22 settembre 2005

Comunicato ufficiale WSB 1981 Ultras Cesena

La sospensiva del Tar del Lazio sembra aver spianato la strada alla Lega Calcio che ora con arroganza afferma “nessun dialogo con i sindaci”. Ma la battaglia non è ancora finita
Il tar per ora ha emanato solo una sospensiva alle ordinanze dei comuni prima del giudizio di merito che avverrà il 29 settembre. Proprio di questo abbiamo parlato con il nostro sindaco che insieme ai suoi colleghi promette di dare battaglia. Qua si parla di una quindicina di Amministrazioni cittadine che devono sottostare agli interessi economici di pochi arroganti affaristi: lega e presidenti.
Coloro che hanno distrutto uno sport, una passione nella quale non ci riconosciamo più. Un calcio finto, corrotto, che ha venduto l’anima alla pay-tv. Se a questo aggiungiamo biglietti nominali, posti numerati, nuovo decreto(MA SOLITA REPRESSIONE)…prendiamo atto che siamo ad un punto di non ritorno. Ci vogliono mettere a sedere e tapparci la bocca. Il loro disegno di uno stadio commerciale pieno di “clienti” da spremere a gadget e pop corn sembra inarrestabile grazie anche al servilismo delle società. Non crediamo ad una sola parola di Giorgio Lugaresi e dei suoi soci… presidenti SOLO DEL PROPRIO PORTAFOGLIO. Coerenti con il nostro credo, continueremo quindi la nostra protesta, pronti a tutto pur di difendere quella passione che ci stanno cancellando con il loro Calcio Moderno. PER QUESTO scenderemo in piazza. La manifestazione in programma per la prima giornata, poi rinviata, si terrà il 24 settembre dalle 16 in concomitanza con Cesena-Avellino.
Fino al 29 settembre la disputa non è chiusa e noi vogliamo lottare fino alla fine, come una partita da lottare fino al 90°. La protesta quindi continuerà anche contro Ternana e Rimini. E’il momento di mettere da parte tutte le incomprensioni e le spaccature che questa situazione ha creato all’interno della nostra curva e MARCIARE INSIEME PER IL NOSTRO DIRITTO DI ANDARE ALLO STADIO. Questa non è solo la battaglia degli Ultras Cesena. Questa è la battaglia di tutti i tifosi del Cesena e di tutti gli appassionati di questo sport, diventato un business senza regole dove i tifosi, quelli veri, non contano niente. A questo proposito ringraziamo lega e società per il derby, di mercoledì alle 18,30, ASSURDO! CREDIAMO CHE DI FRONTE A TUTTO QUESTO, nessuno possa restare in silenzio, entrare in curva e fare il tifo come se niente fosse. Ci appelliamo a tutti i tifosi del Cesena, NON ENTRATE, e unitevi a noi. La nostra è una scelta difficile, forse la più difficile, rinunciare allo stadio, a sostenere il Cesena, ma se non lottiamo ora, non c’è FUTURO.
TUTTI IN CORTEO CONTRO QUESTI POTENTI che se ne fregano dei tifosi, alzeremo la voce per le strade della città della nostra squadra, una città e una tifoseria che non si arrendono!

WSB 1981 ULTRAS CESENA

17 settembre 2005

Ultras, nelle curve non solo calcio Tifosi divisi tra affari e politica

A popolare le curve degli stadi non sono semplici tifosi: dietro gli ultras vi sono spesso interessi affaristici, politicizzazione e anche contatti con la criminalità locale. Tutto questo è quello che è emerso studio elaborato dalla Sezione Tifoserie della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, anche sulla base delle informazioni fornite dalle "Squadre Tifoserie" della Digos di tutt'Italia.

Tutte cose di cui forse già si sapeva ma non immaginando una tale vastità del fenomeno. E soprattuto, se era nota la politicizzazione di alcune curve, meno chiaro poteva essere il loro essere parte attiva nel "business" calcio. Quello che è stato rilevato è "l'esistenza di una fitta rete di rapporti - economici e non - dei club italiani con le società di calcio. E' un dato di fatto - si legge nel documento - che in passato le società sportive abbiano sostenuto e in taluni casi finanziato i gruppi ultras le cui molteplici attività e trasferte richiedono significative e crescenti risorse economiche, che non possono essere colmate solo con l'autofinanziamento ovvero con il tesseramento e la vendita di materiale".

E gli ultras avrebbero fatto di questa abitudine una vera forma di affare: "Al di là delle affermazioni ufficiali - spiega la Direzione Centrale - molti comportamenti delle tifoserie, divenute talvolta massa di manovra da utilizzare nelle scalate societarie e, talaltra, vero e proprio soggetto attivo che persegue autonomamente proprie finalita' anche di carattere extrasportivo". Un fenomeno così accentuato da creare veri e propri conflitti tra gruppi di tifosi legati all'idea primigenia di ultras, duro e puro, e altri più "affaristici", che quasi con il calcio non c'entrano. Lo studio sostiene che "in alcuni casi, addirittura, i confini dello stadio sono stati varcati dai gruppi ultras più inclini all'attivismo violento, che si sono inseriti in situazioni di protesta sociale per assolvere uno strumentale ruolo di 'manovalanza violenta' privo di qualsiasi finalità 'politica' o sportiva".


fonte: tgcom.it

16 settembre 2005

L’esercito dei 74 mila ultras

Segnalate 23 squadre: tutte le loro partite sono a rischio
MILANO — Tifoserie organizzate sempre più politicizzate. Ultras che grazie «ad una fitta rete di rapporti economici e non con le società», approfittando di crisi e debolezze di molte, entrano nel business del calcio gestendo gadgets, biglietti e trasferte arrivando a «condizionare» assetti e comportamenti dei club che pure li hanno finanziati. Fino a diventare, con i loro comportamenti violenti sugli spalti e fuori dagli stadi, «massa di manovra da utilizzare nelle scalate alle stesse società», ma anche soggetti attivi con proprie finalità. Un rapporto della direzione centrale della polizia di prevenzione, basato sull’osservazioni delle «Sezioni tifoserie» durante i campionati 2003-2004 di serie A, B, C1 e C2, traccia la prima fotografia del fenomeno delle tifoserie italiane. Un territorio inesplorato.

DESTRA E SINISTRA— Dei 74.000 tifosi raccolti in 445 gruppi ufficiali, 43.000 (il 59%), secondo la polizia, sono orientati politicamente e fanno parte di 192 organizzazioni. Di questi ultimi, 39 sono su posizioni di estrema destra, 74 genericamente di destra, 22 di estrema sinistra e 57 genericamente di sinistra. I restanti 253 sodalizi non hanno connotazione. In base a questi dati, la polizia ha stilato anche un elenco di 23 squadre le cui tifoserie «hanno evidenziato un profilo politico particolarmente aggressivo» e si «sono distinte per una particolare propensione verso comportamenti violenti »: Ancona, Ascoli, Bari, Cagliari, Cavese, Nocerina, Catania, Cosenza, Genoa, Inter, Lazio, Livorno, Napoli, Parma, Perugia, Pisa, Roma, Savona, Ternana, Torino, Triestina, Venezia e Verona.

LA MAPPA — I club di destra e di estrema destra raccolgono la maggioranza dei tifosi e sono concentrati in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Marche e Sicilia; l’orientamento verso sinistra ed estrema sinistra è egemone solo in Toscana. Al Sud generalmente gli ultras non hanno connotazione. I gruppi di destra sono caratterizzati da un «ideale utopico e romantico» di «fede del tifo», da un «marcata tendenza ad iniziative aggressive» e, talvolta, «da suggestioni razziste e xenofobe». A sinistra, invece, c’è una «vocazione sociale e terzomondista », gli spalti diventano «terreno di lotta», anche sociale, e «strumento per contrastare la fascistizzazione delle curve».
Qui si registra «l’interesse di realtà antagoniste dei centri sociali» e si segnala (Cagliari e Viterbo) «la presenza degli anarco-insurrezionalisti». Ma le divisioni politiche o di campanile possono essere agevolmente superate in nomedel «credo utras» e di un interesse unico (vedi derby Lazio- Roma del 21 marzo 2004 interrotto su richiesta dei tifosi per un presunto, falso, incidente mortale) che, spesso, si materializza nella lotta al calcio moderno, visto come un sistema corrotto che ha sacrificato gli ideali, e i comuni nemici delle forze dell’ordine. ULTRAS — Lo stadio, riflettono gli esperti, a partire dagli anni ’70 è diventato «luogo di aggregazione » per giovani che, in cerca di identità, si richiamavano al modello dei violenti hooligans inglesi. Uno stile teorico presto abbandonato permettendo ad esempio che le donne accedessero alla curva, rinunciando alla violenza gratuita (ma non a quella contro Polizia e avversari) e dotandosi di strutture verticistiche e codici comportamentali.
Il «senso di appartenenza » diventa un dogma. Essere ultras è uno «stile di vita ».


INFILTRAZIONI E AFFARI — Sono di regola le infiltrazioni di soggetti che cercano di fare proselitismo politico sugli spalti.
Ma a mimetizzarsi tra gli striscioni ci sono anche elementi della criminalità, comune e organizzata, specialmente a destra. Tra i supporter di destra albergano anche aderenti a Forza nuova e skin-heads. Tra quelli di sinistra non mancano gli anarco-insurrezionalisti.
In tanti criticano violentemente l’attività affaristica- lobbistica interna. Accusati di questo sono gli Irriducibili della Lazio «avversati dalla maggior parte dei sodalizi». «Negli ultimi anni molte tifoserie hanno accresciuto» la tendenza affaristica» e, in passato, sono state finanziate dalle società calcistiche.


CONTATTI—I gruppi comunicano con internet, radio private e 95 pubblicazioni (fanzine). Anche quelli storicamente nemici. Nel ’95, dopo l’omicidio a Genova di un rossoblu, molti si sono uniti nel «Movimento ultras nazionale» per opporsi alla violenza (pure teorizzata) e a ciò che, trattando il tifoso come consumatore, gli nega un ruolo da protagonista: industria calcistica, pay-tv e commercializzazione del calcio.

UN ESERCITO IN CAMPO — Contro questo stato di cose a ogni partita vengono schierati migliaia di uomini delle forze dell’ordine che, nella stagione 2003-2004, hanno arrestato 281 persone, ne hanno denunciate 1.105, a 733 delle quali è stato vietato di rimettere piede negli stadi.
Mentre a Milano va verso l’archiviazione una delle poche inchieste sul tifo: quella del pm Fabio Roia sugli scontri nel derby Milan- Inter di Champions league, interrotto il 12 aprile per un lancio di oggetti. Giuseppe Guastella
Giuseppe Guastella - Corriere.it