26 novembre 2008

“Rivogliamo i nostri striscioni”. La battaglia della curva della Sampdoria continua

Dal marzo del 2007 è vietato introdurre drappi negli stadi senza l’autorizzazione della Questura. Una misura contestata dal mondo delle curve perché danneggia la cultura popolare del tifo. Domenica i gruppi della gradinata sud della Sampdoria hanno organizzato un corteo in nome della libertà di pensiero.
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Domenica, a Genova, la partita dei tifosi sampdoriani è iniziata ben prima delle 15. Si sono radunati alle 12.30 davanti alla stazione di Brignole e da lì sono partiti in corteo fino allo stadio Luigi Ferraris. C’erano tutte le componenti della tifoseria blucerchiata: tutti i gruppi ultras della gradinata sud, Federclub, anziani, giovani, donne e bambini. In tutto 2500 persone (300 secondo la Questura) che, con cori, fumogeni, megafoni e striscioni hanno attraversato le strade del capoluogo ligure per chiedere di poter appendere il loro nome negli stadi: «Rivogliamo i nostri striscioni». Un problema, quello del divieto di accesso negli stadi di striscioni senza previa autorizzazione, che tocca tutti i tifosi italiani. Di qualunque fede calcistica. Dal più sfegatato che urla in gradinata al più pacato che segue la partita seduto nei distinti. «Questo divieto è inspiegabile – afferma Carlo, vecchio ultras doriano – si richiede un’autorizzazione per far entrare gli striscioni quando è sempre successo che la domenica mattina la polizia controllava tutti gli striscioni che venivano portati dentro lo stadio e sequestrava quelli ritenuti violenti od offensivi». Che poi la polizia non facesse bene il suo lavoro, facendo entrare svastiche e celtiche, è un altro discorso. I tifosi la vedono come una limitazione del loro diritto di esprimersi, ed è anche per questo che in mezzo al corteo di domenica capeggiavano degli stendardi con l’articolo 21 della Costituzione italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». L’anno scorso uno striscione con queste parole del gruppo Ultras Tito Cucchiaroni fu bloccato all’ingresso dello stadio: non era stato chiesto il permesso.
Una limitazione assurda che, emanata dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive sull’onda emotiva della morte dell’ispettore Raciti, non ha altro effetto che minare la cultura popolare del tifo. Niente più tamburi, fumogeni, megafoni, striscioni, niente più coreografie se non preventivamente approvate. Tutti seduti a mangiare pop corn e vedere le ragazze pon pon che fanno i loro stacchetti, un po’ come avviene in America. E’ questo quello che temono i tifosi. Non solo gli ultras, come si cerca di far credere. «Oggi c’erano anche anziani e federclub in corteo – continua Carlo – non solo noi ultras, brutti, sporchi e cattivi. E’ un problema sentito da tutti, perché sono divieti assolutamente incomprensibili, che non mirano a limitare la violenza, obiettivo che personalmente condivido in pieno, ma a disgregare i gruppi di tifosi, annientando il loro modo di essere e il loro modo di tifare». Viene spontaneo chiedersi allora perché fare un corteo a distanza di più di un anno dall’emanazione di questa delibera del marzo 2007: «parlo a titolo personale – prosegue Carlo – ma credo che sia dovuto al fatto che pur avendo portato avanti con coerenza questa battaglia per una anno, non esponendo striscioni, rimanendo fuori dallo stadio per protesta e via dicendo, ci si è resi conto che ormai, a livello di tifoserie, si è rimasti quasi da soli a combattere questa battaglia. Per cui bisognava alzare la testa e un corteo colorato e partecipato è il modo migliore per farlo».
Sul rifiuto delle più anti-democratiche tra le norme anti-violenza, il fronte delle tifoserie italiane ha ceduto già da tempo. Si contano sulle dita di una mano quelle che si ostinano a non portare all’interno degli stadi i loro striscioni. Quasi tutte sono scese a compromessi con l’Osservatorio, presentando regolari richieste d’autorizzazione per far entrare i loro drappi. Da Firenze a Milano, da Torino a Roma, sono sempre di più gli striscioni che vengono esposti col nullaosta della Questura. Ogni striscione che viene appeso è un colpo alla battaglia, non solo ideologica, che altre tifoserie stanno portando avanti contro queste norme. Purtroppo riuscire ad arrivare ad un’unità di intenti tra le varie curve italiane è difficilissimo, troppe le differenze, troppa la politica che serpeggia sugli spalti, troppi di conseguenza gli interessi che vi sono dietro. Il rischio concreto è che chi si oppone rimanga sempre più isolato e che, per non rischiare di sparire, si debba accodare e cedere come gli altri. Ieri il ministro dell’interno Maroni ha ribadito che tutte le norme del pacchetto anti-violenza (dal divieto di trasferta a quello sugli striscioni) «continueranno fino al termine del campionato: sono severe ma funzionano, perché tornare indietro?». Chi ama il calcio e il tifo rumoroso, colorato e goliardico, può solo augurarsi che baluardi di resistenza come gli ultras doriani ma anche quelli di Lecce, Reggio Calabria, Bergamo e Parma, non si arrendano a chi li vuole muti e sprofondati in poltrona davanti alla pay-tv.

25 novembre 2008

Una manifestazione compatta alla ricerca di tempi e valori perduti.

Qualcuno vorrebbe ancora liberarsi del “problema striscioni” definendolo un falso problema: quasi che quel falso problema fosse la proiezione di una speranza, la personificazione di un moto collettivo, destinato a sopravvivere in quella speranza ed in quel sogno. Ma a chi tenta questa operazione di rimozione poco importa sognare: ciò che urge è poter utilizzare una definizione limitativa per affermare in realtà che il “problema striscioni” è dissolto e che le tifoserie di oggi non hanno alcun problema a chiedere la maledetta autorizzazione…
Quindi anche il nostro sogno, per loro e per tutti, non è mai esistito e non potrà mai essere motivo di rivoluzione nelle tifoserie di tutta Italia. Altri, che appartengono ad un genere di persone poco dotate di fantasia e quindi incapaci di tollerare il dolore di una sconfitta, rovesciano sulla manifestazione della Tifoseria Sampdoriana di ieri la loro frustrazione: “poche centinaia che non avevano meglio da fare, con i problemi che attanagliano l’Italia di oggi…“. Altri ancora considerano il problema semplicemente strumentale e come tale lo squalificano invece di apprezzare il coraggio di 2.500 persone ancora innamorate semplicemente dei propri colori…
Non c’erano solo temibili Ultras, ma semplici Sampdoriani, famiglie con i loro bambini, anziani che ancora oggi si chiedono come mai non possono vedere esposti i vessilli che hanno visto per una vita. E, attenzione, le varie categorie di persone presenti al corteo organizzato dai Gruppi della Gradinata Sud perseguono scopi paralleli, ma anche divergenti: obiettivo dei Gruppi è cambiare totalmente i rapporti tra il modo di vedere oggi il Tifo ed una realtà dominata esclusivamente da imperativi economici, mentre lo scopo del semplice tifoso è legato ad un progetto più terra terra, rivedere i propri colori… Per i Gruppi la misura sta nel cambiamento delle coscienze di tutte le tifoserie, per il semplice tifoso sta invece nel ritorno ad una normalità che non è mai stata poi così terribile, come hanno voluto in troppi farci credere…
La manifestazione che da Piazza Verdi ha portato il corteo a snodarsi fino a Via del Piano è stata solo una presa di contatto personale di uomini e donne con una  comunanza di spirito, non certo una pericolosa sedizione per fomentare focolai di rivolta o per organizzare forme di lotta armata. La battaglia per gli striscioni nasce dall’essere Ultras ma alla lunga è destinata ad arrivare ad un momento in cui si dovrà scegliere se fare leva sulla coscienza o sui compromessi. In origine, potevano anche non essere linee in contrasto fra loro, ma in prospettiva diventano concorrenti. E, quando arriverà il momento di decidere, non si potrà certo solo ottenere che la decisione possa essere lasciata solo ai fatti.
I fatti che stanno dando torto a chi sta facendo una repressione che è tutt’altro che casuale… Rimarrà, comunque, agli atti un’eccezionale presenza alla manifestazione organizzata dai Gruppi della Sud, una presenza di uomini e donne al travaglio di un’epoca in cui la libertà di manifestare il proprio pensiero trova conforto nell’opportunità di contribuire ad una grande riforma della coscienza di cui, ormai, siamo, nel bene e nel male, unici portatori.
Il merito grande della Tifoseria Sampdoriana è stato quello di capire ed interpretare fino in fondo il rischio di vedere dispersi i valori di una cultura popolare nell’applicazione burocratica di leggi che altro non sono che un orrendo capestro.
Nell’ingenuo entusiasmo che traspariva domenica nei volti di giovani, vecchi e bambini in quell’urlo verso il cielo “Rivogliamo i nostri striscioni!” è stata impresa vana cercare di individuare secondi fini, perché ciò che si poteva percepire era solo una necessità di trasformazione, non guidata da forze cieche, ma una trasformazione per rapportarsi alla realtà in modo diverso da quello appreso acriticamente fino a questo punto di questa storia.
Perché ci troviamo a combattere con un mondo che determina tutta una serie di pregiudizi che rimangono al livello inconscio e si riflettono di conseguenza nell’atteggiamento di ognuno, ma noi semplicemente “Rivogliamo i nostri striscioni”, senza distruggere i divieti con la forza perché ciò distruggerebbe ogni libero sviluppo dell’intelligenza…
Perché questo è il succo del corteo di domenica: niente etichette, ma ragionamento, per riottenere una libertà che costituzionalmente dovrebbe, invece, essere garantita a qualsiasi tifoseria, non solo Sampdoriana. Soli, oramai? Forse, ma apripista di un ritorno alla normalità.
Solo una speranza, forse, ma un sogno, senza dubbio: Rivogliamo i Nostri Striscioni!

Fonte: Goal.com

Il difensore della curva

A colloquio con Lorenzo Contucci, avvocato penalista, esperto della
normativa applicata al mondo degli ultras


Avvocato penalista, romano e romanista, Lorenzo Contucci è sicuramente uno dei massimi esperti della normativa applicata alla questione ultras. E grazie al suo lavoro quotidiano, può avere un punto di vista molto chiaro sulle falle del sistema, su cosa andrebbe cambiato e su quello che succede nelle curve italiane e nelle aule di tribunale. Proprio per questo abbiamo voluto intervistarlo, spaziando dalla situazione legislativa odierna, alla farsa mediatica di Roma-Napoli o alle foto “taroccate” di Bulgaria-Italia.

D. Qual è la situazione odierna della legislazione italiana contro il mondo ultras?
R. È una legislazione definita di prevenzione, ma che in realtà è di repressione. Lo strumento utilizzato è il famoso D.a.spo. (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive, ovvero la “diffida” ndr) la cui durata è oggi passata da uno a cinque anni. Nel 90% dei casi ha l’obbligo
di presentazione alla P.G. L’anomalia è che viene applicato direttamente dal Questore, mentre altre misure di prevenzione di una certa gravità vengono proposte dal Questore e applicate da un giudice. Nel nostro caso l’intervento del giudice – spesso sommario e senza garanzie difensive – esiste solo per l’obbligo di presentazione, ma non per il divieto in sé stesso. In Inghilterra non è così: la polizia propone, il giudice decide. Senza contare che il D.as.po.
si basa il più delle volte su una semplice denuncia che altrettanto spesso finisce in un’archiviazione o in un’assoluzione, naturalmente a provvedimento scontato. Da vero e proprio stato di polizia, invece, è quella parte della legge Amato che consente di diffidare anche senza che vi sia una denuncia: il paradosso è che un soggetto denunciato può sperare nella revoca del d.a.spo. – perché ad esempio viene poi assolto nel procedimento penale – mentre un soggetto non denunciato, ma diffidato non può fare proprio nulla perché non potrà mai ottenere un’archiviazione o un’assoluzione.


D. A cosa ha portato la politica dei divieti e della disgregazione dei gruppi organizzati?
R. Ha portato alla pressoché totale perdita di colori negli stadi e una conseguente perdita di fascino delle partite stesse. I giornali per presentare il derby di Roma continuano a tirare fuori foto di archivio e dimenticano che tutto quel colore che c’era è oggi reato. In più si sono create delle frange anarchiche nel senso non politico del termine, assai pericolose perché premeditano gli scontri.


D. Quando è iniziato il “pugno di ferro” in Italia contro le curve?
R. Poiché la polizia è il braccio operativo del ministero dell’Interno, e quindi del governo, da quando lo Stato ha deciso che alcuni episodi di violenza non potevano più essere tollerati, anche in quanto amplificati dai media e recepiti in tal modo dall’opinione pubblica, con conseguenti riflessi sui governi stessi. Dietro lo slogan del “riportiamo le famiglie
allo stadio”, ampiamente fallito come possiamo vedere con i nostri stadi vuoti, si è semplicemente favorito ulteriormente il mondo delle pay per view, primo canale di introiti per le squadre di calcio, almeno in serie A.


D. Che cos’è esattamente il D.as.po.? È un provvedimento anticostituzionale?
R. È l’ordine con il quale il questore vieta a un soggetto ritenuto pericoloso di andare allo stadio, per un periodo che può andare da uno a cinque anni. Ha quasi sempre abbinato l’obbligo di presentazione alla P.G. per le partite, in casa e in trasferta, della squadra del cuore. La Corte
Costituzionale è più volte intervenuta e il fatto che la legge venga continuamente modificata sull’onda emotiva di fatti di cronaca non potrà impedire che ci si torni di nuovo. Allo stato la Corte Costituzionale ha offerto spunti interpretativi della legge dicendo come i giudici dovevano interpretarla perché non fosse dichiarata incostituzionale. C’è anche da dire che le prime pronunce sono del 1996, quando questi provvedimenti erano annuali e quindi comprimevano in modo limitato la libertà personale. Ora che sono quinquennali è auspicabile un nuovo intervento della Corte, per garantire un diritto di difesa pieno.


D. Come ci si difende da un D.as.po.?
R. È assai difficile. Quando vi è l’obbligo di presentazione, si hanno 48 ore di tempo per difendersi davanti al giudice che lo deve convalidare, ma non vi è una udienza. Si può depositare una memoria difensiva. I tempi assai ristretti spesso vanificano tale possibilità ed è quasi impossibile portare prove a discarico. Dopo la convalida da parte del Gip, si hanno
solo 15 giorni di tempo per andare in Cassazione e solo con un avvocato cassazionista. Contro il divieto di andare allo stadio, invece, si può ricorrere al prefetto, cosa quasi sempre inutile perché gerarchicamente è il superiore del questore, ovvero andare al T.a.r.. Il problema sono le
spese legali da sostenere e il fatto che – basandosi il D.as.po. su una denuncia – per aspettare di avere ragione bisogna attendere che parallelamente il procedimento penale faccia il suo corso, con i tempi biblici che sappiamo.


D. Quali sono le strutture dello stato che dovrebbero controllare i tifosi?
Da chi sono composte? Sono efficaci?
R. Presso le questure vi sono le squadre tifoserie della D.i.g.o.s., che ben conoscono le realtà del tifo organizzato. Di certo con la disgregazione dei gruppi operata dall’operazione repressiva il loro compito si è fatto più difficile per la mancanza di referenti. Poi abbiamo l’osservatorio
nazionale sulle manifestazioni sportive, che ho sempre definito – insieme con il Casm (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive ndr) – organismi inutili e da stato di polizia che contribuiscono a distruggere il tifoso da stadio e non solo i tifosi violenti. Il criterio con cui operano è analogo al concetto del buttare via il bambino con l’acqua sporca.


D. Esiste un modo per arrivare al dialogo tra i tifosi e lo stato?
R. La parola “tifosi” comprende più realtà. Per me il tifoso deve fare il tifoso e lo Stato deve fare lo Stato. Essere tifoso non dovrebbe essere una professione e quindi non ho necessità di dialogare con nessuno: vado allo stadio e mi vedo la partita.


D. Le curve sono ancora oggi il più grande movimento giovanile?
R. In parte sì. Quando lo Stato se ne è reso conto ha deciso di ammaestrarle e chi non si fa ammaestrare viene soppresso.


D. Pensi che gli ultras facciano paura per la capacità ancora oggi di aggregare?
R. Assolutamente sì. Chi ci governa non ha capito – e se lo ha capito lo ha fatto tardi – che le politiche attuate hanno radicalizzato alcune frange.


D. Quanto ha influenzato il Legislatore l’onda emotiva della morte di Raciti?
R. Moltissimo. Ancorché quella situazione sia dipesa, anche – e sottolineo anche – da una non corretta gestione dell’ordine pubblico (mi riferisco alla decisione folle di far arrivare i tifosi del Palermo a partita iniziata e non molto tempo prima), era assolutamente ovvio che un fatto
così grave influenzasse il Legislatore. È anche giusto che sia così, sebbene i veri correttivi da apportare non fossero certamente quelli poi adottati populisticamente. In quella occasione per lo meno il fatto era storicamente avvenuto e di assoluta gravità. Tuttavia il Legislatore si muove spesso prescindendo da una reale emergenza, ma sulla mera percezione di essa da parte
dell’opinione pubblica.


D. Ci puoi raccontare com’è stato montato ad arte dai media il caso Roma-Napoli?
R. Tutto è partito da una notizia falsa nata da un comunicato di Trenitalia, recepito dai media nazionali – tv, quotidiani cartacei e on line – come devastazione e sopruso. Televisivamente, sono state mostrate – sapientemente tagliate e montate – fotografie di un paio di vetri rotti
mostrati da tutte le angolazioni e i napoletani che correvano alla stazione Termini sono stati presentati come facinorosi che creavano disordini, sottacendo che stavano semplicemente correndo verso i pullman perché era già finito il primo tempo. Basta andare su Youtube per verificare come il loro comportamento sia stato senz’altro folkloristico e agitato, ma certamente non violento. Eppure è passata la notizia di stazioni e treni devastati. Per fortuna su quel treno c’erano due giornalisti austriaci che, allibiti, hanno raccontato come nulla di quello che era stato detto sui media fosse vero. Solo pochi giornalisti illuminati – come nel caso del servizio d’inchiesta di Rai News 24 – hanno dato notizia della bufala mediatica. Ovviamente dopo che il giudice sportivo aveva chiuso entrambe le curva del San Paolo e che il Ministro Maroni aveva proibito ai tifosi del Napoli tutte le trasferte, proprio nell’occasione in cui – sono parole di un giudice – avevano fatto tutto il possibile per evitare problemi. Una
disorganizzazione totale dell’evento è stata attribuita, con la solita complicità dei media, ai tifosi per coprire le responsabilità di chi gestisce l’ordine pubblico, con tanto di servizi segreti al suo interno. In un Paese che ancora non ha fatto chiarezza su Ustica, Bologna e tante
stragi impunite non mi stupisco più di nulla e sono sempre più motivato nel non votare più.


D. Cosa è successo veramente quel giorno a Roma?
R. Ho già risposto. Mi limito ad aggiungere che uno dei più seri quotidiani italiani, il Corriere della Sera, per ben due volte ha inserito delle fotografie con la didascalia “i tifosi del Napoli durante gli scontri di Roma” riferite a episodi di diversi anni fa. Mi è bastato navigare per
cinque minuti su internet per mostrare la falsità della rappresentazione. Questo comportamento non è solo deontologicamente scorretto. È ben di più, visto che influenza l’opinione pubblica e, di conseguenza, il Legislatore.


D. Sappiamo che hai difeso alcuni ultras napoletani e che sei stato criticato da alcuni quotidiani. Cosa ne pensi?
R. Ho già detto cosa penso di alcuni giornalisti che lavorano per alcuni quotidiani. Si spacciano per democratici quando uno stato totalitario rappresenterebbe, per loro, il luogo naturale di espressione. Il tifoso delinque lanciando un sasso o in molti altri modi, il giornalista delinque
dicendo menzogne basate su fatti falsi. Questo, per il sottoscritto è un comportamento criminale assai più grave del ragazzino che lancia un sasso, se non altro perché i quotidiani sono sovvenzionati anche dallo Stato: il ragazzino che lancia un sasso no.


D. E della questione Bulgaria-Italia cosa ne pensi? Anche lì gli scontri e i famigerati saluti romani sono stati una montatura. Erano tutti da parte bulgara….
R. Sono rimasto allibito. Non si tratta di essere di una idea politica o di un’altra. Si tratta di distinguere il falso dal vero. La quasi totalità dei giornali, approfittando dell’identità dei colori nazionali, hanno spacciato i tifosi bulgari pieni di svastiche per quelli italiani, che certo di
sinistra non erano ma che hanno tenuto comportamenti assai meno esibizionistici. Poiché l’onda emotiva del momento è la questione fascismo/antifascismo, il meccanismo tritatutto dell’informazione di regime ha, in modo criminale, trattato la notizia. Mi ripeto: un giudice delinque se si vende una sentenza, un avvocato se tradisce il proprio cliente e un giornalista se dice falsità.


D. Esiste un’informazione libera e corretta in Italia?
R. Solo su internet e da parte di pochi giornalisti coraggiosi, per i quali ho la massima stima. Purtroppo temo non faranno carriera, per lo meno in Italia. Se i giornali sono il cane da guardia della democrazia – come ha scritto la Corte di Cassazione – internet è il leone da guardia della
democrazia stessa. È per questo che ci sono progetti di legge per limitarne la capacità di espressione.


 di Tommaso Della Longa per il mensile “La Voce del Ribelle”

RIVOGLIAMO I NOSTRI STRISCIONI

E tutte le componenti della tifoseria sampdoriana hanno partecipato al corteo “Rivogliamo i nostri striscioni”, organizzato dai gruppi della Gradinata Sud. Il raduno era fissato alle 12 nei giardini davanti alla stazione di Genova Brignole. Da lì i sostenitori si sono mossi in direzione del Ferraris, accompagnati da cori e appunto da tutti gli striscioni dei gruppi e dei club che sono soggetti alla richiesta d’autorizzazione per essere esposti allo stadio. Una regola alla quale la tifoseria blucerchiata si rifiuta di sottostare.
Secondo fonti della polizia Municipale, le persone che hanno partecipato alla manifestazione erano «circa 300», ma hanno creato pesanti ripercussioni al traffico nel centro; intorno alle 12.30, il passaggio del corte ha costretto i vigili ha chiudere in entrambi i sensi di marcia il tunnel che collega la zona di Brignole con quella di Borgo Incrociati.
La Federazione dei Club Blucerchiati, con un comunicato, ha fatto sapere: "Parteciperemo compatti, con gli striscioni dei nostri Clubs. Rivendichiamo il diritto di esporli all’interno degli stadi e riteniamo ingiusta la “richiesta di autorizzazione all’esposizione”, atteso che quella della libertà di espressione è un diritto costituzionalmente garantito. La Federazione dei Clubs Blucerchiati, nata nel 1966, è stata la prima Associazione di tifosi organizzati nata in Italia ed ha sempre avuto nel suo Dna la sana passione sportiva e l’orgoglio di portare, negli stadi italiani ed esteri, gli striscioni sampdoriani".


da tuttomercatoweb.com

19 novembre 2008

ROMA-LAZIO: CONVALIDATI ARRESTI A NOVE ULTRAS

Sono stati convalidati gli arresti rimessi in libertà i nove tifosi laziali arrestati ieri sera in occasione degli incidenti avvenuti tra teppisti e forze dell'ordine prima del derby Roma-Lazio. Si tratta di CV, AO, CR, GM, MG, GC, GM, SF e VS. Comparsi oggi per direttissima davanti al giudice monocratico per reati che, a seconda delle posizioni, vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale al lancio di oggetti, fino alle lesioni, in cinque si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre altri quattro hanno respinto le accuse, sostenendo di essere stati fermati per sbaglio. I nove arrestati saranno processati in distinti procedimenti, il primo dei quali è fissato per il 21 gennaio prossimo.

Fonte: www.repubblica.it

18 novembre 2008

UDINESE: I TIFOSI RINGRAZIANO IL QUESTORE CON STRISCIONE

repubblica.it

Un 'grazie' dalla curva al questore di Udine: i tifosi dell'Udinese hanno srotolato un mega striscione prima della partita con la reggina per ringraziare il questore Giuseppe Padulano per aver creato un buon rapporto fra tifosi e polizia. "Grazie Padulano", hanno scritto gli ultras bianconeri che con le forze dell'ordine hanno sempre avuto un ottimo e corretto rapporto. "Un rapporto - ha commentato Padulano - cominciato anni fa e incentrato sul dialogo e sulla fermezza che ha dato e sta dando i risultati sperati". A Udine le barriere davanti alle curve sono state tolte due anni fa e tra forze dell'ordine e tifosi i rapporti sono sempre stati molto buoni.

Derby, 9 arresti e 15 contusi Tensione tifosi-forze dell'ordine

Corriere .it

I supporter di Roma e Lazio fronteggiano la polizia. Lancio di lacrimogeni per disperdere 200 persone

Momenti di tensione tra tifosi e polizia fuori dallo Stadio Olimpico di Roma, poco prima del derby tra Roma e Lazio. Nessun ferito o scontro, ma la polizia - spiega la questura - «ha fronteggiato» fuori dallo stadio un gruppo di circa duecento tifosi di entrambe le squadre. Gli agenti per riportare la calma e disperdere i tifosi hanno anche lanciato dei lacrimogeni contro il gruppo di supporter in via Boselli. Sono nove i tifosi arrestati dagli agenti della polizia di Stato, tutti tifosi della Lazio. Tra loro anche un cittadino tedesco. Quindici i contusi tra le forze dell'ordine per il lancio di oggetti da parte dei tifosi. Impressionante l'elenco degli oggetti sequestrati in occasione degli scontri: 9 bastoni di legno, 4 tubi Innocenti, 3 catene con lucchetto, una accetta, 2 scalpelli in ferro, 2 cacciavite, un petardo e 4 torce di illuminazione.

SILENZIO PER «GABBO» - Cinque minuti di silenzio per ricordare Gabriele. Con uno striscione con questo slogan, apparso in curva sud al fischio d'inizio del derby, i tifosi giallorossi hanno voluto ricordare Gabriele Sandri, «Gabbo», il tifoso della Lazio morto per un colpo sparato da un agente di polizia alla stazione di servizio Badia Alpino. In silenzio la curva sud e la curva nord unite nel ricordo del ragazzo hanno seguito i primi cinque minuti del derby. Poi, dalla tribuna Tevere è partito un coro («giustizia per Gabriele»), ripreso dagli altri settori prima che cominciassero i cori del tifo.

16 novembre 2008

Roma-Chelsea: un arresto e quattro feriti

fonte : Tuttomercatoweb

Un tifoso italiano è stato arrestato con l'accusa di rissa e lesioni, un minorenne è stato denunciato e ci sono stati quattro feriti, un poliziotto del reparto mobile di Roma e tre tifosi del Chelsea. Si è conclusa così una rissa verificatasi tra tifosi inglesi ed italiani poco prima del calcio dell'inizio della partita allo stadio Olimpico.
La rissa, che ha coinvolto diversi tifosi inglesi e della Roma, è nata proprio all'ingresso della curva sud dell'Olimpico. Immediato l'intervento delle forze dell'ordine che ha impedito che il degenerare della situazione

14 novembre 2008

Curva Sud:"Non devono esserci altre sorprese negative"

Alcuni gruppi della Curva Sud, Boys, Giovinezza, Irish Clan, Padroni di Casa e UltrasRoma, hanno firmato un comunicato spiegando e anticipando il loro atteggiamento nei confronti della squadra in occasione del derby di domenica prossima: «Domenica sosterremo la nostra maglia e solo per il derby dimenticheremo quanto valete». Il derby, per i tifosi, vale davvero tutta la stagione, oggi più che mai: «Eccoci arrivati all'appuntamento più importante, a nostro giudizio, di questa stagione palesemente deludente. La classifica parla chiaro. Per noi il sostegno dimostratovi dopo la partita Siena-Roma con un comunicato, è venuto meno dopo l'ennesima sconfitta collezionata ad Udine. La vittoria con il Chelsea, inaspettata quandto meritata ed ampiamente apprezzata, sembra non sia stata la fine di una crisi che va avanti da troppe giornate; a noi sinceramente non basta, non ci accontentiamo di una vittoria da "vetrina"». L’attacco si rivolge a tutti, dai dirigenti ai giocatori: «Carissimi società, tecnico e squadra...noi continuiamo a non pensare bene di voi, personaggi poco attaccati alla maglia e con poco rispetto di chi per voi spende del sentimento vero...Abbiamo il timore che questo sia un campionato pieno di sorprese negative...fate in modo che ciò non accada».

Fonte: romanews.eu

10 novembre 2008

Skrondo sempre con noi

Gli 'Ingrifati' riportano Andrea a Perugia
Raccolti oltre 9mila euro per il rimpatrio



Andrea era per tutti lo 'Skrondo'. Era uno dei leader della curva Nord e del gruppo degli Ingrifati. E’ morto all’improvviso il 28 ottobre, mentre era in vacanza in Sudamerica. Probabilmente lo ha ucciso un infarto. Andrea non aveva più i genitori, "la mia famiglia - diceva - è il mio gruppo di amici in curva". E proprio i suoi amici lo riporteranno qui. Gli Ingrifati hanno organizzato una sottoscrizione per coprire le ingenti spese per il trasporto della salma e per il funerale

Perugia, 7 novembre 2008 - La salma di Andrea potrebbe partire già stasera dal Brasile. Oppure bisognerà aspettare lunedì. Ma Andrea Vinti, 35 anni, tornerà comunque a casa, il suo corpo non finirà in una fossa comune in qualche camposanto basiliano. Il funerale sarà invece celebrato dentro il ‘Renato Curi’, la data dipende dal giorno del rientro.

Andrea era per tutti lo 'Skrondo'. Era uno dei leader della curva Nord e del gruppo degli Ingrifati. E’ morto all’improvviso il 28 ottobre, mentre era in vacanza in Sudamerica. Probabilmente lo ha ucciso un infarto. Andrea non aveva più i genitori, "la mia famiglia - diceva - è il mio gruppo di amici in curva". E proprio i suoi amici lo riporteranno qui. Gli Ingrifati hanno organizzato una sottoscrizione per coprire le ingenti spese per il trasporto della salma e per il funerale.

Hanno ricevuto donazioni da migliaia di tifosi, di tutta Italia. Hanno messo insieme i 9.012 euro necessari e, attraverso la Western Union, hanno effettuato il bonifico a nome di Giovanni Pisanu, console italiano in Brasile. Mancano solo le ultime pratiche burocratiche, questione di ore. Poi lo 'Skrondo' potrà partire per il suo ultimo viaggio.

E’ una struggente storia di solidarietà, quella che c’è dietro la tragedia di questo ragazzo. I soldi raccolti sono stati addirittura più della cifra necessaria. "Con quello che avanza - promettono gli Ingrifati - organizzeremo qualcosa in memoria di Andrea. Grazie a tutti, anche ai ragazzi delle altre curve che hanno risposto al nostro appello". Allo 'Skrondo' volevano tutti bene, per davvero. Leader in Nord, ma nel suo modo di intendere il gruppo non c’era solo il tifo o la partita della domenica. Andrea Vinti era uno degli animatori del 'Memorial Cavalletto', torneo di calcio con le tifoserie gemellate organizzato dagli Ingrifati per ricordare Roberto Cavalletti, il tifoso morto in un incidente stradale sulla E45 mentre tornava a casa dopo un Perugia-Juventus di Coppa Italia.

Nel 'memorial', Andrea aveva il compito di cuoco. Strepitose, raccontano gli amici, le grigliate di bistecche e salsicce. Lo 'Skrondo' era anche uno dei leader dei raduni antirazzisti ai quali gli ultrà perugini partecipano sistematicamente. In curva lo chiamavano anche 'Zione', per via di quelle mani grosse come badili. Lo conoscevano in tanti, anche fuori dall’Umbria. E in tanti hanno versato anche solo un euro per riportare la salma di Andrea a Perugia. Tra questi gli ultras della Juve Stabia, gli ultimi ad avere a che fare con lo 'Skrondo': nella recente partita del Curi, uno degli autobus dei supporters stabiesi finì in panne proprio vicino allo stadio.

Andrea e altri tre ragazzi degli Ingrifati, bravi meccanici, non ebbero dubbi: uscirono dalla curva Nord, rinunciando ad assistere alla partita, e si misero al lavoro per riparare l’autobus dei ‘colleghi’. Missione compiuta: a fine gara, il pullman era tornato in funzione, con i ragazzi di Castellammare che poterono tornare tranquillamente a casa. Nessuno, nella città campana, ha dimenticato il gesto di solidarietà e di amicizia di 'fratello Skrondo'. Perché lui, dicono tutti, "era così. Un generoso, sempre in prima linea per aiutare gli altri e difendere i più deboli". E allora torna presto, Andrea. Ti meriti un grande abbraccio nel ‘tuo’ Curi. Dove risuonerà la frase rituale di mille trasferte: gimo freghi, che lo Skrondo è già davanti.


 Fonte: "La Nazione"

7 novembre 2008

Tessera del tifoso o schedatura preventiva?

Milan-Napoli, ha avuto “solo” 55.000 spettatori, di cui paganti 11.257 paganti. Il motivo? Erano privilegiati i possessori della tessera Cuore Rossonero, tagliati fuori (ancora) i napoletani. Secondo Galliani, il Milan ha avuto un danno da un
milione di euro.
Altro problema. La difficoltà nel reperire i biglietti. Un solo tagliando a testa (famiglie quindi tagliate fuori), limitazione ai soli residenti in provincia, niente stranieri (a Roma, mentre a Milano hanno via libera). Una battuta di un tifoso del Milan: “Per Milan-Napoli in quanto abbonato, e possessore della tessera del tifoso Cuore Rossonero, avevo il diritto di comprare un biglietto in più ma solo per i residenti in provincia di Milano. Quindi, avrei potuto acquistarlo per Pietro Maso ma non per mia madre…”. 


fonte la Repubblica

6 novembre 2008

“la voce della Nord” di Lazio-catania

“Certo che ancora vai appresso al pallone invece di pensare alle cose serie”.
Le cose serie? E quali sarebbero?
Il lavoro forse? Dove gente deforme e sostanzialmente analfabeta è spesso preposta a dirti quello che devi fare?
Oppure la politica? Dove chi decide le regole della tua vita è il più delle volte incapace di esprimere un concetto di senso compiuto e senza nemmeno i rudimenti di cultura generale?
La famiglia allora? Fatta di quella finta cordialità natalizia, di coppie che si separano dopo nemmeno un anno di matrimonio e di figli messi in mezzo per un assegno di mantenimento più cospicuo.
Oppure la religione? Che t’insegna a comportarti bene non perché sia giusto così ma per la ricompensa che ti aspetta dopo la morte o per quanto puoi ottenere egoisticamente con la preghiera.
E l’economia? Che a tutto dà un prezzo e a niente dà valore.
O le buone conoscenze? Quei sorrisi finti e quelle strette di mano false. Quelle facce di plastica pronte a prometterti tutto e sicure che non ti daranno mai nulla. Nemmeno un sorriso sincero. Sono queste le cose serie, allora? Quelle che trascuro per riconoscere il carisma di una persona dal suo esempio? Quelle che trascuro per piangere abbracciato al primo che capita dopo un gol in trasferta? Quelle che trascuro per emozionarmi per una partita di pallone più di quando trent’anni fa entrai per la prima volta in uno stadio? Mi piace leggere un buon libro e so riconoscere un’opera d’arte, così come tutto quello che la vita propone. Però vado ancora appresso al pallone. Si è così. La mia vita è fatta di emozioni così semplici ma che non sarei in grado di spiegare a te che invece stai attento alle cose serie. Passione. Altruismo. Lealtà. Coraggio. Con queste quattro parole in tasca giro il mondo appresso al pallone….appresso alla mia squadra del cuore. E non importa se mi capita di trascurare le cose serie. Ho le spalle larghe ormai e l’abbraccio di un amico di cui non conosco il nome basta a farmi stare tanto bene. Siamo strani noi tifosi…ma siamo gente su cui puoi contare.

Ufficiale: Padova - Cremonese vietata ai tifosi!

fonte: vascellocr.it

La notizia era nell'aria, ora è ufficiale. L'osservatorio antiviolenza ha deciso che Padova-Cremonese del 16 novembre si giocherà senza tifosi ospiti. Sarà possibile assistere al match solo per i tifosi di Padova e dintorni. Alla base della decisione sono risultate determinanti le valutazioni sull'aggressione perpetrata da alcuni tifosi grigiorossi in centro città ai danni di un ragazzo piacentino che portava un giubbotto con il logo del Piacenza calcio (fatto successo il 26 ottobre). Probabilmente ha pesato anche il ricordo dell'aggressione attuata dai tifosi padovani ai danni di un tifoso cremonese in un autogrill in occasione della sfida della scorsa stagione.
Quello che conta è che per la prima volta nella storia i tifosi grigiorossi non potranno seguire dal vivo la propria squadra. Un fatto mai successo in 105 anni e passa di vita del sodalizio di via Persico.
Ed è il caso di fare una considerazione. D'accordo le esigenze di sicurezza, d'accordo la volontà di fare qualcosa per arginare la violenza. Ma il calcio è fatto per la gente, per essere visto e goduto, per essere uno spettacolo a portata di tutti. Se la partita non può essere vista, che senso ha giocarla? La strada delle interdizioni non può essere la strada giusta (oltretutto è una resa dello Stato che si dichiara in pratica incapace di gestire un evento in quanto pericoloso).

4 novembre 2008

Calcio, tifosi senza tessere

Arriva la tessera del tifoso. Ma il tifoso non appartiene a una categoria certificabile con un documento. Cambiare il calcio senza capire lo spirito che anima chi riempie gli stadi appare impresa titanica. Chi occupa le stanze dei bottoni dovrebbe decidersi a chiarire, a se stesso, questo concetto.
Arrivata al nastro di partenza la “tessera del tifoso”. E’ stata infatti ufficialmente presentata “Cuore Rossonero”, ovvero quella lanciata dal Milan di Galliani. Paradigma metropolitano della tipologia di un documento che dovrebbe, secondo la fervida immaginazione dell’Osservatorio, diventare forse obbligatorio per quanti hanno ancora voglia di andarsi a vedere il calcio dal vivo. Si tratta di un documento magnetico che consente, tramite un chip, l’identificazione del possessore. Un aggeggio che potrebbe diventare indispensabile per entrare in quelle inutili cattedrali del deserto nelle quali sono state trasformate gli stadi italiani.
Viene da chiedersi se certe persone sappiano davvero cosa significhi essere tifosi. Tanto più quelle che avrebbero l’onere (l’onore) di stabilire le linee guida del “nuovo calcio” che si vuole imporre dalle loro algide stanze dei bottoni scollegate dalla realtà quotidiana. E che dovrebbero, in primo luogo, avere contezza della tipologia di utilizzatori del prodotto che intendono così pervicacemente trasformare in qualcosa di amorfo che ne snatura i connotati.
“Si è tifosi della propria squadra perché si è tifosi della propria vita, di se stessi, di quello che si è stati, di quello che si spera di continuare a essere. E’ un segno, un segno che ognuno riceve una volta per sempre, una sorta di investitura che ti accompagna per tutta la vita, un simbolo forte che si radica dentro di te, insieme con la tua innocenza, tra fantasia, sogno e gioco”, ha osservato con grande acume il poeta Giovanni Raboni.
”Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente. Senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sè” dichiara senza mezzi termini Nick Hornby, scrittore inglese autore del libro cult Febbre a 90.
C’è un aforisma di Blaise Pascal, “il cuore ha le sue ragioni, ma la ragione non riesce a capirle, che riassume con efficace sintesi gli imperscrutabili motivi che spingono il tifoso ad amare ciò che ad altri non parrebbe meritevole di esserlo. A legare il proprio destino, indissolubilmente, con quello della propria squadra del cuore.
“Nessuna industria della televisione sembra che gli interessi dei tifosi, ma senza l’urlo ed il movimento del pubblico il calcio sarebbe uno zero. E’ una storia di passione. Sarà sempre così. Senza la passione il football è morto. Solo ventidue uomini grandi e grossi che corrono su un prato e danno calci a una palla. Proprio una gran cagata. E’ la tifoseria che lo fa diventare una cosa importante”, sostiene John King, icona del mondo ultras, nel suo Fedeli alla tribù.
Per queste e per molte altre ragioni non può (non potrà) mai essere la banale tessera che Galliani, con la sua faccia rassicurante, cerca di promuovere a definire se un sostenitore milanista può essere definito “Cuore Rossonero”. Una vera mistificazione, a dirla tutta.
Perché essere tifoso vuol dire appartenere a una categoria dell’anima, difficile da incasellare. E, dunque, dirigere una squadra di calcio significa avere la consapevolezza di mettersi a capo di un’azienda speciale che nulla ha da spartire con altre attività imprenditoriali.
Finchè tutto ciò non sarà chiaro nella testa di chi occupa le stanze dei bottoni, e solo un soprassalto etico potrà renderlo possibile, in Italia la deriva del calcio e il vuoto degli stadi saranno inarrestabili.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net