16 settembre 2005

L’esercito dei 74 mila ultras

Segnalate 23 squadre: tutte le loro partite sono a rischio
MILANO — Tifoserie organizzate sempre più politicizzate. Ultras che grazie «ad una fitta rete di rapporti economici e non con le società», approfittando di crisi e debolezze di molte, entrano nel business del calcio gestendo gadgets, biglietti e trasferte arrivando a «condizionare» assetti e comportamenti dei club che pure li hanno finanziati. Fino a diventare, con i loro comportamenti violenti sugli spalti e fuori dagli stadi, «massa di manovra da utilizzare nelle scalate alle stesse società», ma anche soggetti attivi con proprie finalità. Un rapporto della direzione centrale della polizia di prevenzione, basato sull’osservazioni delle «Sezioni tifoserie» durante i campionati 2003-2004 di serie A, B, C1 e C2, traccia la prima fotografia del fenomeno delle tifoserie italiane. Un territorio inesplorato.

DESTRA E SINISTRA— Dei 74.000 tifosi raccolti in 445 gruppi ufficiali, 43.000 (il 59%), secondo la polizia, sono orientati politicamente e fanno parte di 192 organizzazioni. Di questi ultimi, 39 sono su posizioni di estrema destra, 74 genericamente di destra, 22 di estrema sinistra e 57 genericamente di sinistra. I restanti 253 sodalizi non hanno connotazione. In base a questi dati, la polizia ha stilato anche un elenco di 23 squadre le cui tifoserie «hanno evidenziato un profilo politico particolarmente aggressivo» e si «sono distinte per una particolare propensione verso comportamenti violenti »: Ancona, Ascoli, Bari, Cagliari, Cavese, Nocerina, Catania, Cosenza, Genoa, Inter, Lazio, Livorno, Napoli, Parma, Perugia, Pisa, Roma, Savona, Ternana, Torino, Triestina, Venezia e Verona.

LA MAPPA — I club di destra e di estrema destra raccolgono la maggioranza dei tifosi e sono concentrati in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Marche e Sicilia; l’orientamento verso sinistra ed estrema sinistra è egemone solo in Toscana. Al Sud generalmente gli ultras non hanno connotazione. I gruppi di destra sono caratterizzati da un «ideale utopico e romantico» di «fede del tifo», da un «marcata tendenza ad iniziative aggressive» e, talvolta, «da suggestioni razziste e xenofobe». A sinistra, invece, c’è una «vocazione sociale e terzomondista », gli spalti diventano «terreno di lotta», anche sociale, e «strumento per contrastare la fascistizzazione delle curve».
Qui si registra «l’interesse di realtà antagoniste dei centri sociali» e si segnala (Cagliari e Viterbo) «la presenza degli anarco-insurrezionalisti». Ma le divisioni politiche o di campanile possono essere agevolmente superate in nomedel «credo utras» e di un interesse unico (vedi derby Lazio- Roma del 21 marzo 2004 interrotto su richiesta dei tifosi per un presunto, falso, incidente mortale) che, spesso, si materializza nella lotta al calcio moderno, visto come un sistema corrotto che ha sacrificato gli ideali, e i comuni nemici delle forze dell’ordine. ULTRAS — Lo stadio, riflettono gli esperti, a partire dagli anni ’70 è diventato «luogo di aggregazione » per giovani che, in cerca di identità, si richiamavano al modello dei violenti hooligans inglesi. Uno stile teorico presto abbandonato permettendo ad esempio che le donne accedessero alla curva, rinunciando alla violenza gratuita (ma non a quella contro Polizia e avversari) e dotandosi di strutture verticistiche e codici comportamentali.
Il «senso di appartenenza » diventa un dogma. Essere ultras è uno «stile di vita ».


INFILTRAZIONI E AFFARI — Sono di regola le infiltrazioni di soggetti che cercano di fare proselitismo politico sugli spalti.
Ma a mimetizzarsi tra gli striscioni ci sono anche elementi della criminalità, comune e organizzata, specialmente a destra. Tra i supporter di destra albergano anche aderenti a Forza nuova e skin-heads. Tra quelli di sinistra non mancano gli anarco-insurrezionalisti.
In tanti criticano violentemente l’attività affaristica- lobbistica interna. Accusati di questo sono gli Irriducibili della Lazio «avversati dalla maggior parte dei sodalizi». «Negli ultimi anni molte tifoserie hanno accresciuto» la tendenza affaristica» e, in passato, sono state finanziate dalle società calcistiche.


CONTATTI—I gruppi comunicano con internet, radio private e 95 pubblicazioni (fanzine). Anche quelli storicamente nemici. Nel ’95, dopo l’omicidio a Genova di un rossoblu, molti si sono uniti nel «Movimento ultras nazionale» per opporsi alla violenza (pure teorizzata) e a ciò che, trattando il tifoso come consumatore, gli nega un ruolo da protagonista: industria calcistica, pay-tv e commercializzazione del calcio.

UN ESERCITO IN CAMPO — Contro questo stato di cose a ogni partita vengono schierati migliaia di uomini delle forze dell’ordine che, nella stagione 2003-2004, hanno arrestato 281 persone, ne hanno denunciate 1.105, a 733 delle quali è stato vietato di rimettere piede negli stadi.
Mentre a Milano va verso l’archiviazione una delle poche inchieste sul tifo: quella del pm Fabio Roia sugli scontri nel derby Milan- Inter di Champions league, interrotto il 12 aprile per un lancio di oggetti. Giuseppe Guastella
Giuseppe Guastella - Corriere.it