un passo avanti a tutto il suo popolo.

Amico e leader , compagno e papà, mito nel tifo e umanissimo nelle difficoltà attraversate in una vita a un certo punto molto complicata, in un’epoca che divora tutto ha avuto la forza, dopo quel maledetto 12 aprile 2010, di sopravvivere e farsi conoscere da generazioni d’appassionati di calcio e del mondo ultras che in ogni dove sanno del “Siberiano”.

Più forte d’un tempo senza memoria, più forte persino di questa Pasqua di deserto e silenzio che reclama coraggio e riscatto. Cosa non darebbe, Salerno, per (ri)sentire un suo assolo di tamburo...

fonte: lacittadisalerno.it