10 aprile 2001

Intervista Esclusiva a Progetto Ultrà


Abbiamo chiesto, e gentilmente ottenuto, un'intervista autoredatta dal "Progetto Ultrà" di Bologna, per far conoscere meglio attività e finalità di un gruppo affiatato, unico nel suo genere, al servizio del Movimento Ultras...avanti così ragazzi! 
 
Progetto Ultrà

Il “Progetto Ultrà – Archivio sul Tifo”, con sede a Bologna   presso l’UISP (Unione Italiana Sport Per tutti) Emilia-Romagna, custodisce un ricco archivio di materiale italiano e non, comprensivo di pubblicazioni, filmati, fotografie, e della mostra itinerante Il dodicesimo uomo, storia, immagine a materiale del mondo ultrà, che ha già fatto tappa a Ravenna e presto entrerà in altri stadi.

            L’archivio è nato nel 1996 ed è unico in Europa per la sua completezza. Per noi si è rivelato strumento indispensabile per portare avanti il “Progetto Ultrà”.

            Per presentare adeguatamente il progetto, partiamo da alcune considerazioni sulla recente proposta del Ministro degli Interni Enzo Bianco di agire in maniera drastica per contrastare la violenza negli stadi, se necessario giungendo anche a precludere al pubblico l’accesso agli stadi stessi. Secondo noi la proposta del Ministro Bianco rischia di generare ulteriore violenza per la sua miopia e per la sua improvvisazione. Come capita spesso in questi casi, si vuole porre rimedio a dei problemi, non cercando di comprenderli e analizzarli, ma preferendo la via emergenziale. Da trent’anni, praticamente da quando ha cominciato a fare la sua comparsa il fenomeno del tifo organizzato, i governi di tutti i colori hanno ritenuto che la violenza negli stadi fosse soltanto un problema di ordine pubblico, pensando di fornire una risposta molto forte dal punto di vista mass-mediologico, ma improntata all’improvvisazione. Mai che nessuno si fosse degnato di tentare di limitare la violenza attivando un dialogo con i tifosi o incentivando gli interventi di carattere sociale per proporre strade diverse da quelle repressive.

Se si vuole affrontare il problema della violenza negli stadi, si deve necessariamente aprire un confronto con quei soggetti che nello stadio vivono. In trent’anni i disordini non sono diminuiti, e questo significa che certe politiche repressive hanno fallito. In più non va sottovalutato il fatto che oggi la tensione non è esclusivamente tra tifoserie opposte, ma soprattutto tra tifosi e polizia.

            I politici sembrano non vedere, ma attualmente molti incidenti non avvengono in gradinata, ma fuori, nei centri delle città, nelle stazioni. Inoltre, probabilmente non si arriverà mai ad una situazione di vera chiusura degli stadi, anche perché nel ’98 la vendita di biglietti e abbonamenti ha fruttato alle società di calcio ben 422 miliardi, per cui, come si può ben capire, ci sono interessi economici di notevole entità. È giunto il momento per il Viminale di pensare che delegare alle forze dell’ordine il controllo assoluto all’interno degli impianti sportivi è tra le cose più sbagliate che si possano compiere. Del resto anche le misure prese dopo la tragedia del treno che colpì la tifoseria della Salernitana, con la soppressione dei treni speciali e il divieto di vendita dei biglietti ai tifosi delle squadre in trasferta nel giorno della partita, si sono rivelati un suicidio: per le stesse Forze dell’ Ordine controllare i tifosi in movimento è risultato più difficile senza i treni speciali. Infatti, da allora, più gente si muove con le macchine e questo comporta maggiori rischi anche per gli stessi tifosi. Per quanto riguarda i biglietti, invece, il divieto ha finito con l’alimentare il bagarinaggio e gli scontri con la polizia.

Proprio per valorizzare un mondo troppo spesso demonizzato, è nato il Progetto Ultrà.
Noi crediamo che, attraverso il tifo la partita si trasforma in una festa, dove la curva ha i suoi simbolismi, la sua coreografia; si sviluppa la creatività, si inventano nuovi slogan, gli stendardi liberano la fantasia. Per noi questo è un valore importante che può trasmettere la cultura ultrà. E’ l’esempio di un’identità profonda che, attraverso il calcio, unisce un gruppo di amici alla squadra e alla città. Gli ultras, anche se in questi casi i mass media non fungono da cassa di risonanza, si mobilitano molto per la solidarietà: dalla raccolta dei fondi per “Telefono Azzurro”, alla raccolta di indumenti ed altro per le popolazioni bosniache colpite dalla guerra, dagli aiuti per i terremotati a quella per gli alluvionati. Il mondo ultrà, è vero, ha anche un particolare rapporto con la violenza. Ma spesso l’erogazione della violenza è fatta da codici e regole che la limitano. Talvolta, e ultimamente neanche troppo di rado, queste regole vengono oltrepassate da gruppi e cani sciolti che si adoperano nel fare vandalismi, utilizzare armi improprie, aggredire passanti o utilizzare lo stadio come luogo di propaganda politica. Noi siamo contro queste degenerazione  e il nostro lavoro va nella direzione di una limitazione di questi tipi di violenza o di strumentalizzazione. Questi sono stati i punti di partenza che ci hanno portato ad avvicinare tutta la diversa gente che frequenta le varie curve.

            Cosa abbiamo fatto in concreto? Abbiamo cominciato con alcuni incontri con singole tifoserie, arrivando poi a “mettere insieme” su tematiche comuni anche gruppi rivali. Si è parlato della diffida, del caro biglietti, dell’assistenza legale. Nel 1998 la “carovana” del Progetto Ultrà ha fatto tappa in varie città. L’iniziativa si chiamava Libero cittadino? No, ultras! E molte tifoserie, le domeniche 19 e 26 aprile del 1998 hanno esposto in gradinata uno striscione con questa scritta. A Pistoia, nell’autunno dello stesso anno, un centinaio di gruppi ultrà si sono confrontati ed hanno approvato all’unanimità una proposta di modifica della legge sulla violenza nel tifo. Sia chiaro, nessuno chiede l’impunità, ma garanzie e certezze per l’imputato si. Oggi, se inneggi alla violenza, ti puoi beccare una diffida; ma che cosa dovremmo dire, allora, di tante trasmissioni televisive violente nel linguaggio, o delle continue risse televisive tra i politici (talvolta non in senso metaforico)? Abbiamo diffuso un manualetto con “diritti e doveri” degli ultras e sono state fornite ai tifosi le indicazioni del buon comportamento proprio per non trovarsi in situazioni spiacevoli da un punto di vista penale.

Ora stiamo cercando di creare una rete tra gli avvocati che difendono gli ultrà perché tutti insieme adottino strategie di difesa comuni e più efficaci e perché così gli ultras fermati in trasferta abbiano subito un avvocato “esperto” del luogo pronto a difenderli (se avete avvocati di fiducia, che vogliono essere coinvolti nel progetto, segnalateli a progettoultra@libero.it o mandate una e-mail al sito www.tifonet.it/asromaultras )

                Ogni anno, in estate, ci facciamo promotori ed organizzatori di un torneo di calcio tra ultrà di vari gruppi, tifosi europei, centri giovanili, comunità di immigrati, chiamato “Mondiali Antirazzisti”. Più che un appuntamento agonistico, si tratta ovviamente di un’occasione di socializzazione che offre ai partecipanti, oltre all’opportunità di giocare assieme a pallone, anche quella di tifare e divertirsi sugli spalti, e di un nutrito programma ludico e culturale (concerti musicali gratuiti dal vivo, dibattiti, con possibilità di praticare giochi, dal biliardino al ping-pong), con tanto di servizio di ristorazione a nostra cura.

                In un momento così delicato per le curve italiane, in cui si fa un gran parlare di razzismo, a volte giustamente, a volte a sproposito, ci auguriamo che il progetto Viking Italia, unico nel suo genere, tenga conto di quei fattori che oggi hanno portato alla frammentazione di tanti gruppi ultrà per idee politiche e comportamenti contrastanti. Noi del Progetto Ultrà siamo sempre stati a favore di un tifo che dimentichi ogni tipo di politica all’ingresso dello stadio. Augurandoci un tifo genuino, che finalmente faccia degnamente da cornice festosa e da motivo di incontro per le tifoserie di vari club, salutiamo Viking Italia, dandoci appuntamento a Roma.

Mauri del Progetto Ultrà