6 febbraio 2007

Il futuro del movimento ultras dopo Catania

Tutti puntano il dito contro gli ultras, ma pochi in realtà conoscono la storia di questo movimento. Il dottor Daniele Cioni ha pubblicato un libro (Dimensione ultras. Viaggio nel tifo organizzato italiano edito nel 2005 da Caminito) che ripercorre la storia del tifo organizzato dalle origini negli anni '70 a oggi. Profondo conoscitore della curva della Fiorentina, Cioni ha analizzato per noi la situazione del tifo organizzato in Italia dopo la morte dell'ispettore capo Racisi.
Cosa cambia nel movimento dopo i fatti di Catania?
"Di nuovo ci sarà poco con un incremento della repressione. Il calcio si ferma, tutti si lamentano e attaccano gli ultras. Tra non molto però ripartirà tutto come se niente fosse accaduto e senza che nessuno si domandi dove nasce la violenza".
Come definirebbe il movimento ultras?
"E' una forma di aggregazione collettiva tra giovani che adotta comportamenti violenti o atteggiamenti aggressivi. Il movimento si è sostituito al vuoto lasciato dai partiti negli anni '70. Allora il partito o il movimento politico erano tutto per i giovani, quando l'impegno politico è cessato il calcio si è sostituito e i giovani si sono aggregati in nome della comune passione per una squadra. L'aderire ad un gruppo è come dire: io ci sono".
La violenza resta però una caratteristica importante di questi gruppi...
"Il movimento era riuscito ad autoregolarsi e a darsi dei limiti che teoricamente non dovevano andare oltre la scazzottata. Nei gruppi però si sono infiltrati delinquenti comuni e teppisti che hanno snaturato lo spirito originario del movimento".
Perché dopo tanti tifosi morti, a Catania è caduto un poliziotto?
"E' il frutto della progressiva militarizzazione degli stadi. L'ultras non riesce ad arrivare allo scontro con gli avversari perché c'è sempre la polizia. Sono aumentati quindi gli incidenti tra ultras e forze dell'ordine. Oggi per un tifoso il poliziotto è il primo nemico perché rappresenta quel potere politico che lo vuole cancellare e cui lui si contrappone".
Cosa non la convince tra le tante proposte avanzate in queste ore?
"Molti che hanno parlato e ora devono prendere delle decisioni non conoscono l'argomento. Sarebbe stato meglio far sedere al tavolo della Figc, del Coni e del governo anche le società di calcio, i rappresentanti della polizia e quelli delle tifoserie organizzate. Mi viene da sorridere quando penso che hanno fatto l'indulto per vuotare le carceri e ora vorrebbero riempirle con gli ultras".
I tifosi juventini hanno lanciato un appello per un incontro tra ultras. Porterà dei risultati?
"Sono stati fatti diversi incontri in questi anni, ma nessuno ha portato dei risultati concreti. Questo è dovuto al fatto che erano incompleti per l'assenza di alcune tifoserie anche molto importanti e poi perché chi si riempiva la bocca di frasi come 'Basta lame' erano persone che i coltelli allo stadio li portavano da anni e li portano anche oggi".


Fonte Sport.Tiscali.it