25 novembre 2008

Una manifestazione compatta alla ricerca di tempi e valori perduti.

Qualcuno vorrebbe ancora liberarsi del “problema striscioni” definendolo un falso problema: quasi che quel falso problema fosse la proiezione di una speranza, la personificazione di un moto collettivo, destinato a sopravvivere in quella speranza ed in quel sogno. Ma a chi tenta questa operazione di rimozione poco importa sognare: ciò che urge è poter utilizzare una definizione limitativa per affermare in realtà che il “problema striscioni” è dissolto e che le tifoserie di oggi non hanno alcun problema a chiedere la maledetta autorizzazione…
Quindi anche il nostro sogno, per loro e per tutti, non è mai esistito e non potrà mai essere motivo di rivoluzione nelle tifoserie di tutta Italia. Altri, che appartengono ad un genere di persone poco dotate di fantasia e quindi incapaci di tollerare il dolore di una sconfitta, rovesciano sulla manifestazione della Tifoseria Sampdoriana di ieri la loro frustrazione: “poche centinaia che non avevano meglio da fare, con i problemi che attanagliano l’Italia di oggi…“. Altri ancora considerano il problema semplicemente strumentale e come tale lo squalificano invece di apprezzare il coraggio di 2.500 persone ancora innamorate semplicemente dei propri colori…
Non c’erano solo temibili Ultras, ma semplici Sampdoriani, famiglie con i loro bambini, anziani che ancora oggi si chiedono come mai non possono vedere esposti i vessilli che hanno visto per una vita. E, attenzione, le varie categorie di persone presenti al corteo organizzato dai Gruppi della Gradinata Sud perseguono scopi paralleli, ma anche divergenti: obiettivo dei Gruppi è cambiare totalmente i rapporti tra il modo di vedere oggi il Tifo ed una realtà dominata esclusivamente da imperativi economici, mentre lo scopo del semplice tifoso è legato ad un progetto più terra terra, rivedere i propri colori… Per i Gruppi la misura sta nel cambiamento delle coscienze di tutte le tifoserie, per il semplice tifoso sta invece nel ritorno ad una normalità che non è mai stata poi così terribile, come hanno voluto in troppi farci credere…
La manifestazione che da Piazza Verdi ha portato il corteo a snodarsi fino a Via del Piano è stata solo una presa di contatto personale di uomini e donne con una  comunanza di spirito, non certo una pericolosa sedizione per fomentare focolai di rivolta o per organizzare forme di lotta armata. La battaglia per gli striscioni nasce dall’essere Ultras ma alla lunga è destinata ad arrivare ad un momento in cui si dovrà scegliere se fare leva sulla coscienza o sui compromessi. In origine, potevano anche non essere linee in contrasto fra loro, ma in prospettiva diventano concorrenti. E, quando arriverà il momento di decidere, non si potrà certo solo ottenere che la decisione possa essere lasciata solo ai fatti.
I fatti che stanno dando torto a chi sta facendo una repressione che è tutt’altro che casuale… Rimarrà, comunque, agli atti un’eccezionale presenza alla manifestazione organizzata dai Gruppi della Sud, una presenza di uomini e donne al travaglio di un’epoca in cui la libertà di manifestare il proprio pensiero trova conforto nell’opportunità di contribuire ad una grande riforma della coscienza di cui, ormai, siamo, nel bene e nel male, unici portatori.
Il merito grande della Tifoseria Sampdoriana è stato quello di capire ed interpretare fino in fondo il rischio di vedere dispersi i valori di una cultura popolare nell’applicazione burocratica di leggi che altro non sono che un orrendo capestro.
Nell’ingenuo entusiasmo che traspariva domenica nei volti di giovani, vecchi e bambini in quell’urlo verso il cielo “Rivogliamo i nostri striscioni!” è stata impresa vana cercare di individuare secondi fini, perché ciò che si poteva percepire era solo una necessità di trasformazione, non guidata da forze cieche, ma una trasformazione per rapportarsi alla realtà in modo diverso da quello appreso acriticamente fino a questo punto di questa storia.
Perché ci troviamo a combattere con un mondo che determina tutta una serie di pregiudizi che rimangono al livello inconscio e si riflettono di conseguenza nell’atteggiamento di ognuno, ma noi semplicemente “Rivogliamo i nostri striscioni”, senza distruggere i divieti con la forza perché ciò distruggerebbe ogni libero sviluppo dell’intelligenza…
Perché questo è il succo del corteo di domenica: niente etichette, ma ragionamento, per riottenere una libertà che costituzionalmente dovrebbe, invece, essere garantita a qualsiasi tifoseria, non solo Sampdoriana. Soli, oramai? Forse, ma apripista di un ritorno alla normalità.
Solo una speranza, forse, ma un sogno, senza dubbio: Rivogliamo i Nostri Striscioni!

Fonte: Goal.com