30 marzo 2009

Juve Stabia: giocatori lasciati in mutande

NAPOLI – La sconfitta di misura contro la Pistoiese e l’ultimo posto in classifica nel girone B di prima divisione ha fatto andare su tutte le furie i tifosi della Juve Stabia. Che ieri sera, al ritorno dalla trasferta in Toscana, hanno atteso la squadra nel piazzale antistante lo stadio Romeo Menti e hanno ‘invitato’ tutti i giocatori a togliersi le divise sociali.
L’intera squadra, che nel corso del viaggio di ritorno aveva declinato la richiesta dei tifosi di un confronto in autogrill, è così rimasta in mutande. Alcuni giocatori sono scoppiati a piangere, altri hanno provato a spiegarsi ma senza riuscire a far cambiare idea ai tifosi. Agli atleti della formazione napoletana non è rimasto altro che raccattare qualche indumento di ‘scorta’ dal magazzino della società e fare ritorno a casa con le proprie auto.

fonte : La Repubblica

Tifoso ferito durante Pescara-Napoli: svolta nelle indagini

Sono dovuti passare due anni e quattro mesi per riuscire ad avere tra le mani un briciolo di verità sui fatti del 25 novembre del 2006.
Sul nuovo numero da domani in edicola, Napolissimo ripercorre l’odissea del tifoso napoletano Gianluca Chalgaf, colpito da un oggetto alla testa (probabilmente il bossolo di un lacrimogeno) durante gli scontri tra i supporter del Napoli e le forze di polizia all’Adriatico di Pescara, in occasione della partita tra Pescara e Napoli.
Da allora Gianluca – cui è stata diagnosticata una frattura infossata dell’osso temporale sinistro e lesione alla tempia – è rimasto menomato per tutta la vita.
Per oltre 730 giorni il fascicolo aperto dal p.m. Bellelli, in servizio alla Procura di Pescara, è rimasto contro ignoti. Adesso c’è un nome iscritto nel registro degli indagati ed è quello di Michele Borrelli, 30 anni, di Torre del Greco, agente della Digos. È accusato di lesioni personali colpose e getto pericoloso di cose perché secondo l’accusa, avrebbe esploso un lacrimogeno ad altezza uomo e a distanza ravvicinata provocando, senza volerlo, la rottura del cranio di Gianluca. Ma il fascicolo potrebbe essere chiuso. La Procura infatti ha individuato un presunto responsabile ma ha chiesto al Gip del Tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, di archiviare il caso. Il 30 aprile è fissata l’udienza di opposizione dove l’avvocato della famiglia Chalgaf cercherà per la seconda volta di convincere il magistrato a riaprire le indagini. La famiglia confida nella svolta, Annina Gioco – mamma di Gianluca – racconta in esclusiva a Napolissimo ansie e angosce di un periodo buio. E l’ampio servizio ripercorre paradossi e incongruenze di una storia drammatica che ha fatto mobilitare tutti i tifosi del Napoli.



Fonte: SoloNapoli.com

Comunicato Fc Catanzaro: Incontro con gli Ultras

CATANZARO CALCIO, INCONTRO TRA SOCIETA', SQUADRA E TIFOSI
La società Fc Catanzaro rende noto che, stamattina, al termine dell’allenamento, una delegazione degli “Ultras” ha fatto visita alla squadra ed ai dirigenti presso il campo sportivo del PoliGiovino. S’è trattato di un incontro costruttivo e pacato nei toni, quello tra i fedelissimi giallorossi e i ragazzi di mister Provenza. Un incontro, nel corso del quale, gli “Ultras” hanno ribadito il loro incondizionato sostegno allo staff tecnico e dirigenziale in questa parte finale della stagione, che potrebbe regalare al Catanzaro le soddisfazioni che tutti auspicano.
La squadra, dal canto suo, ha sottolineato la coesione che regna nello spogliatoio e la volontà di perseguire obiettivi più importanti. Unione di intenti, quindi, tra squadra, società e i fedelissimi della “Massimo Capraro” che ci si augura possa essere premiata da un successo nel difficile incontro che attende il Catanzaro calcio nel posticipo serale del 30 marzo contro l’Andria che rappresenta una diretta concorrente per la conquista di un posto al sole.
In occasione dell’incontro di stamattina, tutti, all’unisono, hanno sottolineato la necessità che in questo finale di stagione, a cominciare dall’incontro con l’Andria, il pubblico giallorosso possa dare quel supporto che, storicamente, è stato sempre capace di fornire alla propria squadra del cuore con una massiccia e rumorosa presenza sugli spalti.

Cagliari, restrizioni per 17 ultras

Diciassette ultras del Cagliari sono stati raggiunti dai provvedimenti di foglio di via obbligatorio e divieto di accesso allo stadio. I tifosi erano stati denunciati per la protesta del 5 marzo davanti al carcere di Buoncammino, dopo la morte di uno dei leader del gruppo Sconvolts. Ai 17 ultras, che non risiedono nel capoluogo sardo, e' stato inoltrato il divieto di rientrare in citta' per i prossimi 3 anni. Ad uno dei denunciati e' stata comminata la sorveglianza speciale.

www.ansa.it

Il questore convoca gli ultras: "Fate la pace o chiudo la curva"

FATE LA PACE o chiudo la curva. E in trasferta non andrete più. Il Questore di Reggio Emilia, Francesco Perucatti, ha affrontato con apprezzabile tempestività e polso la spaccatura tra le due fazioni di ultras granata, le Teste Quadre e il Gruppo Vandelli. Le vecchie ruggini sono riesplose domenica scorsa, a Verona, in una rissa all’esterno dello stadio Bentegodi. Il Questore ha convocato, alle 17,30 di ieri, i capi dei due gruppi e ha parlato chiaro. Sollecitando un chiarimento e una pacifica convivenza per evitare nuovi e più aspri provvedimenti. Mercoledì sera era stato ascoltato il tifoso del «Vandelli» (frequenta la curva saltuariamente), che a Verona aveva acceso la miccia. Alticcio, aveva infastidito alcuni tifosi delle Teste Quadre che avevano reagito. Un cazzotto gli aveva rotto due denti ed era finito all’ospedale. La successiva discussione sull’episodio era degenerata in un parapiglia generale. Anche per questa vicenda, le autorità hanno proibito ai tifosi reggiani la trasferta di Ravenna del prossimo 29 marzo. Terzo divieto stagionale, dopo Padova e Ferrara.

«I RAPPRESENTANTI dei tifosi sono venuti malvolentieri - commenta il questore Perucatti - ma se ne sono andati tranquilli. Ho ribadito piena fiducia nei loro confronti. Tifoseria calda, ma non violenta. Stigmatizzando l’episodio di domenica e considerandolo un fatto isolato, anche alla luce delle dichiarazioni dell’ultrà ferito. Ho detto che se domenica i problemi dovessero continuare il rischio è di non andare più in trasferta. E ci costringerebbero a chiudere la curva, con evidenti danni per tutti. Mi hanno detto che hanno una diversa filosofia di intendere il tifo in curva, ma che si è trattato di un episodio e che è acqua passata. Loro si sono impegnati con me e io mi sono impegnato con loro a tenere un profilo basso col Ministero».

IL QUESTORE ha sottolineato di non aver mai influenzato negativamente l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive del Ministero dell’Interno sulle trasferte dei fans reggiani, consentendo, vicevesa, sempre la partecipazione di quelle ospiti senza farsi condizionare dagli eventuali precedenti negativi. «All’esito della riunione - così conclude una nota diffusa in serata dalla Questura - non si sono evidenziati elementi di preoccupazione per il prossimo turno di campionato, stante le profferte di chiarimento tra i due gruppi ultras».


Fonte: ilrestodelcarlino.ilsole24ore.it

27 marzo 2009

Ricordando il Bagna

Tra qualche giorno cade il primo anniversario della scomparsa del Bagna. Quasi un anno è passato da quel pomeriggio all’autogrill Crocetta Nord, in trasferta verso Torino.
Questo fine settimana sono programmate varie iniziative, per ricordare e commemorare il Bagna.

- Sabato mattina alle ore 10, presso l’auditorium dell’Assistenza Pubblica di via Gorizia, i genitori di Matteo presenteranno la Fondazione a lui dedicata; un’istituzione che opererà per promuovere gli ideali sociali cari a Matteo;

- Sabato pomeriggio raggiungeremo il cimitero di Imola, dove riposano le spoglie mortali del Bagna. Chi desidera partecipare può contattarci telefonicamente o via e-mail;

- Domenica mattina due mazzi di fiori saranno posti nei luoghi più cari a Matteo. Uno in p.le Allende (ex Macello) e uno in Curva Nord (che adesso porta il suo nome). Il ritrovo è fissato per le ore 11.30 in p.le Allende;

- Domenica pomeriggio, in Curva, sarà presentato un murales dedicato al Bagna. Un modo per tramandarne il ricordo, e per rappresentare il legame indissolubile con la Nord. Perché un ultras non muore mai, vive per sempre nella sua Curva.
Invitiamo tutti a partecipare. Ultras e tifosi; ragazzi e ragazze; tutti coloro che hanno conosciuto il Bagna e vogliono stringersi insieme, in una giornata dedicata al suo ricordo.


BOYS PARMA 1977

25 marzo 2009

Tessera del tifoso: un piano diabolico


Roma, 25 mar. – (Adnkronos) – Settore ospiti chiuso in occasione di Roma-Bologna e Sampdoria-Napoli, partite di serie A in programma il 5 aprile e considerate a rischio. Lo ha deciso il Casms, Comitato di Analisi per la Sicurezza sulle Manifestazioni Sportive, nella riunione di questa mattina. Per le partite in questione sara’ consentito l’accesso al settore ospiti ad alcune categorie di spettatori quali le famiglie, i ragazzi delle scuole, le associazioni di anziani. In apertura dei lavori il Comitato si e’ soffermato sui fatti avvenuti nel corso dell’incontro Napoli-Milan di domenica scorsa. Nel corso della riunione si e’ preso atto di quanto espresso dall’Osservatorio, che ieri ha definito “fatti gravi” quelli accaduti al San Paolo. Al tempo stesso l’organo collegiale ha ribadito “l’estrema importanza del programma tessera del tifoso che, in presenza delle doverose attivita’ di gestione e di controllo, consentira’ ai tifosi di vivere la partita in maniera gioiosa e sportiva”.

Dunque i tifosi del Milan, che nonostante la tessera si sono resi protagonisti di episodi di violenza e vandalismo, sono stati malgestiti? Oppure non è stata controllata l’emissione della Tessera? Ma perchè non dicono la verità? Serve una schedatura di tutti i frequentatori degli stadi italiani e sarà fatta passare per un’operazione di fedelizzazione del tifoso. Il tutto verrà condito da una buona dose di sponsor. Nel caso della card Cuore Rossonero, funge anche da carta di credito prepagata (…)!
Ci sia consentita la battuta : sbagliare è umano, perseverare è…diabolico!

Napoli:Arrestati tre supporters azzurri

Tre persone sono state arrestate ed un'altra denunciata dai carabinieri della compagnia Rione Traiano nel corso dell'incontro di calcio Napoli - Milan per resistenza a pubblico ufficiale. Due diciottenni sono stati sorpresi mentre scavalcavano la recinzione esterna dello stadio per entrare indebitamente in curva B, insieme con un 15enne denunciato in stato di liberta' per lo stesso reato. Un'altra persona di 41 anni, sottoposto al divieto di accesso a manifestazioni sportive e con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in occasione della partite di calcio del Napoli, e' stato sorpreso mentre tentava di accedere in tribuna Posillipo per assistere all'incontro. Tutti gli arrestati sono in attesa di essere processati con rito direttissimo.

Redazione NapoliSoccer.NET - Fonte: ANSA

AGGRESSIONE GALLIANI, Non sarebbero stati gli Ultrà

Non sarebbero stati degli Ultrà ad aggredire il vicepresidente del Milan Adriano Galliani domenica sera, al termine della partita al San Paolo tra Napoli e Milan. Ne è convinta la Digos della Questura di Napoli, che sta indagando sull' episodio. Il vicequestore Antonio Sbordone esclude l'ipotesi che possano essere stati alcuni degli ultras milanisti, presenti in 400 circa a Fuorigrotta, a prendere di mira il dirigente rossonero, ma anche che siano stati gruppi organizzati del Napoli. Si sarebbe trattato invece di alcune decine di tifosi che stavano defluendo dal San Paolo.

sportpeople

21 marzo 2009

Addio ai Nam

 

Si scioglie uno dei gruppi storici del tifo aquilano

Difficoltà interne hanno determinato lo scioglimento del gruppo Nam L'Aquila 1990, storici supporter dell'Aquila Calcio. "Questa decisione", si legge in una nota del gruppo, "presa malinconicamente ma con dignità, è causata dalle molteplici difficoltà negli ultimi anni e dal venir meno di principi e linee di comportamento che hanno contraddistinto la vita dei Nam". Ad aggravare il contesto anche le 14 diffide subite dal gruppo dopo la partita Castel di Sangro-L'Aquila. "Oggi finisce la nostra storia", si legge nella nota, "ma con la consapevolezza che il nostro modo di essere che ci ha sempre contraddistinto rimarrà in eterno. Ricordando i diffidati, sempre e comunque con L'Aquila nel cuore!!"
 

 

20 marzo 2009

Napoli: Cinque ultras condannati

Si è concluso con condanne dai quattro anni e otto mesi ai dieci mesi di reclusione il processo di cinque ultras colpevoli, tra le altre cose, dell’esplosione di alcuni grossi petardi durante Napoli-Frosinone (2/12/2006). L’imputazione principale è estorsione ai danni della Società Calcio Napoli per costringerla a venire incontro alle richieste degli ultras.
www.calciomercato.com

18 marzo 2009

Assalto al carcere di Cagliari, 19 denunciati!

I poliziotti della Digos di Cagliari hanno denunciato 19 tifosi appartenenti al gruppo ‘Sconvolts’ di Cagliari che, il 6 marzo scorso, assieme ad un’altra quarantina di ultras, presero d’assalto il carcere di Buoncammino inscenando una protesta in ricordo del capo curva Giancarlo Monni, gia’ detenuto per reati comuni, e deceduto in ospedale per una polmonite. Diciassette di questi sono pregiudicati. I tifosi, con sciarpe e bandiere e uno striscione con su scritto ‘Giancarlo vive’, avevano fatto alcune scritte con delle bombolette spray sul muro della casa circondariale e sulle auto di alcuni agenti di custodia ritenuti, secondo alcuni slogan scanditi, in qualche modo responsabili del decesso di Monni.

fonte : libero news

Ternana, Che paura al Curi. Parla uno dei 4 tifosi aggrediti domenica a Perugia

Nessuno ci ha difesi

E' ancora scioccato, Alessandro, uno dei 4 tifosi rossoverdi che ha vissuto autentici momenti di terrore, domenica scorsa, all'esterno dello stadio Curi di Perugia. Allora, Alessandro, intanto com'è che vi trovavate a Perugia,visto che la trasferta era off-limit per la tifoseria rossoverde..." Avevamo a disposizione degli accrediti, come altre decine di persone di Terni " . Raccontaci come sono andati i fatti....." Eravamo appena arrivati allo stadio e abbiamo chiesto ad un vigile urbano quale era il botteghino dove si potevano ritirare gli accrediti. Una persona ci ha sentito parlare, evidentemente si è reso conto che non eravamo di Perugia e ha cominciato a seguirci. Noi non riuscivamo a ritrovare questo botteghino per gli accrediti e abbiamo dovuto chiedere altre informazioni ad altri due vigili urbani. Appena ci siamo allontanati dai vigili ci siamo visti circondare da una trentina di ultrà del Perugia, forse erano di più, che hanno cominciato a inveire contro di noi, ci hanno circondato e hanno cominciato a colpirci con calci e pugni. La gente intorno guardava lo spettacolo. I due vigili hanno tentato di fermarli, hanno fatto quel che hanno potuto. Il loro intervento è servito ad allentare l'accerchiamento. A quel punto ci siamo avviati velocemente verso un ingresso ma uno degli ultrà del Perugia mi è corso dietro e mi ha colpito con un pugno violento alla schiena. Io non mi sono nemmeno girato per evitare guai peggiori e ho preferito entrare di corsa allo stadio. Sono stati momenti terribili.Abbiamo avuto una gran paura. Loro erano tantissimi, noi in 4, non potevamo difenderci. In tribuna, vicino a noi, c'erano Papini e Noviello. Dopo abbiamo saputo che la stessa cosa era successa anche a loro." Dentro lo stadio è successo altro? "No, all'interno dello stadio non è successo niente. Anzi con noi gli steward sono stati molto gentili e con i tifosi in tribuna non è successo niente.Anche alla fine della partita non è successo niente". A distanza di 48 ore, Alessandro?..."Dico solo che non auguro a nessuno di trovarsi in quelle situazioni. Sono stati minuti terribili"


fonte: terninrete.it

Trovate spranghe prima di Novara-Pro Patria

fonte: varesenews.it

Clima poco tranquillo a Novara come a Busto Arsizio, anche se per motivi diversi, intorno al mondo del pallone: nella città lombarda a tenere tutti sulla corda sono le vicende societarie e i movimenti del duo Zoppo-Tonellotto da una parte, della "cordata" pronta a subentrare ma non ancora uscita allo scoperto dall'altro.

Domenica al "Silvio Piola" i piemontesi e la Pro Patria si sono affrontati per un match "caldo" e sentito come il derby del Ticino. Al di là del risultato del campo, negativo per i tigrotti, all'esterno tirava brutta aria già prima della partita. A conferma, la Questura di Novara riferisce oggi, martedì, che prima dell'inizio del match gli agenti in servizio, perlustrando una zona nota come ritrovo delle frange più estreme del tifo locale, hanno rinvenuto spranghe in legno ed in metallo nonché fumogeni e petardi. Tutto il materiale era nascosto dietro un cespuglio, «in modo» spiega la Questura novarese «da essere prontamente utilizzabile in caso si fosse pervenuti allo scontro con l’opposta fazione. Del resto, durante il pre-partita una ventina di ultras del Novara hanno cercato di recarsi nella zona di accesso allo stadio riservata ai tifosi ospiti con l’evidente intento di passare alle vie di fatto con questi ultimi». E solo la presenza della polizia in servizio di ordine pubblico ha impedito guai peggiori. Con tutto ciò resta chiaro che la gran parte dei tifosi del Novara, così come i bustocchi, si comporta correttamente come sempre ha fatto: l'invito dalla Questura è ad isolare i violenti.

Non è tutto qui purtroppo, perchè sempre prima del fischio d'inizio l'ex team manager biancoblu Beppe Gonella era stato picchiato da esagitati supporters locali che gli hanno fra l'altro rotto gli occhiali. Conseguenze non gravi per lui dal punto di vista fisico, grazie al cielo, ma il gesto resta assolutamente esecrabile.

17 marzo 2009

Inter: tribunale riesame: «Gli ultrà interisti devono andare subito in carcere»

ilgiornale.it

Devono andare in carcere AT e FT, i due fratelli che sono da anni tra i leader delle frange più violente (e dichiaratamente neofasciste) della tifoseria interista. Lo ha deciso ieri il tribunale del Riesame: gli episodi di violenza di cui i due si resero protagonisti l’11 novembre 2007, durante il corteo di protesta per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, sono di tale gravità che secondo il tribunale solo il carcere può mettere i due ultrà in condizione di non nuocere.
I due erano stati identificati, insieme ad altri otto militanti della Curva Nord, dai carabinieri del Nucleo informativo al termine di una indagine lunga e meticolosa. Il pubblico ministero Piero Basilone aveva chiesto per loro la custodia in carcere. Invece il giudice preliminare Gloria Gambitta, pur ritenendo evidenti gli indizi di colpevolezza, aveva ritenuto che fosse sufficiente l’obbligo di presentarsi periodicamente in commissariato a firmare l’apposito registro.
La decisione della dottoressa Gambitta aveva sollevato qualche perplessità perché gli episodi contestati al gruppo capeggiato dai fratelli T - e ritenuti provati dallo stesso gip - erano decisamente gravi. Il corteo non autorizzato aveva preso di mira prima un commissariato, poi la sede della Rai di corso Sempione, infine aveva dato l’assalto alla caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti, cercando di sfondare il portone con un ariete e di incendiare la mensa lanciando candelotti.
Il pm Basilone aveva presentato ricorso e il tribunale lo ha accolto. Ora i fratelli T per non finire a San Vittore devono sperare nella Cassazione.

COMUNICATO STONED AGAIN PERGO 1985

Comunicato dei tifosi del Pergocrema che ringraziano per l'accoglienza ricevuta
Con queste poche righe gli Stoned Again Pergo tengono a ringraziare sentitamente
la Curva Sud Benevento per la splendida accoglienza riservata fin dalla serata di sabato
e continuata in maniera impeccabile per tutta la giornata di domenica.
Il nostro gruppo si ritiene pertanto orgoglioso dell'amicizia instaurata con gli Ultras beneventani,
dimostratisi animati da valori comuni di altissima qualità e soprattutto di una disponibilità fuori dal comune
in ogni frangente della nostra lunga ma fantastica trasferta in Campania.
Augurando massima fortuna ai rappresentanti della Curva Sud sannita e alla squadra giallorossa,
auspichiamo che questa magnifica esperienza non rimanga isolata e promettiamo fin da ora
appoggio alla curva beneventana.

MASSIMO RISPETTO PER GLI ULTRAS BENEVENTO

STONED AGAIN PERGO 1985

14 marzo 2009

Roma-Napoli, assalto al treno: Indagine archiviata

Grazie al servizio “La Bufala Campana”  mandato in onda da a Rai News 24, la Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sull’assalto al treno che avrebbe condotto i tifosi del Napoli a Roma per la prima  di campionato.  I giornalai che scrivono sulla carta stampata del nostro miserabile paese, unitamente con gli sciacalli dei tg, dedicarono risalto all’accaduto, parlando di violenze ai danni dei passeggeri del treno, costretti a scendere dai vagoni dai tifosi napoletani. Non solo, presero per Vangelo le dichiarazioni di Trenitalia, che  quantificò i danni in 500mila euro.  Risultato:  il Ministro degli Interni, leghista,  Maroni vietò le trasferte ai tifosi del Napoli per l’intero Campionato, limitazione tuttora in corso.

La polizia giudiziaria,ispezionò in seguito  i 4 vagoni dannaeggiati  del treno Napoli-Torino, valutando i danni in soli 4.500 euro.

Il Magistrato Ardituro pone dunque l’accento sulle “responsabilità organizzative a carico di Trenitalia che ha rifiutato l’allestimento di un treno speciale, limitandosi ad indicare i normali treni in viaggio tra Napoli e Roma”. Una condotta definita “superficiale e deresponsabilizzante”.
Rimproverato da Ardituro anche l’ Osservatorio. Quest’organo consultivo sempre pronto ad indicare le partite a rischio, impedendo di fatto le trasferte anche delle tifoserie di 3a categoria,  in quel caso si dimenticò di una partita tra scapoli e ammogliati: Roma – Napoli,  autorizzando la trasferta più pericolosa d’Europa! 

Il Casms, organo che rende escutive le indicazioni dell’Osservatorio è  “gestito”  dai  Servizi Segreti, escludendo l’ipotesi che i nostri 007 possano essere  tifosi del Napoli, perchè mai avrebbero autorizzato questa trasferta?

Non facendoci tentare dai soliti complottisti e ci allineiamo col pensiero dell’Ainc (associazione Napoli Club) che  “ritiene non utile individuare le responsabilità di chi ha voluto creare un can can mediatico assolutamente sporoporzionato e fazioso rispetto a ciò che realmente è successo. Necessario è dare, a nostro avviso, la possibilità ai tifosi azzurri di potere tornare a seguire le trasferte della squadra. Condizione necessaria per ristabilire un clima di non esclusione come è avvenuto. finora. Chiediamo che cadano veti e pregiudizi e che non si applichi la mano pesante sempre e solo nei nostri confronti”
Non sappiamo se sia possibile promuovere una  class action nei confronti di Trenitalia e Ministero degli Interni, ma non sarebbe una cattiva idea. Potrebbe portare ad un riconoscimento dei danni morali, di immagine ed economici subiti da Napoli, dal Napoli calcio, dai tifosi azzurri e dai napoletani tutti.

13 marzo 2009

Intervista a Spaccarotella…allora esiste davvero?

ROMA (12 marzo) – «Un malaugurato incidente». L’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, per la prima volta si è presentato ai giornalisti per rispondere alle loro domande nello studio del suo avvocato ad Arezzo. Durante l’incontro Spaccarotella ha tenuto per mano la moglie e si è visibilmente commosso in più occasioni. «Dai mass media – ha detto – mi sento già condannato, ma aspetto l’esito del processo». «Ho sparato per sedare una rissa». «Evidentemente tutti i tentativi che sono stati fatti per far smettere quello che stava succedendo sono stati vani» ha detto Spaccarotella a chi gli chiedeva perché abbia estratto la pistola. Al Tg1 ha detto che è stato «un malaugurato incidente». Spaccarotella riferendosi ad alcuni sassi e ad un coltello che furono sequestrati nell’area di servizio, ha detto: «Avete visto quello che hanno trovato, non sto qui a raccontare favole». Ma perché invece di prendere la pistola non ha preso una penna per il numero di targa? «Perché la penna non era certo capace di fermare delle persone che se le stavano dando di santa ragione», dice Spaccarotella, dicendo poi che la macchina sulla quale viaggiavano i tifosi «non si stava allontanando». Se tornasse indietro cosa rifarebbe? «Non rifarei quello che ha causato tutto questo». «Il colpo non fu volontario». L’agente ha poi sottolineato che quel giorno quando partì il colpo il suo gesto non fu volontario, ma si trattò di uno sparo partito accidentalmente. Sospeso dal lavoro. Poi, parlando del fatto che è stato sospeso dal lavoro: «All’inizio me lo aspettavo, alla fine l’avrei capito, ora sembra che sia un atto dovuto. Comunque è una scelta del Ministero, io sono un poliziotto e l’accetto». Spaccarotella ha anche detto di avere «ottimi rapporti con i colleghi. Con quelli che erano con me quel giorno – ha aggiunto – non è che ci possa essere tutto questo rapporto». Cordoglio ai familiari. Al giornalista che gli chiedeva se volesse chiedere perdono alla famiglia Sandri, l’agente ha risposto: «Sì, anche se so che non saprei cosa dire. Loro hanno perso un figlio, è stata sicuramente una cosa da me non voluta. Non saprei cosa dirgli». Spaccarotella ha detto che il giorno del funerale di Gabriele provò a far avere alla famiglia Sandri un messaggio di cordoglio: «Ho scritto una lettera al cardinale Tarciso Bertone, segretario di Stato Vaticano». Parlando del messaggio, Spaccarotella ha detto: «È un gesto che ho fatto. Non so quale sia stato il motivo che ha impedito al mio messaggio di cordoglio di arrivare ai Sandri. Non so che dire». Paura degli ultras. «Che abbia paura di ritorsioni mi sembra più che logico – ha detto – Sono una persona normalissima: sono un poliziotto che ha famiglia e più che per me ho paura per loro». «Che gli ultras siano quello che sono – ha risposto Spaccarotella – non c’è bisogno che lo venga a dire io. Lo sapete meglio di me». Quindi, Spaccarotella ha ribadito di aver dei timori riguardo agli ultras. «Per il resto sono tranquillo e fiducioso». «Quel giorno mi sentii male». «So che quel giorno mi sono sentito male per quello che è accaduto. È una cosa che non mi sarei mai aspettato nella mia carriera, che non avrei mai voluto che succedesse». Riguardo il super testimone che lo avrebbe visto sparare e su cui si basa la ricostruzione dell’accusa Spaccarotella ha detto: «Onestamente parlando, il mio racconto e il suo non sono molto differenti». Secondo la versione fornita da Spaccarotella, il colpo sarebbe partito per sbaglio mentre correva impugnando la pistola. Fratello Sandri: parole stucchevoli. «Sono dichiarazioni stucchevoli, rimango esterrefatto». Così Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, ha commentato le dichiarazioni dell’agente. «Ad un anno e quattro mesi di tempo, nel corso dei quali non si è fatto mai vivo, si presenta in televisione quando è a ridosso delle udienze processuali e questo denota la statura del personaggio – ha aggiunto Cristiano Sandri – A noi non è giunto alcun suo messaggio, la sua è una captatio benevolentiae, una strategia difensiva. Noi saremo al processo e sono sicuro che saranno accertate tutte le responsabilità senza nessuna reticenza». Secondo la tesi della difesa, Spaccarotella avrebbe estratto la pistola sparando un colpo in aria vedendo che dall’altra parte dell’Autostrada era scoppiata una rissa, e non riuscendo a sedarla con il solo utilizzo delle sirene e di un colpo sparato in aria. La pallottola che raggiunse Sandri, sempre secondo la difesa, sarebbe sfuggita a Spaccarotella mentre correva lungo la corsia autostradale.

Fonte : il Messaggero

12 marzo 2009

Cremona dice basta!

il comunicato apparso su http://ultrascremona1999.wordpress.com/


LIBERO CITTADINO!!
CI HANNO TOLTO: BANDIERE, STRISCIONI, TAMBURI, MEGAFONI, OMBRELLI, CINTURE,ACCENDINI,
QUANDO DECIDERE SE E COME ANDARE ALLO STADIO;
SIAMO OMOLOGATI, IDENTIFICATI, diffidati, USATI,
RICERCATI, MANOVRATI DAI MEDIA.
PER ENTRARE SERVE IL BIGLIETTO NOMINALE, SUPERARE I TORNELLI, LE TELECAMERE E GLI STEWARD, ANDARE ALLO STADIO, SPECIE NEL NOSTRO E’ DIVENTATO UN INCUBO.

ORA BASTA!!!
SE VOGLIONO, MEGLIO DIRE, RIVOGLIONO IL TIFO ALLO STADIO, CHE CI RIDIANO LA NOSTRA IDENTITÁ e basta diffidare le persone, non è un gioco, ma la NOSTRA VITA.
Noi DOMENICA non ci saremo

RIVOGLIAMO LE BANDIERE, TUTTI I NOSTRI STRISCIONI, LA NOSTRA IDENTITÁ, LA NOSTRA VOGLIA DI ESSERE LÍ AL NOSTRO Posto.
SIAMO CONSAPEVOLI DI NON ESSERE SENZA ERRORI E DA QUESTO VOGLIAMO RIPARTIRE, CHIEDENDO A TUTTI DI RESTARE FUORI CON NOI, DOMENICA E FINO A QUANDO SERVIRÁ.
NON LASCIATECI SOLI IN QUESTA BATTAGLIA, PERCHE’ NON E’ SOLO NOSTRA, MA DI TUTTI VOI, DI CHI ERA O SI SENTE ANCORA PARTE DI QUESTA CITTÁ, DI QUESTA PROVINCIA E DI SOPRATTUTTO QUESTA CURVA , DI QUESTA TIFOSERIA E DI OGNI singolo individuo.
SE LO VORRANNO SIAMO DISPOSTI A SEDERCI AD UN TAVOLO E DISCUTERE, ABBIAMO DATO TANTO A QUESTI COLORI e qualcosa vogliamo indietro, oltre che essere contrari alla TESSERA DEL TIFOSO.
“CURVA SUD ERMINIO FAVALLI”

Mai un passo indietro.
Art. 21 della costituzione :

“ TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO D’INFORMAZIONE”

SMENTITA UFFICIALE BRAVI RAGAZZI ''NOI RAPINATORI? E' UN'INVENZIONE GIORNALISTICA''

Fonte articolo: TuttoJuve

A seguito dell'articolo pubblicato la scorsa settimana sul quotidiano La stampa e diffusosi in tutto il web, che denunciava l'esistenza di uno stretto e diretto collegamento tra i tre rapinatori di banche arrestati dai Carabinieri ed il gruppo ultras dei ''Bravi Ragazzi'', in esclusiva per Tuttojuve.com è arrivata la secca smentita da parte del responsabile della tifoseria.

Nell'articolo scritto da Angelo Conti si afferma che, secondo i Carabinieri, i tre rapinatori arrestati farebbero parte del gruppo di supporter bianconeri e che i relativi bottini ricavati dalle depredazioni servirebbero a rimpinguare il fondo cassa del gruppo, a finanziare le attività e a coprire gli esborsi per le trasferte.
Secondo l'articolo, i 20 colpi sarebbero stati messi a segno prevalentemente in Piemonte ma anche in altre regioni limitrofe. ''I carabinieri del colonnello Nicola Fozzi hanno fatto un buon lavoro indagando su 20 rapine, 14 compiute in Piemonte (prevalentemente a Torino), 3 in Liguria (Albenga, Loano e Savona) e 3 in Romagna (tutte nel Riminese)'' recita il testo dell'articolo.
Nel testo si afferma che tutti i saccheggi servivano a finanziare l'attività dei ''Bravi Ragazzi'': ''le refurtive servivano a pagare i costi delle trasferte ad altre persone e a consentire un alto tenore di vita ai rapinatori''.
I Bravi Ragazzi, che già nell'articolo hanno prontamente preso le distanze dai tre soggetti, non ci stanno e attraverso il loro leader storico smentiscono categoricamente una qualsiasi forma di collegamento diretto tra le rapine e l'attività del gruppo. ''Noi siamo completamente estranei a questa faccenda. Il fatto che un individuo abbia frequentato tempo fa la nostra curva non significa che qualsiasi attività svolga nella sua vita privata sia riconducibile al nostro gruppo di tifosi. Dei quatto arrestati l'unico che conosco, come ho già affermato a La Stampa, è Gino Facchino. Ha fatto parte dei Bravi Ragazzi un anno e mezzo fa, fino a quando non ha ricevuto una diffida per motivi di daspo e siamo stati obbligati ad allontanarlo dal gruppo''.

''Questi tre ragazzi non li abbiamo mai sentiti nominare e sinceramente, se davvero trattasi ultras come si dice, ci viene da pensare che che lo siano di altre squadre, perché allo stadio con noi non si sono mai visti. Ripeto, l'unico che faceva parte più di un anno fa del nostro gruppo era Facchino, ma anche lui, a dire il vero, all'epoca spesso non seguiva la squadra in trasferta'' - ha affermato il leader storico del gruppo.

L'articolo parla di una refurtiva totale che si aggira intorno a 150.000 euro. ''E' ridicolo. Se davvero disponessimo di cifre del genere, con molto meno acquisteremmo un pulmino per spostarci e non continueremmo a prendere multe ai caselli perché spesso sprovvisti del contante necessario. Noi le trasferte ce le finanziamo per fatti nostri''.

Accuse pesanti da parte della carta stampata: realtà, complotto o pura e semplice strumentalizzazione mediatica? Se le accuse fossero davvero inventate, perché e da chi sarebbero state mosse? Il leader del gruppo ha una idea ben precisa. ''Spesso l'invidia può fare brutti scherzi. Un'accusa ben precisa e rivolta al momento giusto può essere raccolta ed elaborata ad hoc da qualsiasi cronista. Una sorta di invenzione giornalistica, ma stimolata da qualche testimonianza. Posso anche pensare che qualche frangia di tifosi bianconeri diversa dalla nostra possa avere sollevato certe accuse. Ripeto, spesso l'invidia e la gelosia possono portare anche a questo''. Invidia e gelosia i moventi più accreditati per le ingiurie rivolte al suo gruppo. L'intervistato crede anche in una seconda possibilità: ''A seguito di queste accuse, abbiamo parlato con alcuni membri del corpo della DIGOS che ci hanno confermato che da parte loro non è stata aperta alcuna indagine in merito. Nonostante ciò, possiamo altresì pensare che un membro del gruppo dei rapinatori, con l'intento di discolparsi in parte dalle accuse, possa aver dichiarato ai Carabinieri che le rapine servissero a finanziare il nostro movimento. E' una possibilità remota, peraltro probabile''.

Un altro importante elemento scagionerebbe il gruppo di supporter dalle accuse mosse nei loro confronti: ''Tutti i componenti del gruppo che fanno parte del direttivo devono necessariamente essere iscritti ad una lista che consegnamo settimanalmente alle autorità competenti e alla società. In nessuna di queste liste compare il nome di quei signori. Ripeto ancora, un anno e mezzo fa uno di loro frequentava il nostro gruppo e forse è davvero l'unico collegamento che abbiamo con queste persone. Sono pronto anche a scommettere che gli altri nomi non compaiono neanche tra i biglietti nominativi emessi dalla società e venduti al pubblico. Noi non siamo delinquenti. Andiamo tutti a lavorare per mantenere le nostre famiglie ed il calcio è per noi una passione che ci autofinanziamo. Durante la scorsa intervista realizzata con voi, neanche a farlo apposta, ho spiegato il modo in cui ''tiriamo avanti'' e quali difficoltà economiche dobbiamo affrontare in questi ultimi periodi. Siamo indignati e procederemo per vie legali perché venga redatta una smentita da parte degli organi di informazione che hanno pubblicato questa falsa notizia. E siamo pronti anche a querelare gli interessati. Su tutti i telegiornali nazionali il nostro simbolo è stato associato alle attività illegali compiute da dei delinquenti che non hanno nulla a che fare con noi, e la cosa francamente non ci sta per niente bene. La nostra immagine è stata danneggiata e la cosa potrebbe inficiare le nostre vite private. Io sono un consigliere comunale e questa accusa per me è stata un duro colpo. Noi siamo tutti lavoratori, e non criminali. E nel caso remoto che davvero qualcuno che segue la Juve commette qualche azione che va contro la lopegge durante la sua vita privata, sicuramente non è giusto che ne risponda il gruppo. Soprattutto se questo qualcuno, con noi, non ha nulla a che vedere..''

11 marzo 2009

Tessera del tifoso: una gran rottura di Maroni


Il ministro degli interni, Roberto Maroni è stato chiaro: dalla prossima stagione la tessera del tifoso “sarà obbligatoria” per mettere piede in uno stadio. Ma ci sono ancora grossi problemi: i club (tranne Milan e Inter) si muovono con estrema lentezza e i tifosi, moltissimi tifosi, hanno già fatto sapere che non ne vogliono sapere. Temono un’altra misura di polizia, di essere ancora più schedati dalle questure. E’ così? Di sicuro ci sono grosse difficoltà nell’attuazione, e ancora carenze di legge. Norme che si prestano a troppe interpretrazioni, e dovrebbero essere chiarite. L'”avvocato degli ultrà“, così è stato battezzato ormai da tempo, si chiama Lorenzo Contucci. Lavora a Roma e conosce bene, avendolo frequentato, il mondo delle curve: difende laziali, romanisti, napoletani, ha difeso anni fa anche i livornesi. Ecco il suo parere sulla tessera del tifoso: “I tifosi non la vogliono e in effetti la legge è troppo generica: non si consente a chi ha già pagato la propria colpa, a chi ha scontato la pena, di poter andare alla stadio. Perché?”. Il Milan era stato il primo a fornire ai suoi tifosi (quasi 80.000) la tessera: frettolosamente in un primo tempo (tanto che erano state consegnate le tessere “cuore rossonero” ad una ventina di tifosi che il Daspo lo avevano addirittura in corso, e questo, sinceramente, ci sembra assurdo). Ma ora il Milan ha inviato una comunicazione, una “raccomandata a-r”, ai suoi tifosi sostenendo che la tessera cuore rossonero non vale più per chi ha scontato una diffida in passato. E ora che deve fare? Restituire la tessera, rinunciare alle partite in casa come in trasferta. Chi ha avuto il Daspo non potrà quindi avere la tessera del tifoso, anche se ha scontato la diffida, e magari è stato successivamente assolto nel processo. Proprio così. L’articolo 9 delle legge Amato n. 41/2007 spiega infatti che non si possono vendere “titolo di accesso” (biglietti, abbonamenti, quindi) a soggetti “che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’articolo 6 delle legge dicembre 1989, n.401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive”. In base a questa legge insomma, migliaia di tifosi rischiano dalla prossima stagione di non poter mai più mettere piede in uno stadio. In pratica, i tifosi sostengono che si tratta di una “diffida a vita”. La materia è molto controversa: sul sito dell’Osservatorio si parla peraltro di “Daspo in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi cinque anni”. C’è grande sconcerto, insomma. Ma che fanno le società di calcio? Stanno zitte: se ne fregano dei loro tifosi-clienti. E la Figc e la Lega Calcio? Perché non chiedono un chiarimento, un incontro al ministro Roberto Maroni e al capo della polizia Antonio Manganelli? Che succederà la prossima stagione? Le cose negli stadi sono migliorate, è vero perché ora c’è meno violenza, meno razzismo: è finita (speriamo) l’emergenza ma non bisogna scoraggiare la gente per bene . Andare a vedere una partita rischia di diventare un calvario. In qualche caso già lo è diventato. I club dovrebbero stare dalla parte dei loro tifosi. Dovrebbero, appunto. E non pensare solo a spremerli come limoni. (Repubblica.it)

TORINO: TIFOSO CHELSEA AGGREDITO DAVANTI A STADIO PRIMA DI PARTITA CON JUVE

(Adnkronos)

Un tifoso del Chelsea e' stato aggredito questa sera, fuori dallo stadio olimpico di Torino, prima dell'inizio della partita di ritorno per la qualificazione ai quarti di finale di Champions League tra la Juventus e la squadra inglese.

L'uomo, secondo le informazioni raccolte dalla polizia, e' stato aggredito da un gruppetto di 3 o 4 tifosi bianconeri che sono poi fuggiti e gli investigatori analizzeranno ora i filmati delle telecamere di sicurezza per tentare di identificarli. Il supporter del Chelsea ha riportato una lieve ferita alla fronte.

CALCIO: JUVE-CHELSEA; FERITI E CONTUSI PRIMA DELLA PARTITA

(ANSA).

Il tifoso ferito al gluteo nelle scaramucce scoppiate fuori dallo stadio prima della partita è di nazionalità inglese. Un suo connazionale è stato accoltellato al fianco; la lesione, comunque, è giudicata di lieve entità. All’interno dell’Olimpico un supporter bianconero è rimasto contuso da un seggiolino scagliato da un esagitato. La Digos, infine, sta vagliando la posizione di un inglese, ubriaco, che prima della partita, in strada, aveva importunato alcuni passanti. Come si è appreso da fonti della questura i tifosi del Chelsea che hanno seguito la partita sono stati 1.495.

9 marzo 2009

Torino-Juventus: il derby della tristezza

Vincenzo Abbatantuono ci racconta il “suo” derby di Torino…

1. Il calcio moderno nelle sue manifestazioni professionistiche, A e B, è ormai un malato agonizzante. Business, repressione, autoreferenzialità hanno minato alle fondamenta un maestoso edificio costruito negli anni Settanta e Ottanta da migliaia di ragazzi in tutta Italia. Ieri sera a Torino ho assistito probabilmente al mio ultimo derby, dal momento che neanche la nostra vittoria mi ha restituito quelle emozioni che solo le antiche torciate, gli striscioni bastardi di sfottò e i colori della rivalità più accesa hanno più cittadinanza in questi lugubri stadi del XXI Secolo.

2. Sono entrato come striscionista, cosa che faccio raramente, forse una volta all’anno, giusto per verificare lo stato dell’arte di questo calcio fin nei preliminari sconosciuti al grande pubblico. I controlli della Digos sono sempre più invasivi, la diffidenza reciproca con le fdo a livelli di tensione altissimi, il neoproibizionismo di cui parla un bell’articolo dell’ Espresso di questa settimana francamente parossistico e insopportabile. E’ tutto proibito, decine di poliziotti che ti scrutano ai raggi X, foto, telecamere, gesti, una paranoia securitaria che rispecchia pienamente il clima di paura che respiriamo a pieni polmoni. Il governo taglia i fondi alla Polizia, la Polizia si sfoga contro le Curve, così ci dimentichiamo chi e come crea seriamente problemi alla nostra convivenza civile. Che poi un Parlamento pieno di inquisiti, condananti in primo e secondo grado o addirittura in via definitiva ordini alle divise blu la tutela della legalità, questo è un altro paio di maniche.

3. Qualcuno ha attaccato donne indifese intorno allo stadio e non parlo di ragazzini a digiuno di mentalità ultras ma di gente che dovrebbe averne la pancia piena. Mi chiedo se a causare i nostri mali non siamo noi stessi sempre più spesso. A chi giova poi far esplodere una bomba-carta se non ad infoltire l’elenco già lungo di diffidati e a scavare un solco ancora più profondo tra noi e e il resto del mondo? Quante energie si sprecano con questi atti di isolato e sterile ribellismo?

4. Ho parlato con tanta gente, ultras di specchiata onestà e lealtà, gente che ha dato la vita per i propri colori, per la reputazione del gruppo, mica piccoli fans. Ci siamo scoperti a pensare tutti la stessa cosa e cioè che questo calcio non ci meriti più. Siamo ormai sempre di più a fare i conti con lo spaesamento, l’estraneità morale da questo circo di affari e aggressioni mediatiche e alla ricerca di dimensioni più umane. Voglio, vogliamo tornare a sentire l’odore dell’erba, i tacchetti sulle tibie, gli spalti di cemento, gli insulti di una volta agli arbitri, un calcio pane e salame ( per me frittata, grazie ) che in serie A non esiste più. L’esodo è già cominciato e io ci voglio essere.

5. Ho tanti amici granata e sapete che non vomito infamità sui torinisti se non per scherno rituale. Rispetto gli ultras granata perchè non è facile sostenere una squadra come il Toro in balia del primo avventuriero che seduce e distrugge. Ieri la Maratona era ai minimi storici di intensità e se la Maratona è così in un derby vuol dire che siamo messi tutti male. Se non è il canto del cigno degli ultras italiani poco ci manca.

Fonte : Ultrasblog

Muore in cella il capo degli ultras e la curva va all’assalto del carcere

ilgiornale.it

Hanno voluto «ricordare» il loro capo ultras, morto di broncopolmonite, tirando sassi e inveendo contro gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Cagliari, dove si trovava recluso. Quasi una sommossa urbana accaduta venerdì sera davanti alla casa circondariale di Buoncammino, nel centro del capoluogo sardo. Una sessantina di Sconvolts, il gruppo più numeroso della tifoseria del Cagliari calcio, ha deciso di radunarsi all’esterno delle mura del carcere e ha cominciato a gridare e intonare cori di insulti contro le guardie, che hanno dato subito l’allarme.
All’origine della protesta, la morte di un loro capo tifoseria, Giancarlo Monni, 35 anni, avvenuta nei giorni scorsi dopo che l’uomo era stato trasferito in ospedale dalla sua cella. Secondo la perizia necroscopica, non ci sono però dubbi: Monni è deceduto a causa di una broncopolmonite, ma per gli amici ultras potrebbero aver inciso negativamente sulla sua salute le condizioni di vita all’interno del carcere. Già domenica scorsa, allo stadio Sant’Elia, durante la partita tra Cagliari e Torino, gli Sconvolts avevano voluto ricordare il loro capo con uno striscione in curva Nord, con la scritta «Giancarlo vive».
Venerdì, però, dopo essere usciti dalla loro sede storica nel quartiere popolare di Marina, hanno deciso di riunirsi sotto le mura Nord del carcere, dove di solito gli agenti parcheggiano le proprie automobili, e di protestare duramente. L’intervento della polizia e della Digos ha permesso che la situazione non degenerasse, anche perché ormai la tensione stava crescendo incredibilmente. Dal gruppo di tifosi è partita una sassaiola e molte pietre sono finite all’interno del cortile di Buoncammino. Poi sono spuntate bombolette, con le quali sono state imbrattate diverse vetture di operatori religiosi, di agenti e secondini in sosta. Dalle torrette del carcere è allora scattato l’allarme, mentre dalla Questura di Cagliari è partito l’ordine di tenere sotto stretto controllo la situazione: sul posto sono arrivate diverse pattuglie della Squadra mobile ma anche della Digos che hanno fronteggiato (fino a quando non si sono allontanati da soli) i tifosi più scalmanati. Secondo alcune indiscrezioni, la Digos inoltre avrebbe filmato diversi protagonisti della protesta. Nessuno però sarebbe stato fermato o identificato, ma in Questura sono sicuri che molti volti conosciuti salteranno fuori dalle immagini registrate anche dalle telecamere collocate in diversi punti dello stesso carcere. Se saranno identificati, i tifosi rischiano la denuncia per minacce e danneggiamento. Sono ancora in corso le indagini per risalire agli organizzatori della protesta. Non si è fatta attendere la dura reazione dei sindacati della polizia penitenziaria: «Il dolore per la morte di un amico non può mai trasformarsi in rabbiosa ondata di violenza nei confronti di chi con grande sacrificio tenta di garantire sicurezza e umanità nel carcere di Buoncammino», ha scritto ieri in una nota Sandro Dessì, segretario territoriale della Cgil Funzione pubblica.
Comunicato ufficiale Ultras Messina per chiedere l'intervento di imprenditori per l'asta per la cessione del ramo sportivo dell'FC Messina. Ringraziamo anticipatamente tutte le testate che vorranno dare rilevanza alla notizia di una squadra che rischia di scomparire e che fino a due anni fa si trovava in serie A.
Nonostante tutto siamo ancora qui. Ci siamo stati, ci siamo e ci saremo perché il Messina è la nostra fede. Passano gli anni, i calciatori, i presidenti, passano le stagioni ma i colori e la passione che ci accomuna resta intatta, immutata. Sono trascorsi quindici anni da quando, amareggiati dalla triste cancellazione dai campionati professionistici datata 1993, non ci siamo persi d'animo, abbiamo continuato a seguire la nostra maglia nei campionati dilettantistici, fino al ritorno nel ‘98 in C2. Da allora ne abbiamo vissute di emozioni: vittorie, sconfitte, spareggi persi, vinti, promozioni, retrocessioni. Noi sempre presenti: sempre e per sempre. In trasferta, in giro per l'Italia, con la sciarpa giallorossa al collo. Siamo riusciti a coronare un sogno dopo 41 anni, chiamato serie A, riempiendo uno stadio come il San Filippo e facendo conoscere all'Italia tutto il nostro calore. Una piazza orgogliosa, che ha una gran voglia di dimostrare che non è morta, che vuole riprendersi ciò che l'ultima proprietà indegnamente gli ha tolto dopo anni di sacrifici.
Niente ci ha fermato e ancora ci fermerà. Abbiamo gremito prima il Celeste e poi il San Filippo, con il nostro incitamento, nei momenti felici e in quelli difficili, come questo. Dopo le tristi vicende di questa estate, con la mancata adesione al Lodo Petrucci che avrebbe potuto almeno garantirci la serie C2, con l'iscrizione dell'Fc Messina in quinta serie e il successivo fallimento della società, dovuta ad una gestione oscena e priva di ogni logica del Gruppo Franza, ci ritroviamo nuovamente ad un bivio. La prima asta per la cessione del ramo sportivo d'azienda, bandita dalla curatela che in questi ultimi mesi ha diretto la gestione sportiva e amministrativa del club, è andata deserta. Venerdì prossimo, 13 marzo, sarà l'ultimo appello. Se nessuno si farà avanti, il curatore fallimentare dovrebbe sospendere l'esercizio provvisorio e ritirare la squadra: mettendo un punto definitivo sulla storia dell'FC Messina. Per questo lanciamo un appello a tutti gli imprenditori locali, nazionali e perfino internazionali, affinché, dando fiducia ad una piazza da sempre riconosciuta in tutta Italia per la sua passione, qualcuno decida di investire rilevando una società che fino a due anni fa si trovava in serie A.
Noi, orgogliosi e fieri, continueremo a sventolare la nostra bandiera, consapevoli che le emozioni, a volte, possono buttare il cuore oltre l'ostacolo o oltre il portafoglio. In serie D, tra tante contraddizioni, siamo andati a Rosarno, a Pozzuoli, a Caltanissetta. Anche questa domenica saremo a Castiglione per incitare i giovani atleti che attualmente vestono la maglia giallorossa con impegno. Una formazione che da quando siamo tornati allo stadio è riuscita ad inanellare diversi risultati utili, riportandosi in corsa per una salvezza diretta che sembrava irraggiungibile. È sempre stata questa la forza di Messina e dei messinesi. Stringersi ed unirsi nei momenti di difficoltà. La squadra che diventa un'unica cosa con la tifoseria e vola in alto sospinta dall'entusiasmo. Quell'entusiasmo che oggi è pronto ad esplodere nuovamente, con grande forza e determinazione. Alziamo le braccia in alto in segno di speranza, pronti a far partire un coro per accogliere con ardore un nuovo presidente. Ora o mai più.


CON TE FINO ALL'ULTIMO RESPIRO!"

8 marzo 2009

Cagliari, ultrà muore in carcere , ieri sera assalto degli Sconvolts

Tensione ieri sera davanti al carcere di Buoncammino. Una cinquantina di Sconvolts si sono ritrovati sotto le mura del penitenziario ed hanno inscenato una manifestazione per ricordare un loro amico, Giancarlo Monni, morto la settimana scorsa nel reparto infettivi dell'ospedale Santissima Trinità

Una riunione non autorizzata che ha allarmato le forze dell'ordine: in viale Buoncammino si sono riversate alcune volanti, gli agenti della Digos e della scientifica che hanno vigilato. “Giancarlo vive” . I tifosi rossoblù hanno fatto sentire la loro voce urlando e ripetendo cori per il loro compagno e amico. Ci sarebbe stato anche qualche coretto contro gli agenti della polizia penitenziaria. Poi gli Sconvolts hanno imbrattato con la vernice le auto di alcuni agenti e di operatori religiosi e pasticciato il muro del carcere con alcune scritte, una di queste contro i poliziotti definiti secondini. Poi il gruppetto si è allontanato senza creare alcun problema. Nessuno è stato fermato o identificato e, a parte qualche momento di apprensione, non è accaduto nulla.
Dura la reazione dei sindacati della Polizia penitenziaria. ''Il dolore per la morte di un amico non può mai trasformarsi in rabbiosa ondata di violenza nei confronti di chi con grande sacrificio tenta di garantire sicurezza e umanità nel carcere di Buoncamino'', ha scritto in una nota Sandro Dessi, segretario territoriale della Cgil Funzione pubblica. ''Stigmatizziamo gli episodi accaduti che consideriamo incivili, esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime e invitiamo l'Amministrazione penitenziaria a farsi carico dei danni subiti dagli operatori''.


materialeultras.forumfree.net

7 marzo 2009

Parma, una bandiera per amica.

Anomalie e contraddizioni. Il calcio moderno non sembra poterne fare a meno, soprattutto in materia di tifo. E a Parma ne sappiamo qualcosa dato che negli ultimi anni è successo un po’ di tutto, compresa la tragica morte di Matteo Bagnaresi. Divieti di trasferta, tessere del tifoso, tornelli, steward, biglietti nominali, striscioni censurati, diffide e telecamere a circuito chiuso. La lista dei provvedimenti anti-violenza è lunga e articolata, ma i risultati non sono eccellenti, perchè malgrado la dimunizone degli scontri tra tifoserie e forze dell’ordine, il malessere continua ad essere vivo e soprattutto gli stadi italiani assomigliano a delle gabbie di massima sicurezza. Brutture di un calcio che preferisce la linea della repressione a quella del dialogo, diementicando colpevolmente che al centro di tutto ci sono i tifosi. Perchè il calcio è dei tifosi e delle loro tradizioni. Giusto punire chi trasgredisce alle regole, ma sarebbe giusto premiare anche chi coltiva la cultura del tifo sano e genuino; quello da tramandare ai bambini e alle loro famiglie. E allora proviamo a spedire al Casms. il comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive, l’ennesima cartolina da Parma, sperando che oltre ai divieti e alle punizione (giuste o sbagliate che siano), una volta tanto ci sia spazio anche per i premi e i riconoscimenti. Sì, perchè l’iniziativa promossa da Settore Crociato che andrà in scena domani nella curva Nord dello stadio Tardini non deve passare inosservata: “Una bandiera per amica” quinta edizione. Di cosa si tratta? Ingresso gratuito per i bambini accompagnati da un genitore, la maglia crociata in regalo (offerta dallo sponsor Erreà) e un animatore provvederà a truccare i visi dei bambini di giallo e blu. «Lo scopo della proposta – spiega Settore Crociato – è di contribuire ad alimentare, nelle nuove generazioni, il senso di appartenenza alla squadra di pallone che rappresenta la nostra città e a riportare le famiglie nel settore più popolare dello stadio, la curva, facendo crescere e arricchendo una sana e spontanea cultura del tifo». A tutto questo bisogna aggiungere che gli under 14 grazie al Parma Fc, possono entrare gratuitamente allo stadio, se accompagnati da un adulto pagante (o abbonato). Inoltre mercoledì è stato stipulato un accordo tra Comune e Parma Fc che permette a tutti i dipendenti comunali di accedere allo stadio a solo 1 euro. Scusate se è poco. La passione dei tifosi non ha limiti. Una passione tutta gialloblù che parte dalla curva Nord e si espande in tutto lo stadio. Una spinta non indifferente per tornare in serie A. Quelli del Casms dovrebbero pensarci a lungo e capire che il dialogo e la valorizzazione di queste idee sono l’unica strada percorribile per trasformare gli stadi da gabbie in luoghi di divertimento per ogni età.

FONTE : Lungoparma su UltrasBlog

6 marzo 2009

Raciti ucciso da una Jeep?


L’ispettore Raciti ferito da una jeep. Il Tribunale: “Atto non ammesso” Non farà parte del processo per la morte dell’ispettore di polizia un’intercettazione ambientale nella quale si parla di un testimone che avrebbe visto un fuoristrada con lo sportello aperto fare manovra e colpire un poliziotto CATANIA – Non farà parte del processo per la morte dell’ispettore Filippo Raciti un’intercettazione ambientale nella quale si parla di un testimone che avrebbe visto una jeep con lo sportello aperto fare manovra e colpire un poliziotto la sera del 2 febbraio del 2007 durante il derby Catania-Palermo. Lo ha deciso il Tribunale per i minorenni etneo davanti al quale si celebra il processo a Antonino Speziale. La richiesta era stava avanzata dai legali dell’imputato e riguarda un colloquio avvenuto il 16 febbraio del 2002 nel carcere di piazza Lanza tra un giovane arrestato in seguito ai disordini scoppiati fuori dallo stadio Massimino e i suoi genitori. Stamane il padre del ragazzo è stato sentito dai giudici ma ha detto di avere riferito una notizia appresa de relato e per questo i giudici non hanno ammesso alcun atto. L’avvocato Giuseppe Lipera, parlando con i giornalisti, ha definito l’accaduto “inquietante”. “Ci sono delle persone – ha detto Lipera – che riferiscono determinate circostanze e risulta che nessuno è andato a chiedere contezza di queste conversazioni intercettate”. Il processo è stato aggiornato al prossimo 23 marzo.
lasiciliaweb.it

5 marzo 2009

Pescara, violenze ed atti vandalici 21 poliziotti a giudizio.

Scontri tra tifosi di calcio Ventuno poliziotti a giudizio.
PESCARA. Ventuno poliziotti del reparto mobile di Roma dovranno comparire in Tribunale il 23 giugno perchè accusati di avere fatto irruzione il 20 gennaio 2003 in un bar-pizzeria vicino allo stadio di Pescara, colpendo o tentando di colpire alcuni avventori estranei agli scontri fra le tifoserie del Pescara e della Sambenedettese, scoppiati al termine della partita di campionato.Gli agenti di polizia sono stati rinviati a giudizio per lesioni volontarie aggravate, violenza privata, abuso e danneggiamento dal gup del tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine. I poliziotti, secondo l’accusa, avrebbero anche danneggiato arredi e suppellettili del bar.

fonte: Il Tempo

Sambenedettese, il tifoso di casa

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla scoperta di un tifoso della Samb molto particolare, uno di quelli per i quali la passione per la propria squadra non va mai in vacanza, lo accompagna anche quando riposa… nella sua camera da letto. Dove i divieti non possono proprio arrivare. E’ il caso di Roberto Capriotti, classe 1978, ex ultras ma tuttora grande tifoso della Samb che ci ha aperto le porte della sua casa di Porto D’Ascoli per farci vedere la sua stanza usata per contemplare la sua fede rossoblu. Roberto ha iniziato a seguire la Samb nel 1990 e più avanti, precisamente nel 2000 è diventato un ultras entrando a far parte del gruppo dell’Inferno rossoblu. La sua passione man mano si è ingigantita e nel 2005 è giunta nella realizzazione nella sua stanza di un omaggio alla Sambenedettese, riproducendo su parete fino al soffitto stemma, frasi, colori rossoblu, tutto ciò insomma che rendesse la sua stanza un fortino, una testimonianza della sua infinita fede rossoblu. Infatti proprio lui afferma: «Sono fiero di quello che ho fatto e di averlo iniziato nel 2005 quando mio padre, che ora non ho più, mi diede la sua decisiva approvazione», Perché hai deciso di realizzare questa cosa? «Perché il mio gruppo, quello dell’Inferno Rossoblu, si era sciolto e per consolarmi avviai i lavori, munendomi di pennello, vernice e pazienza; ma anche perché come figura nella scritta sul soffitto, “Solo per amore”». Che cosa significa per me la Samb? «La Samb è parte dei migliori anni della mia vita, con essa ho provato da tifoso gioie e dolori» I giocatori ai quali sei più affezionato? «Ne ho amati tanti finchè sono restati con questa maglia (Palladini tuttora presente, Visi, Manari, Criniti, De Amicis, Minuti, Cigarini, Teodorani ecc.), ma i giocatori vanno e vengono, invece i colori rimangono e questi colori (il rosso e il blu) sono la mia passione e ancora oggi mi fanno venire vedendoli i brividi» Un tuo sogno? «Ne ho due ho: uno è quello di rifondare il gruppo dell’Inferno Rossoblu insieme al quale ho passato dei magnifici momenti di aggregazione. L’altro invece è tornare ai fasti di un tempo, alla serie B.>> E’ proprio il caso di dire che Roberto si addormenta e si risveglia immerso nel rossoblu.

Fonte: Sambenedettoggi

2 marzo 2009

"Resoconto di una trasferta"

Fonte: Friuliani al seguito.it

Dopo la bella vittoria casalinga con la Juventus la Nostra Udinese è impegnata questa volta a Napoli, partita importante sia dentro che “fuori” dall’impianto di gioco per i motivi che speriamo tutti conoscano… Anche quest’anno giochiamo in anticipo al sabato con calcio d’inizio alle ore 18.15 per decisione della categoria giocatori che intende così manifestare il proprio disappunto per il caso Mannini-Possanzini.
Visto l’orario di partenza alcuni di noi decidono di “fare serata” con altri ragazzi presenti alla trasferta presentandosi all’ora stabilita per la partenza dopo una nottata di bagordi. Si parte alle 04.30 dallo stadio “Friuli” a bordo di un pullman dove le componenti dei vari gruppi sono equamente ripartite.
Noi ci posizioniamo nella parte bassa del bus a due piani e ci portiamo appresso una buona scorta di birra e l’atmosfera è gioiosa. Uno dei ragazzi del gruppo “buca” l’appuntamento in autogrill. La sveglia non ha suonato o lui non l’ha sentita? Rallentiamo per permettergli di raggiungerci e prendere così parte a questa trasferta. Il ritardatario vola sotto l’occhio vigile dei tutor e il gruppo si ricompatta con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia. Nonostante l’alcool abbondantemente in circolo, si alternano discorsi seri sulla repressione e sulla situazione socio-politica italiana, a scherzi telefonici esileranti, che mettono a dura prova il senso d’amicizia delle malcapitate.
La strada da fare è tanta ma fortunatamente il mezzo dispone di un bagno e questo ci evita di doverci fermare in continuazione. Riusciamo così a mantenere una media di viaggio molto buona. Sono le ore 16 quando giungiamo in vista del capoluogo campano; al casello veniamo fermati dalla Polizia per le solite perquisizioni al pullman, risaliamo biglietto alla mano e siamo di nuovo in movimento. L’adrenalina sale. Siamo in pieno territorio nemico mentre dalla tangenziale notiamo la popolazione locale, contenta e festante per il nostro arrivo(...)!
Arriviamo al San Paolo con un buon anticipo. Scendiamo e già partono i primi cori a risposta dei tifosi napoletani presenti dietro le gabbie del parcheggio ospiti. Dal nulla piove una torcia. Sale la tensione e la Polizia a forza ci obbliga ad entrare in settore; vola qualche manganellata per far capire che l’ambiente sarà ostile su tutti i fronti. Appena facciamo il nostro ingresso nel settore ospiti veniamo accolti con una bordata di fischi.
I nostri vicini della curva “A” non perdono tempo con i “saluti” che verranno riproposti a più riprese fino dopo il triplice fischio dell’arbitro. Manca ancora un’ora all’inizio della partita e ci sistemiamo per bene sotto alla copertura data l’abitudine partenopea di lanciare oggetti di ogni genere. Il San Paolo si presenta con le curve piene e compatte, ma con molti vuoti negli altri settori dello stadio. All’ingresso delle formazioni sul manto verde nelle due curve si vedono diverse torce accese alla faccia delle nuove leggi che, come recita un enorme striscione della “A” (NESSUN COMPROMESSO SEMPRE PRONTI A LOTTARE ME NE FREGO DEL VIMINALE), non destano preoccupazione. Sembra non corra buon sangue tra le due curve; in più di un’occasione ad un coro lanciato di risposta una pioggia di fischi dai dirimpettai... Al momento delle formazioni “all’americana” la curva B scandisce i nomi dei giocatori mentre la A se ne rimane in silenzio ad evidenziare un modo di intendere la vita sulle gradinate diametralmente opposta. Anche quest’anno il tifo di casa si dimostra su altissimi livelli: rumoroso e continuo con una flessione al pareggio dell’Udinese. Molti battimani, alcune belle bandiere e una varietà ed originalità nei cori secondi a nessuno. Noi facciamo quel che possiamo sotto il profilo del tifo, siamo in poco più di 40 unità in uno stadio che è una “Bombonera” pertanto non ci dilunghiamo in canzoni lunghe ma puntiamo tutto su cori secchi durante le pause del tifo campano riuscendo a farci sentire qualche volta come confermato dai fischi che riceviamo.
Al 24° il Napoli va in vantaggio con un autogol e 180 secondi dopo raddoppierà, facendo riapparire i fantasmi ai friulani presenti... Sembra già lontana nel tempo la prestazione di mercoledì, con la quale i ragazzi avevano avuto ragione dell’odiata Giubentus. Non facciamo in tempo a sconfortarci che cinque minuti dopo un rigore di Di Natale rimette in carreggiata la partita. Mentre noi riprendiamo un pò di tono, i tifosi locali decidono di omaggiarci di una bomba carta che scoppia nel fossato a pochi metri da noi. Troviamo un pò di continuità nei cori ed una manciata di secondi dall’intervallo Quagliarella ci regala il pareggio con un gol di pregievolissima fattura. Arriva l’intervallo. C’è poco tempo per recuperare le energie, comincia a piovere e le squadre sono già di ritorno sul campo. La ripresa vedrà le due compagini molto attente a difendere piuttosto che attaccare.
Al triplice fischio finale la squadra viene a salutarci, noi rispondiamo che è questa la grinta (e la squadra) che vogliamo.
Una nutrita fazione della curva “A” rimasta in settore ad insultarci per alcuni minuti; felici che il nostro odio sia contraccambiato. Veniamo trattenuti in settore per più di quaranta minuti e solo alle 21 saliremo sul nostro pullman. Dopo una sosta per mangiare un boccone riprendiamo la strada di casa; la stanchezza prende il sopravvento su tutti gli effettivi.. vere e proprie prove di contorsionismo per trovare una posizione decente ed arriviamo ad Udine che sono le 8 del mattino. Questa volta però c’è tutta una domenica per recuperare le forze.