22 febbraio 2008

Comunicati della Curva Nord Pisa: Noi non siamo autorizzati

Comunicati della Curva Nord "Maurizio Alberti"
Noi non siamo autorizzati

Siamo stati facili profeti. Ai tempi delle prime reazioni al Decreto Amato scrivemmo che il provvedimento in questione non mirava a debellare la violenza dalle curve e tanto meno il malaffare, ma si nascondeva ipocritamente dietro ragioni di ordine pubblico e prendeva a pretesto la morte di un poliziotto per togliere gli Ultras e in generale qualsiasi voce critica, scomoda, e di dissenso, dagli stadi del nuovo calcio, quello bello, pulito e televisivamente corretto.
In un regime totalitario sarebbe stato più facile: Ultras, sospetti Ultras, fiancheggiatori, chi può andare allo stadio e chi no lo decide a tavolino lo Stato.
In Italia purtroppo per loro c’è una parvenza di democrazia e allora lo stesso disegno è stato presentato mascherato da legge contro la violenza. Di queste cose abbiamo già parlato al tempo, sostenendo delle tesi che adesso trovano facile conferma nei provvedimenti emanati contro ragazzi della Curva Nord rei di..nulla.
Si parte dalla gara di Verona, contro il Chievo. La Nord in trasferta espone uno striscione dove si chiede “Giustizia per Gabriele”. Non si offendono le forze dell’ordine, non si insinua ciò che sarebbe facilmente insinuabile, si chiede soltanto la giusizia negata a suo tempo a Maurizio, giustizia per un ragazzo di stadio ammazzato questa volta non da un malore mal curato ma da un poliziotto, e senza motivo. Ci pare una cosa grave. Giusto prendere posizione, e infatti aderiamo alla protesta nazionale decidendo di cantare solo nel pre-partita. Ma il servizio d’ordine di Verona si innervosisce e impone di togliere il lenzuolo, pena carica indiscriminata contro tutto e tutti. Gli Ultras non ci stanno, tolgono da soli lo striscione, che non viene rimosso dagli steward ma tolto dagli stessi tifosi, e questo è previsto, e tornano a casa per protesta. Il tutto davanti a mille spettatori e ai funzionari della Questura di Pisa.
E qui parte la manovra sostenuta dal Decreto. Alcuni cosiddetti responsabili, mesi dopo, vengono raggiunti da preavviso di diffida e da una denuncia per violenza e minacce a pubblico ufficiale (pena dai 6 mesi a tre anni di reclusione): la celere voleva caricare in caso di mancata rimozione, figuriamoci se ci fossero stati atti violenti e minacce. Accuse che speriamo cadranno miseramente, ma intanto le denunce e diffide sono dietro l’angolo e incombe la partita con il Cesena, anniversario della morte di Mau. Lo striscione rosso Mau Ovunque viene esposto, è un giorno particolare, è una cosa particolare, ma il servizio d’ordine senza ritegno e vergogna minaccia diffide e c’è la reazione civile e intelligente di tutta la Nord con le persone che fanno a gara per toccare e tenere in mano lo striscione come per dire: “diffidateci tutti”. Se è per una cosa così diffidateci tutti. E in effetti, di cosa stiamo parlando? Gli atti gravissimi che mettono in moto il Decreto sono striscioni NON offensivi, la carta igienica dello scorso anno, la bandierina del “Che” per cui in settimana si cercano per ogni dove i responsabili, andando sui luoghi di lavoro, indagando come se si cercassero pedofili o mafiosi, e altre stupidaggini che svelano le reali intenzioni dello Stato, perseguitare, reprimere, debellare senza distinzioni. Le famiglie che il Decreto dovrebbe proteggere e invogliare a venire alla partita sono per caso quelle stipate all’inverosimile nei carri bestiame di Brescia, esposte al vento dei due gradi sottozero e trattate come colpevoli di qualcosa sono perché, appunto, tra documenti e tornelli, facilmente identificabili, sono andate alla partita? Non si vede la contraddizione?.
Arriviamo alla gara con il Mantova. Viene esposto uno stendardo con la caricatura di un poliziotto e del Ministro Amato, la scritta riassume il nostro pensiero. I responsabili, per la Questura, sono gli stessi, ricordiamo che hanno eventualmente tenuto in mano un pezzo di stoffa non autorizzato, non hanno sparato, accoltellato, sassato, hanno protestato civilmente: guadagnano in questo modo la polizia in casa alle 6 di mattina, come al boss Lo Piccolo, polizia e identificazioni sui posti di lavoro, varie accuse vecchie e nuove ammassate insieme tra cui vilipendio allo Stato e, quella più bella, abbandono del posto assegnato. Nessuno all’Arena occupa il posto assegnato. Ma anche fosse, di quello si preoccupa lo Stato. Abbiamo scritto “colpevoli di..nulla” perché non parliamo di reati ma di una opposizione civile e non violenta ad un Decreto lesivo del diritto e ai limiti dell’incostituzionalità.
L’opinione pubblica dovrebbe reagire, prendere posizione. Se non lo farà ora sarà costretta in seguito, quando i principi ispiratori dello stesso Decreto saranno rivolti contro altri “problemi”, dopo la consueta palestra negli stadi, come è sempre accaduto. E sarà troppo tardi. Noi, comunque, non ci arrendiamo.

Noi non siamo autorizzati.

Curva Nord Maurizio Alberti