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26 febbraio 2009

Boys Parma contro la decisione del prefetto di Modena

Riportiamo integralmente il duro comunicato dei Boys Parma 1977 contro l’ennesimo divieto imposto dalle autorità (in)competenti in materia di  ordine pubblico. 

“Il Prefetto di Modena, nell’ordinanza attuativa, ha stabilito che i biglietti siano venduti ai soli residenti nella provincia di Modena. Ancora una volta i diritti dei tifosi sono stati calpestati; così come accadde ai modenesi all’andata, e così come accade a tante tifoserie ogni settimana. E sempre: ingiustamente. Perché non c’è giustizia nell’impedire l’esercizio delle libertà fondamentali. Perché nessuno, mai e in nessun caso, può essere privato di ciò che gli spetta. Non chiediamo quindi giustizia solo per noi, la chiediamo per tutti: per tutti gli ultras, per tutti i tifosi, e per tutte le tifoserie d’Italia. E la chiediamo senza ambiguità, senza tentennamenti, senza ammiccamenti al potere. L’ordine pubblico non può essere garantito sospendendo i diritti fondamentali delle persone.
Dopo le inique leggi speciali, dopo la schedatura preventiva con i biglietti nominali, dopo le diffide, i tornelli, le telecamere, il giallo esercito degli steward e (addirittura) le scandalose norme anti-tifo: si chiudono stadi; settori di stadi; fino a selezionare gli accessi praticando una discriminazione su base territoriale. E tutto questo, ormai, è la regola. Così, quand’è possibile, si impediscono le trasferte. Una politica che piace agli amanti della repressione e a chi, da essa, punta a trarne un vantaggio economico. Perché impedendo le trasferte si consolida una tendenza, per cui le partite fuori casa si guardano alla tv (a pagamento). Un modo irragionevole di gestire l’ordine pubblico o una strategia di mercato? Forse entrambi.
Il successo del calcio italiano è nel suo essere (tradizionalmente) uno sport per tifosi. E’ stata la passione dei tifosi ad elevarlo a fenomeno popolare. Perché la squadra (per noi) non è solo 11 calciatori, ma una bandiera, una terra, una storia, una tradizione. E’ la nostra piccola nazione, quella che sentiamo veramente nostra, quella che veramente ci rappresenta. Parole che possono suonare ridicole a chi non è ultras o tifoso, e che immaginiamo incomprensibili per il Comitato (Casms) e l’Osservatorio, per i politicanti, e per chi vive il calcio solo per denaro. Speculazione e repressione sono le loro parole d’ordine. Ma così facendo uccidono la passione, precludendo qualsiasi futuro a questo universo (che gestiscono ma non conoscono, e tanto meno amano). Gli stadi vuoti dimostrano le loro colpe.
Il derby è l’apice della passione per tutta la tifoseria. E’ la sfida con i rivali storici, quelli che ti sono vicini ma a cui sei contrapposto nel modo più radicale. E’ sfottò che durano da sempre, incontri e scontri che hanno fatto la storia, che hanno inorgoglito una comunità o l’hanno fatta bruciare di rabbia. E’ racconti e avventure, burle, gioie immense e voglia di riscatto. E’ ricordi di gioventù (per qualcuno) e voglia di misurarsi con un mito (per qualcun altro). Per noi è anche parmigianità. Perché il sentimento che ci contrappone ai nostri rivali nasce dalla nostra tradizione e dalla nostra storia (bella o brutta che sia). Ebbene: qualcuno sta uccidendo tutto questo.
Stanno annullando i derby. Ma solo quelli tra squadre di diverse città. Quelli tra compagini dello stesso comune si giocano regolarmente, senza particolari limitazioni. In tali casi, essendo la maggior parte dei tifosi residenti sullo stesso territorio, l’unica alternativa sarebbe di giocare a porte chiuse o di riservare l’ingresso ai soli abbonati di casa. Ma nessuno si sogna di far giocare Inter-Milan, Roma-Lazio, Sampdoria-Genoa e Lazio-Roma (guarda caso: tutti derby di Serie A) con tali limitazioni. I fattori di rischio non sono certi minori, ma evidentemente ci sono derby che devono essere aperti a tutti e altri che possono non essere aperti a tutti. Se la giustizia è cieca, Casms, Osservatorio e Lega Calcio sembrano vederci benissimo. Ma non vedono lontano. Questa disparità di trattamenti, del tutto slegata dalle problematiche di ordine pubblico, dimostra la pretestuosità dei loro discorsi.
Oggi, per “ordine pubblico”, ci chiudono il settore ospiti e ci precludono l’accesso allo stadio. Domani, per prevenire gli incidenti stradali, ci vieteranno di circolare con mezzi a motore? Domani, per prevenire le risse in discoteca, ci vieteranno di andare a ballare?
Il Parma sabato giocherà contro il Modena e noi non potremo sostenerlo. Inutile, quindi, parlare di tifo. Perché il tifo si fa allo stadio e noi, al Braglia, non potremo entrare.
Siamo arrabbiati. Come immaginiamo lo siano tutti coloro che avrebbero voluto seguire i crociati; come lo sono stati, lo sono e lo saranno tutti quei tifosi (come noi) costretti a subire queste ingiustizie.
Invitiamo tutti i tifosi di Parma a farsi sentire, e a protestare nelle sedi opportune. Quando si subisce un torto senza reagire è quasi certo che se ne subiranno di ulteriori.
Rivogliamo le nostre emozioni, rivogliamo i nostri diritti, rivogliamo i nostri derby.


Boys Parma 1977″

25 febbraio 2009

I tifosi di Samp e Genoa solidali con Gaza

Domenica l’Associazione “Music for Peace Creativi della Notte”, grazie alla partecipazione di tutti i tifosi sampdoriani, ha raccolto davanti allo Stadio Luigi Ferraris, 6,5 tonnellate di generi di prima necessità.

Il materiale è stato trasportato, dai volontari dell’Associazione, presso il Magazzino del VTE, nel Porto di Voltri.

In serata, il secondo container (la cui partenza è prevista il 1° marzo) è stato stivato per metà anche grazie agli alimenti portati, nei sei punti raccolta dislocati intorno allo stadio, dai supporter sampdoriani, in particolare dai Rude Boys che hanno coordinato l’iniziativa. Cogliamo l’occasione per ringraziare fortemente tutte le sigle della tifoseria sampdoriana per il concreto aiuto concesso.

E’ stata una giornata all’insegna della solidarietà, in cui tutti si sono dati disponibili per una comune collaborazione in aiuto dei civili di Gaza. Cogliamo l’occasione altresì di ringraziare la Cooperativa Genova Insieme, costituita dalle due tifoserie genovesi, che in occasione sia di Genoa – Fiorentina sia di Sampdoria - Atalanta ha contribuito attivamente alla raccolta donando oltre 2 tonnellate tra riso e farina, in linea con quelli che sono i principi fondamentali della cooperativa stessa.


ilsole24ore.com

INTER-MANCHESTER: TENSIONE TRA TIFOSI

Momenti di tensione tra tifosi interisti e del Manchester Utd si sono verificati all'esterno dello stadio Meazza prima della partita di Champions Inter-Manchester United. La tensione è durata pochi minuti e, grazie all'intervento della polizia, la calma è stata presto ripristinata.
L'episodio si è verificato quando i tifosi inglesi sono passati nei pressi del bar sport, adiacente allo stadio, luogo di ritrovo dei tifosi di casa. Secondo quanto riferito dalla Questura è stato un gruppetto di nerazzurri a cercare il contatto con gli inglesi, lanciando anche qualche bottiglia e un fumogeno, ma le forze dell'ordine si sono schierate isolando le due fazioni. Chi ha tirato il fumogeno, peraltro, sarebbe stato già individuato. Il 118 è intervenuto invece in piazzale dello Sport, durante l'affluenza dei tifosi, per soccorrere un giovane colpito da una bottigliata, che successivamente è stato trasportato con codice verde al San Carlo.


Fonte: www.repubblica.it

24 febbraio 2009

Paolo di Brescia: poliziotti nei guai!

Torniamo a parlare della vicenda di Paolo, il tifoso bresciano pestato dalla polizia durante gli scontri alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Fu ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale di Verona, dopo alcune settimane di coma farmacologico indotto venne operato alla testa, infine sette mesi di riabilitazione. La versione della questura scaligera secondo cui Paolo fosse stato colpito da un sasso lanciato dai tifosi bresiciani in direzione dei poliziotti fu smontata immediatamente! Paolo ovviamente non è più quello di prima…

Nel registro degli indagati da ieri sono iscritti in sette. Sette agenti del Reparto Mobile di Bologna che il 24 settembre 2005 si trovavano a Verona, in ausilio alle altre forze di polizia, per la partita Hellas-Brescia, dovranno rispondere di lesioni gravissime pluriaggravate, quelle provocate da calci alla testa e manganellate a Paolo Scaroni, un tifoso del Brescia che l’unica colpa che ebbe quel maledetto sabato fu di scendere dal treno, fermo in stazione, per andare a prendersi una coca cola.
Non c’entrava con lanci di sassi, non c’entrava con le provocazioni esasperate da un clima reso incandescente fin dall’inizio. Già perché gli scambi iniziarono allo stadio, quando ad un gruppo di tifosi bresciani fu impedito di entrare perché non avevano i biglietti nominativi. Questo nel pomeriggio e la tensione crebbe fino ad arrivare al culmine in stazione. Ma lui non c’entrava: stava salendo le scale per tornare al binario, secondo la ricostruzione minuziosa effettuata dal nucleo di pg della Procura, si trovò davanti un gruppo di agenti del Reparto mobile emiliano. E fu massacrato.
Questa la conclusione alla quale erano giunte le indagini, difficili e complesse, che portarono il pm Vallerin a chiedere comunque l’archiviazione per il procedimento aperto «contro ignoti» in quanto non era possibile individuare gli autori materiali del pestaggio.
Il gip Sandro Sperandio il 20 novembre 2007 rigettò la richiesta ordinando al pm di iscrivere nel registro degli indagati gli agenti di polizia i cui nomi erano emersi al termine dell’inchiesta. La procura contro questa decisione presentò ricorso per Cassazione ritenendo che quanto emerso fino a quel momento non permettesse di indicare i responsabili del ferimento di Scaroni e il provvedimento del gip non forniva i criteri per stabilire precise responsabilità. Da qui «l’impossibilità di proseguire l’azione penale» sfociata nella richiesta di archiviazione.
La Suprema Corte ha tuttavia riconosciuto al gip la possibilità, in presenza di elementi sufficienti, di procedere all’iscrizione nel registro degli indagati dei soggetti che, all’esito delle indagini, presentano profili di responsabilità.
Per questo l’udienza davanti al gip Sandro Sperandio e al difensore di Scaroni, l’avvocato Alessandro Mainardi del foro di Brescia, è terminata con l’ordinanza nella quale risultano i nomi di una decina di agenti del Reparto di Bologna.
«Un’indagine coraggiosa quella della pg di Verona», l’unico commento del difensore, «quello che è emerso è che le cose non andarono come furono descritte, non vi furono lanci di sassi e nemmeno di aste a bloccare il treno. Almeno i ferrovieri non riscontrarono nessun ostacolo sui binari, se vi fu tensione fu in seguito alla carica della polizia. Il treno era fermo e Scaroni scese». Entrò da Mc Donald’s al piano terra, comprò la coca cola e tornò verso il treno.
«Paolo stava risalendo quando si trovò davanti gli agenti e lo massacrarono».
Il tifoso rimase in coma per mesi, i suoi amici la domenica, invece di andare a seguire la squadra, si riunivano sotto le finestre del reparto di neurochirurgia e cantavano slogan da stadio. Un modo per fargli sentire la loro vicinanza. Solo nell’aprile 2006 Paolo Scaroni fu in grado di parlare con il pm: «Picchiato a lungo e con violenza», disse, «poi sono caduto e sono precipitato nel buio».

F.M.  da L’Arena.it

Comunicato Ultras massesi

"Data la situazione che attualmente regna all'interno della U.S. Massese 1919, quote societarie che passano dalle mani di "personaggi", (che di fatto hanno portato la nostra squadra dalla C1 alla serie D) ad altri "personaggi" che due mesi orsono con proclami triennali hanno promesso il risanamento economico e la salvezza, salvo poi abdicare per i primi dai quali erano succeduti. Istanze fallimentari alle porte, presidenti mai presenti in città, sedi legali che viaggiano di posto in posto, situazione debitoria disastrata, squadra che ad inizio campionato si allenava a Milano e giocava le partite interne ad Aulla ( Grazie all'aiuto politico), giocatori che non percepiscono un centesimo da inizio anno, due allenatori esonerati, l'ultimo dimessosi dopo quattro giorni dovuto a pressioni esterne prima della partita con il Ponsacco, la classifica da piangere con certa retrocessione,
visto tutto questo
I gruppi organizzati della tifoseria Massese , stanchi, amareggiati, sfiniti da questa situazione caotica nella quale chiunque si prende la briga di dettare ordini, di autoplocamarsi, all'occorenza, in qualità di Presidente, Allenatore, Direttore Generale, Direttore Sportivo, salvo poi dileguarsi quando c'è da assumersi delle responsabilità economiche,

Hanno deciso

di mettere in atto questo tipo di protesta, se vogliamo provocatoria, che andrà avanti fino a quando qualcuno della proprietà o chi per essa non si presenterà alla Stadio Comunale degli Oliveti per darci delle spiegazioni plausibili a tutto questo marasma generale. Quindi dato che fino ad oggi solo noi abbiamo messo mano al portafoglio sia per la squadra ed i giocatori che seguiamo e seguiremo per sempre in tutta italia, ci sentiamo nella posizione di:
autoplocamarci: Presidenti, Allenatori, e Dirigenti della U.S. Maassese 1919.

Quello che teniamo a precisare è che tutto ciò verrà fatto nella massima correttezza e solo per il bene della Massese 1919, della nostra storia, del prestigio della nostra città".
A difesa della nostra storia, che se dovrà finire, lo sarà per mano nostra!!!

Gli Ultras

23 febbraio 2009

Gabriele Sandri fissata la data dell’udienza

Potrebbe arrivare a meta’ maggio la sentenza nel processo all’agente Luigi Spaccarotella, per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri.Il poliziotto e’ accusato di omicidio volontario. Gabriele Sandri mori’ l’11 novembre 2007, ucciso da un colpo di pistola nell’area di servizio di Badia Al Pino, sull’A1, ad Arezzo. Il processo si aprira’ il 20 marzo davanti alla corte di assise della citta’ toscana.

fonte Ansa

300 Atalantini a Genova nonostante il divieto

Prima della partita il questore di Genova, Salvatore Presenti (già questore di Bergamo), è andato a salutare i trecento tifosi atalantini che, pur non potendo entrare allo stadio di Marassi, hanno deciso di sostenere la squadra facendo sentire la propria voce dall'esterno, sul piazzale antistante l'impianto.

Fonte: www.ecodibergamo.it

Interista accoltellato, torna la guerra fra ultrà

Alle volanti arrivate davanti al suo negozio di abbigliamento e articoli sportivi ha detto di non sapere spiegare tanta violenza. Ma quella che in apparenza era una normale aggressione a scopo di rapina è passata in mano agli investigatori della Digos, che dopo i sette arresti per la scazzottata in curva nel derby temono un’escalation. La vittima, RB, una trentina d’anni abbondanti, è un noto leader degli Ultras Inter 1975.

Due o tre persone incappucciate e armate di coltello e bastoni hanno fatto irruzione nel suo negozio: botte e un fendente a un braccio, guaribile in un paio di settimane, senza rubare nulla. E sono scattate cinque perquisizioni a casa di altrettanti militanti di Guerrieri Ultras e Brigate Rossonere, le due fazioni della curva milanista coinvolte nei fatti del derby: non sono state trovate armi («Anche perché se lo aspettavano», spiegano in via Fatebenefratelli), sequestrati solo alcuni indumenti che potrebbero dare qualche indizio utile. Alla Digos non esitano a mettere in relazione i due episodi.

Dopo Inter-Milan, l’aggressione a sei tifosi della Banda Bagaj dopo una scaramuccia per uno striscione, c’era stato un tentativo di chiarimento tra i leader delle due curve. La tensione, evidentemente, resta comunque molto alta.


Fonte articolo: La Repubblica

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