Dopo il crack Parmalat, dopo un fallimento e tre anni d'amministrazione
straordinaria, dopo la pseudo-asta, il PARMA Calcio è stato finalmente
ceduto.
Tre anni d'inferno, così possiamo riassumere la gestione di Enrico Bondi.
Nonostante il tracollo economico il PARMA è rimasto nella massima serie,
sfruttando una legge dello Stato in contrasto con la legislazione
sportiva. Debiti congelati, creditori inculati; è questa la "magica"
ricetta capace di risollevare qualsiasi azienda in crisi. Ma Bondi, il
commissario dal superstipendio, è riuscito ugualmente ad affossare il
PARMA Fc. Ha preso una squadra che lottava per la Champions e l'ha
portata stabilmente in zona retrocessione. Aveva un solo compito:
vendere il PARMA. Ha impiegato tre anni. Tre anni che sono serviti a
sperperare tutto il patrimonio societario.
Ieri, 24 gennaio 2007, il Ministero dello Sviluppo Economico ha dato il
benestare all'operazione di vendita. Il PARMA passa all'imprenditore
bresciano Tommaso Ghirardi, a capo di una cordata in cui figura anche la
Banca Monte Parma. Finalmente abbiamo una società!
Un passo fondamentale, per troppo tempo rimandato, s'è finalmente
compiuto. Un passo nella direzione giusta, per la salvezza del PARMA
Calcio.
Accogliamo amichevolmente chi ha deciso di guidare la società calcistica
della nostra Comunità. Siamo coscienti che ciò è frutto di un impegno
economico, ma speriamo non solo di quello. Non chiediamo questo o
quell'acquisto; chiediamo passione. Chiediamo amore per PARMA e per il
PARMA, per le nostre tradizioni e per i nostri simboli, per tutta la
tifoseria Gialloblu Crociata. Perché il PARMA Calcio non è solo una
società che si può comprare o vendere, ma è anche un bene inalienabile
della città e della tifoseria.
A Tommaso Ghirardi, nuovo presidente, auguriamo BUON LAVORO!
⚠️ Abbiamo deciso di abilitare i commenti su tutti i post del Blog, senza alcuna forma di censura. ⚠️
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25 gennaio 2007
19 gennaio 2007
Parma-Torino: il comunicato dei Boys 1977
Comunicato dei Boys 1997, lo
storico gruppo ultras del parma, in vista del prossimo impegno di
campionato contro il Torino.
"Il Parma calcio ha raccolto soltanto 12 punti in tutto il girone di andata, ed ora è penultimo in classifica. Una situazione estremamente preoccupante, figlia di una gestione societaria dissennata. Non si è voluto vendere la società (in tre anni, un record da Guinness dei primati), ma si è venduto e svenduto tutto il suo patrimonio.
La squadra ha fallito praticamente tutti gli appuntamenti più importanti (quelli alla sua portata), dimostrando di non avere carattere, grinta e senso del dovere.
Lottare per la salvezza significa tifare per i gialloblu, significa combattere chi ha impoverito la società senza venderla, significa adoprarsi affinché chi indossa la casacca del Parma Fc la onori impegnandosi al massimo.
Il tifoso DEVE contestare chi non simpegna e chi non svolge diligentemente il proprio lavoro, ma solo dopo aver sacrificato tutto sé stesso, sostenendo il Parma anche quando le cose vanno male.
Luca Bucci, dopo la vergognosa prestazione di Empoli, ha dichiarato che la squadra è stata abbandonata dai propri tifosi. Ma noi non abbandoneremo mai il nostro Parma. Noi seguiremo il Parma sempre e ovunque, indipendentemente dalla categoria e da chi veste la Maglia, perché amiamo la nostra città e i nostri colori. Ma è proprio questo amore, oggi, che ci spinge a lottare con tutti i mezzi per la salvezza. E in questa battaglia non possiamo essere lasciati da soli, perché i destini del Parma riguardano tutta la comunità.
Stiamo scendendo in Serie B. Non solo noi dei Boys, non solo undici che indossano la crociata; tutta Parma. Perché se il Parma cadrà nei cadetti sarà peggio per gli ultras e per i tifosi, ma sarà peggio anche per le nostre istituzioni e per i nostri rappresentanti; per chi fa trasmissioni e scrive sul Parma calcio; per unintera città che ha goduto dei successi internazionali della propria squadra.
E fondamentale una reale unità dintenti, così come accadde in occasione della marcia restare in A e dello spareggio a Bologna. TUTTA LA CITTA deve lottare per la propria SALVEZZA!!!
Vogliamo trasformare il Tardini in una torcida incandescente, capace di incutere timore agli avversari e di trascinare i nostri giocatori alla vittoria.
Domenica arriva il Torino e ci servono punti; dobbiamo spingere la squadra alla vittoria e per farlo: tutti dobbiamo contribuire alla causa. Ai dirigenti chiediamo di favorire la partecipazione dei tifosi abbassando i prezzi dei tagliandi. Ai giornalisti di stimolare la tifoseria e la città con servizi ad hoc (sulla conquista della Seria A, sulle nostre vittorie, sui nostri momenti più difficili, ecc.). Ai rappresentanti della comunità di promuovere la partecipazione popolare e di essere presenti alle partite. Ai tifosi di venire al Tardini di buonora, di portare la sciarpa e magari una bandiera, di cantare a squarciagola seguendo il microfono, senza pause e senza tentennamenti fino al novantesimo. Noi, grazie ad una parte dei contributi raccolti con la nostra riffa, siamo già al lavoro per colorare la Curva Nord.
Se cadremo sarà solo dopo aver fatto il nostro dovere fino in fondo.
Noi vogliamo restare in Serie A".
"Il Parma calcio ha raccolto soltanto 12 punti in tutto il girone di andata, ed ora è penultimo in classifica. Una situazione estremamente preoccupante, figlia di una gestione societaria dissennata. Non si è voluto vendere la società (in tre anni, un record da Guinness dei primati), ma si è venduto e svenduto tutto il suo patrimonio.
La squadra ha fallito praticamente tutti gli appuntamenti più importanti (quelli alla sua portata), dimostrando di non avere carattere, grinta e senso del dovere.
Lottare per la salvezza significa tifare per i gialloblu, significa combattere chi ha impoverito la società senza venderla, significa adoprarsi affinché chi indossa la casacca del Parma Fc la onori impegnandosi al massimo.
Il tifoso DEVE contestare chi non simpegna e chi non svolge diligentemente il proprio lavoro, ma solo dopo aver sacrificato tutto sé stesso, sostenendo il Parma anche quando le cose vanno male.
Luca Bucci, dopo la vergognosa prestazione di Empoli, ha dichiarato che la squadra è stata abbandonata dai propri tifosi. Ma noi non abbandoneremo mai il nostro Parma. Noi seguiremo il Parma sempre e ovunque, indipendentemente dalla categoria e da chi veste la Maglia, perché amiamo la nostra città e i nostri colori. Ma è proprio questo amore, oggi, che ci spinge a lottare con tutti i mezzi per la salvezza. E in questa battaglia non possiamo essere lasciati da soli, perché i destini del Parma riguardano tutta la comunità.
Stiamo scendendo in Serie B. Non solo noi dei Boys, non solo undici che indossano la crociata; tutta Parma. Perché se il Parma cadrà nei cadetti sarà peggio per gli ultras e per i tifosi, ma sarà peggio anche per le nostre istituzioni e per i nostri rappresentanti; per chi fa trasmissioni e scrive sul Parma calcio; per unintera città che ha goduto dei successi internazionali della propria squadra.
E fondamentale una reale unità dintenti, così come accadde in occasione della marcia restare in A e dello spareggio a Bologna. TUTTA LA CITTA deve lottare per la propria SALVEZZA!!!
Vogliamo trasformare il Tardini in una torcida incandescente, capace di incutere timore agli avversari e di trascinare i nostri giocatori alla vittoria.
Domenica arriva il Torino e ci servono punti; dobbiamo spingere la squadra alla vittoria e per farlo: tutti dobbiamo contribuire alla causa. Ai dirigenti chiediamo di favorire la partecipazione dei tifosi abbassando i prezzi dei tagliandi. Ai giornalisti di stimolare la tifoseria e la città con servizi ad hoc (sulla conquista della Seria A, sulle nostre vittorie, sui nostri momenti più difficili, ecc.). Ai rappresentanti della comunità di promuovere la partecipazione popolare e di essere presenti alle partite. Ai tifosi di venire al Tardini di buonora, di portare la sciarpa e magari una bandiera, di cantare a squarciagola seguendo il microfono, senza pause e senza tentennamenti fino al novantesimo. Noi, grazie ad una parte dei contributi raccolti con la nostra riffa, siamo già al lavoro per colorare la Curva Nord.
Se cadremo sarà solo dopo aver fatto il nostro dovere fino in fondo.
Noi vogliamo restare in Serie A".
18 gennaio 2007
Il Comunicato dei PMM Alessandria
Abbiamo deciso di scrivere per unirci al pensiero di tutti i gruppi
organizzati che fanno parte della GRADINATA NORD e per rendere pubblico
il nostro disappunto verso il Sig Gianni Bianchi presidente della nostra
amatissima U.S. Alessandria Calcio 1912. Con queste poche righe
chiediamo anche noi in modo pubblico e civile al Sig Presidente di
vendere la società. L'Alessandria non è certo un giocattolo o uno
strumento per attirare attenzioni e interessi e nessuno deve permettersi
di utilizzarla per questi scopi! Questa squadra di calcio rappresentava
e deve tornare a farlo, il cuore pulsante di una città che dorme ormai
da anni! L'inizio dell'avventura del Sig Bianchi circa due anni fa, pur
con qualche perplessità anche perché; era costata la perdita di un treno
importante quale il duo Omodeo- La Rosa sul quale poter salire, aveva
riportato entusiasmo al tifo alessandrino e molti di noi pensavamo fosse
arrivato il timoniere giusto per una nave che era già affondata troppe
volte. Finalmente un Alessandrino come presidente della squadra della
città!!! Ma dopo poco tempo l'entusiasmo è svanito a causa di mille
promesse fatte ma mai mantenute, risultati scarsissimi a livello tecnico
e un'arroganza mai vista nei confronti di una tifoseria che dovrebbe
essere motivo di vanto per un Presidente che invece non perde occasione
per discriminarla e gettargli fango incolpandola spesso dei cattivi
risultati sul campo. Siamo stufi di una dirigenza che pensa solo ai
propri interessi, vogliamo persone serie con passione e progetti
credibili, sarebbe il sogno di tutti noi avere un Presidente amico dei
tifosi, un Presidente che capisca quanto sia importante per noi questa
squadra e che non permetta più di fare figure meschine sui campetti di
periferia in un campionato di serie D con il quale L'Alessandria Calcio
non deve avere niente a che fare. Presidente se ne vada e lasci spazio a
chi si intende di calcio e ha veramente voglia di riportare
l'Alessandria Calcio al suo antico splendore!!!
Pochi Ma...Maledetti!!!
www.pochimamaledetti.it
Pochi Ma...Maledetti!!!
www.pochimamaledetti.it
4 dicembre 2006
COMUNICATO IRRIDUCIBILI LAZIO 1987
Gli Irriducibili Lazio comunicano che in occasione del derby Lazio -
Roma si asterranno nel fare striscioni e cori provocatori in segno di
gratitudine verso la Sud e non solo, per la solidarieta', sensibilita' e
partecipazione espressa per le note vicende giudiziarie che ci
riguardano e per rispetto della maggioranza dei tifosi della Lazio cosi'
vicini a noi che non meritano di vivere in silenzio quello che e' un
evento speciale, per questo torniamo a tifare solo ed esclusivamente per
il derby.
IRRIDUCIBILI LAZIO
IRRIDUCIBILI LAZIO
8 novembre 2006
Genoa-Boca Juniors, è gemellaggio tra "Gradinata Nord" e "Doce"
Nonostante rapporti dirigenziali non proprio idilliaci cresce l'amicizia tra le due curve.
Fra Genoa e Boca Juniors da quasi un anno i rapporti sono tesi per il braccio di ferro su Fernando Forestieri. Il grande gelo resta però confinato a livello dirigenziale. Anzi, con l'eccezione del presidente Mauricio Macrì, la commissione che guida gli Xeneizes si è rassegnata ed è dispiaciuta soltanto perché el Topa ha scelto l'Italia alla Nazionale argentina.
Fra i tifosi invece il legame è sempre saldo: a Buenos Aires è nato il Genoa Club La Boca, regolarmente affiliato all'Associazione Club Genoani; per reciprocità esiste anche il Peña Zeneize "Forza Boca" Genova Italia. Condizione indispensabile per l'iscrizione? «Essere genoani e tifare Boca», spiega il presidente Matteo Scalise. Che rivela: «Ho amici sampdoriani che simpatizzano Boca e vorrebbero iscriversi. Non è possibile». I tifosi della Doce, la componente ultrà del Boca, conoscono ovviamente la Samp, «perché Tito Cucchiaroni ha giocato con loro e anche Veron prima di passare in blucerchiato», ricorda Scalise.
Però sono legati al Genoa anche perché quando il Boca è stato fondato nel 1905 esisteva solo il Grifone. Anche oggi la maggior parte dei sostenitori gialloblù ha infatti antenati genovesi. Persino nella finale di Coppa Libertadores (l'equivalente sudamericano della Champions League) fra Boca e San Paolo diversi fra i capi tifosi Xeneizes indossavano la casacca rossoblù. Scalise è invitato spesso a Buenos Aires ed è amico tanto dei dirigenti quanto dei leader della Doce.
Fonte Secolo XIX
Fra Genoa e Boca Juniors da quasi un anno i rapporti sono tesi per il braccio di ferro su Fernando Forestieri. Il grande gelo resta però confinato a livello dirigenziale. Anzi, con l'eccezione del presidente Mauricio Macrì, la commissione che guida gli Xeneizes si è rassegnata ed è dispiaciuta soltanto perché el Topa ha scelto l'Italia alla Nazionale argentina.
Fra i tifosi invece il legame è sempre saldo: a Buenos Aires è nato il Genoa Club La Boca, regolarmente affiliato all'Associazione Club Genoani; per reciprocità esiste anche il Peña Zeneize "Forza Boca" Genova Italia. Condizione indispensabile per l'iscrizione? «Essere genoani e tifare Boca», spiega il presidente Matteo Scalise. Che rivela: «Ho amici sampdoriani che simpatizzano Boca e vorrebbero iscriversi. Non è possibile». I tifosi della Doce, la componente ultrà del Boca, conoscono ovviamente la Samp, «perché Tito Cucchiaroni ha giocato con loro e anche Veron prima di passare in blucerchiato», ricorda Scalise.
Però sono legati al Genoa anche perché quando il Boca è stato fondato nel 1905 esisteva solo il Grifone. Anche oggi la maggior parte dei sostenitori gialloblù ha infatti antenati genovesi. Persino nella finale di Coppa Libertadores (l'equivalente sudamericano della Champions League) fra Boca e San Paolo diversi fra i capi tifosi Xeneizes indossavano la casacca rossoblù. Scalise è invitato spesso a Buenos Aires ed è amico tanto dei dirigenti quanto dei leader della Doce.
Fonte Secolo XIX
20 ottobre 2006
Palermo-Inghilterra, ci risiamo
Niente da fare, allInghilterra del pallone Palermo non piace proprio.
Cosa suscitino nei tifosi dOltremanica il rosa e il nero, non ci è dato
saperlo, ma è davvero curioso laccanimento Made in England nei
confronti di una compagine che solo dallo scorso anno ha cominciato a
calcare palcoscenici europei. Il mondo delle curve, si sa, attinge a
piene mani dal calderone delle etichette e dei luoghi comuni, con fini
prevalentemente goliardici. Ma in terra albionica il limite tra ironia e
cattivo gusto è stato oltrepassato da un pezzo. Prima lattacco
gratuito di Mourinho nel novembre 2004 («Se ho bisogno di quattro o
cinque guardie del corpo per la trasferta contro il Porto? Direi di sì
affermò lamabile tecnico del Chelsea - Se ti rechi a Palermo, penso
che ne avresti bisogno»), poi le celebri t-shirt confezionate dagli
inglesi in occasione di West Ham-Palermo, sfida ribattezzata The Hammers
vs The Mafia, e infine gli scontri in pieno centro alla vigilia del
match di ritorno.
Ed è proprio sui fatti di piazza Olivella che il Sunday Sun torna con testimonianze drammatiche dei tifosi inglesi e nuove ricostruzioni apocalittiche, in una sorta di avvertimento per i 3000 fans del Newcastle attesi a Palermo per la sfida di Uefa. Secondo alcuni sostenitori degli Hammers, sarebbero stati circa 500 palermitani, tra cui donne e bambini, a dare il via alle ostilità, armati di coltelli e bottiglie, pietre e razzi, con il benestare, particolare non da poco, delle forze dellordine, che avrebbero inoltre sottratto i telefoni cellulari ai supporters dOltremanica per impedirgli di scattare foto compromettenti. Uno scenario da brividi, di cui sarebbe responsabile la stampa italiana, colpevole, secondo il Sunday Sun, di aver contribuito a surriscaldare gli animi. Per la cronaca, come affermato dalle forze di Polizia, furono i tifosi inglesi a dare il via alla rissa, in seguito ad alcuni diverbi sorti tra di loro, coinvolgendo, in un secondo momento, alcuni sostenitori rosanero presenti in zona.
Insomma, larticolo del Sunday Sun, apparso eccessivamente forzato, non sembra essere altro che il solito tentativo di infiammare una vigilia con ulteriori tensioni, di cui non si sente affatto il bisogno. I tifosi del Palermo, ormai, non ci fanno neanche più caso. Per loro, conta solo una cosa: che alle solite provocazioni, Corini e compagni rispondano alla solita maniera.
Goal.com
Ed è proprio sui fatti di piazza Olivella che il Sunday Sun torna con testimonianze drammatiche dei tifosi inglesi e nuove ricostruzioni apocalittiche, in una sorta di avvertimento per i 3000 fans del Newcastle attesi a Palermo per la sfida di Uefa. Secondo alcuni sostenitori degli Hammers, sarebbero stati circa 500 palermitani, tra cui donne e bambini, a dare il via alle ostilità, armati di coltelli e bottiglie, pietre e razzi, con il benestare, particolare non da poco, delle forze dellordine, che avrebbero inoltre sottratto i telefoni cellulari ai supporters dOltremanica per impedirgli di scattare foto compromettenti. Uno scenario da brividi, di cui sarebbe responsabile la stampa italiana, colpevole, secondo il Sunday Sun, di aver contribuito a surriscaldare gli animi. Per la cronaca, come affermato dalle forze di Polizia, furono i tifosi inglesi a dare il via alla rissa, in seguito ad alcuni diverbi sorti tra di loro, coinvolgendo, in un secondo momento, alcuni sostenitori rosanero presenti in zona.
Insomma, larticolo del Sunday Sun, apparso eccessivamente forzato, non sembra essere altro che il solito tentativo di infiammare una vigilia con ulteriori tensioni, di cui non si sente affatto il bisogno. I tifosi del Palermo, ormai, non ci fanno neanche più caso. Per loro, conta solo una cosa: che alle solite provocazioni, Corini e compagni rispondano alla solita maniera.
Goal.com
25 settembre 2006
Tifoso di Castenedolo denunciò: «Sono stato picchiato»
Tifoso assolto, poliziotto condannato. È questo, in estrema sintesi, il
risultato di una vicenda giudiziaria che si trascinava da anni, che ha
visto in aula un tifoso, accusato di resistenza a pubblico ufficiale e
un agente di polizia, accusato di lesioni. La vicenda, vecchia di sei
anni, è arrivata ieri alla fase finale con la sentenza pronunciata ieri
mattina dal giudice Maria Chiara Minazzato. Il giudice ha assolto
Massimo Franzoni, di Castenedolo, assistito dall’avvocato Francesco
Corbetta e condannato a sei mesi (con sospensione della pena) il
poliziotto Angelo Celotto, che all’epoca dei fatti era in servizio alla
polizia ferroviaria di Brescia, il corpo che presta servizio e
garantisce la sicurezza dei cittadini in stazione.
La vicenda risale al 6 settembre 2000. Ben sei anni fa. In stazione, come ricostruito dalla difesa, è in partenza un treno speciale per Vicenza. Il Brescia deve scendere in campo, il treno è pieno zeppo di tifosi che vogliono incitare i loro beniamini fino a restare senza voce. Forse c’è qualche scaramuccia, forse i sostenitori delle Rondinelle si agitano più del dovuto, forse la situazione si presenta preoccupante. La polizia effettua un controllo, gli agenti salgono sul treno e, dopo le varie verifiche, prelevano due tifosi. Uno dei due è Massimo Franzoni. I due vengono portati negli uffici della polizia ferroviaria. Gli agenti controllano i documenti, fanno accertamenti. E il risultato è che il treno speciale parte, senza Franzoni e senza l’altro tifoso. A questo punto Franzoni perde la calma, si innervosisce, impreca. Forse passa i limiti. Un poliziotto, Angelo Celotto, come ricostruito dalla difesa, lo porta in un altro ufficio e, come denuncerà il tifoso, comincia a picchiarlo. Dalla stanza Franzoni esce malconcio, tanto che va al pronto soccorso dove gli viene riscontrata la frattura di due costole e un trauma cranico-facciale importante. Il tifoso sporge denuncia e contestualmente la polizia denuncia Franzoni per resistenza a pubblico ufficiale.
Franzoni non lascia perdere e ieri, dopo sei anni, in cui dichiara di aver subito intimidazioni e minacce, oltre che vari danneggiamenti (ma non ha mai sporto alcuna denuncia) è convinto di aver ottenuto giustizia. Il giudice che l’ha assolto ha creduto al suo racconto, alla versione della difesa. Il poliziotto, che dopo l’episodio non è più in servizio in stazione, è stato condannato, come detto a sei mesi, oltre che al risarcimento del danno civile con il pagamento di una provvisionale di 3.000 euro.
Ci sono voluti sei lunghi anni, ma alla fine Franzoni, tifoso privato di una partita del Brescia, è convinto di aver ottenuto la giustizia che cercava.
w.p.
www.bresciaoggi.it
La vicenda risale al 6 settembre 2000. Ben sei anni fa. In stazione, come ricostruito dalla difesa, è in partenza un treno speciale per Vicenza. Il Brescia deve scendere in campo, il treno è pieno zeppo di tifosi che vogliono incitare i loro beniamini fino a restare senza voce. Forse c’è qualche scaramuccia, forse i sostenitori delle Rondinelle si agitano più del dovuto, forse la situazione si presenta preoccupante. La polizia effettua un controllo, gli agenti salgono sul treno e, dopo le varie verifiche, prelevano due tifosi. Uno dei due è Massimo Franzoni. I due vengono portati negli uffici della polizia ferroviaria. Gli agenti controllano i documenti, fanno accertamenti. E il risultato è che il treno speciale parte, senza Franzoni e senza l’altro tifoso. A questo punto Franzoni perde la calma, si innervosisce, impreca. Forse passa i limiti. Un poliziotto, Angelo Celotto, come ricostruito dalla difesa, lo porta in un altro ufficio e, come denuncerà il tifoso, comincia a picchiarlo. Dalla stanza Franzoni esce malconcio, tanto che va al pronto soccorso dove gli viene riscontrata la frattura di due costole e un trauma cranico-facciale importante. Il tifoso sporge denuncia e contestualmente la polizia denuncia Franzoni per resistenza a pubblico ufficiale.
Franzoni non lascia perdere e ieri, dopo sei anni, in cui dichiara di aver subito intimidazioni e minacce, oltre che vari danneggiamenti (ma non ha mai sporto alcuna denuncia) è convinto di aver ottenuto giustizia. Il giudice che l’ha assolto ha creduto al suo racconto, alla versione della difesa. Il poliziotto, che dopo l’episodio non è più in servizio in stazione, è stato condannato, come detto a sei mesi, oltre che al risarcimento del danno civile con il pagamento di una provvisionale di 3.000 euro.
Ci sono voluti sei lunghi anni, ma alla fine Franzoni, tifoso privato di una partita del Brescia, è convinto di aver ottenuto la giustizia che cercava.
w.p.
www.bresciaoggi.it
10 settembre 2006
ONDA D'URTO 77 SAMB SI E' SCIOLTA
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – 8 settembre 2006: l’Onda d’Urto Samb non
esiste più. Ora è ufficiale. Ammainata un’altra delle bandiere del tifo
italiano. Dopo le Brigate Nerazzurre dell’Atalanta, la Fossa dei Leoni
del Milan o i Nord Kaos dell’Udinese, tanto per restare alla stretta
attualità, anche il teschio alato decide di farsi da parte. Parentesi:
il paragone coi gruppi sopraelencati non può e non deve far sorridere
perchè quello sambenedettese è stato un modello, indiscutibile, di tifo a
livello nazionale.
Una volta si diceva che il calcio odierno bruciava le bandiere. Quelle sul campo, però. Da qualche anno a questa parte succede la stessa cosa sugli spalti. Ricambi generazionali, la convivenza tra i gruppi che si fa più difficile, le diffide – giusto in queste ore a San Benedetto ne stanno arrivando una trentina per i fatti accaduti nel prepartita dell’ormai famoso Samb-Genoa dello scorso 23 aprile - i tempi che cambiano.
Ecco allora che anche il gruppo per antonomasia del tifo rossoblu decide di fare basta. Nasce al Ballarin, nel lontano 1977, e muore al Riviera delle Palme. Lascerà un grande, un grandissimo vuoto. Gli ultras e tutti gli sportivi sambenedettesi (e non solo) erano attaccatissimi a quel “lenzuolo” lunghissimo che per tre decenni ha accompagnato le gesta della Sambenedettese, dal Nord al Sud, in dieci o in settemila. Si lascia alle spalle un anno difficilissimo, con frizioni tra le varie entità della Cioffi, curva attualmente priva di quell’unità che di recente le aveva fatto vivere uno dei quinquenni più belli in assoluto. Gli ultimi mesi vissuti in una sorta di coma senza soluzione di continuità. Poi l’ufficialità.
«Non c’era altra soluzione – dice Giuseppe Pallesca, capo storico dell’Onda d’Urto – Eravamo rimasti davvero in pochi, nessuno ha voluto dare seguito alla storia del teschio alato». Conseguenza: una sorta di anno zero del tifo rossoblu. Un comunicato di poche righe, intrise però di profonda tristezza per una storia cancellata in pochi minuti. Lo riportiamo qui di seguito.
In seguito alle varie riunioni effettuate, si comunica lo scioglimento dell’ONDA D’URTO 77.
Di conseguenza, non verrà più esposto lo striscione, né qualsiasi altro simbolo relativo al gruppo stesso.
Si ringraziano tutti coloro che, in 29 anni di storia del gruppo, hanno contribuito a far conoscere e rispettare l’ONDA D’URTO nei vari stadi d’Italia.
Lo scioglimento del gruppo non significa che verranno meno la presenza, l’attaccamento e la passione per la Samb da parte di coloro che dell’ONDA D’URTO hanno fatto parte.
DOMENICA ARRIVA IL TARANTO E domenica al Riviera arrivano i tifosi tarantini, curva tra le più calde dell’intero girone B. Nella Nord compariranno i soli striscioni di Nucleo e Baldi Giovani. Confidiamo nell’enorme passione dei tifosi, affinchè la Nord torni più forte di prima. E’ o non è Il Tempio del Tifo?
Una volta si diceva che il calcio odierno bruciava le bandiere. Quelle sul campo, però. Da qualche anno a questa parte succede la stessa cosa sugli spalti. Ricambi generazionali, la convivenza tra i gruppi che si fa più difficile, le diffide – giusto in queste ore a San Benedetto ne stanno arrivando una trentina per i fatti accaduti nel prepartita dell’ormai famoso Samb-Genoa dello scorso 23 aprile - i tempi che cambiano.
Ecco allora che anche il gruppo per antonomasia del tifo rossoblu decide di fare basta. Nasce al Ballarin, nel lontano 1977, e muore al Riviera delle Palme. Lascerà un grande, un grandissimo vuoto. Gli ultras e tutti gli sportivi sambenedettesi (e non solo) erano attaccatissimi a quel “lenzuolo” lunghissimo che per tre decenni ha accompagnato le gesta della Sambenedettese, dal Nord al Sud, in dieci o in settemila. Si lascia alle spalle un anno difficilissimo, con frizioni tra le varie entità della Cioffi, curva attualmente priva di quell’unità che di recente le aveva fatto vivere uno dei quinquenni più belli in assoluto. Gli ultimi mesi vissuti in una sorta di coma senza soluzione di continuità. Poi l’ufficialità.
«Non c’era altra soluzione – dice Giuseppe Pallesca, capo storico dell’Onda d’Urto – Eravamo rimasti davvero in pochi, nessuno ha voluto dare seguito alla storia del teschio alato». Conseguenza: una sorta di anno zero del tifo rossoblu. Un comunicato di poche righe, intrise però di profonda tristezza per una storia cancellata in pochi minuti. Lo riportiamo qui di seguito.
In seguito alle varie riunioni effettuate, si comunica lo scioglimento dell’ONDA D’URTO 77.
Di conseguenza, non verrà più esposto lo striscione, né qualsiasi altro simbolo relativo al gruppo stesso.
Si ringraziano tutti coloro che, in 29 anni di storia del gruppo, hanno contribuito a far conoscere e rispettare l’ONDA D’URTO nei vari stadi d’Italia.
Lo scioglimento del gruppo non significa che verranno meno la presenza, l’attaccamento e la passione per la Samb da parte di coloro che dell’ONDA D’URTO hanno fatto parte.
DOMENICA ARRIVA IL TARANTO E domenica al Riviera arrivano i tifosi tarantini, curva tra le più calde dell’intero girone B. Nella Nord compariranno i soli striscioni di Nucleo e Baldi Giovani. Confidiamo nell’enorme passione dei tifosi, affinchè la Nord torni più forte di prima. E’ o non è Il Tempio del Tifo?
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