29 aprile 2001

Roma - Lazio: L'altro derby

Al 1' l'Olimpico è un palcoscenico che fa onore al calcio, anche se le ore precedenti il derby di Roma sono state scandite da alcuni episodi di violenza con tre operatori della Rai aggrediti da alcuni facinorosi. Qualche tafferuglio anche nel dopopartita. Ma lo spettacolo degli spalti scintillanti di bandiere, sciarpe, cartoncini colorati e tricolori rimane. La coreografia della curva laziale è bella nell'estetica, ma offensiva nei contenuti: un gigantesco “Roma me...”, esibito allo stadio colorato di giallorosso. La Curva Sud risponde con un ironico "Prendiamoci a pallonate" che campeggia su uno sfondo tricolore.
Dal settore dei sostenitori laziali partono alcuni ululati prima nei confronti di Cafu e poi di Zebina. I giallorossi ricambiano con un lancio di oggetti ai laziali che vanno a battere i calci d'angolo nella lunetta alla sinistra del fronte d'attacco.
Il popolo romanista si veste a festa nei primi dieci minuti della ripresa quando vanno in rete Batistuta e Del vecchio. Lo stadio diventa un torrente impetuoso. Dopo l'1-0 Batistuta si esibisce nella consueta “mitragliata” e poi nella foga travolge un cameraman. Il 2-0 vale a Delvecchio un mucchio selvaggio. Totti si rivolge alla Sud e si batte il petto proprio là dove dovrebbe essere cucito lo scudetto. Sembra dire: “Ormai non ce lo toglie più nessuno”.
Poi inizia il derby della Lazio, l'impossibile rincorsa conclusa dalla bomba di Castroman al 95'. L'argentino vola sotto la Nord, scortato da capitan Nesta, quasi che servisse una guida a questa portentosa ala destra, felice fino alla commozione, contenta fino alle lacrime di esibire la maglietta bianca con l'immagine di un cugino che non c'è più. Le sue prime parole da biancocleste furono ispirate da una grande ambizione. Adesso tutti capiscono perché.