28 agosto 2009

La tessera del tifoso è un marchio registrato: scattano azioni legali

Quattro anni di incontri, centinaia di pagine fitte, un libro sul calcio visto dall’altra parte. Un best seller ancora clandestino sul cervello dei tifosi, un diario di bordo con le soluzioni per allontanare la malinconia dal pallone spremuto, premiare i virtuosi, punire i violenti (e riempire gli stadi senza copiare il modello inglese, un flop perché non ha sconfitto gli hooligans, li ha solo allontanati dagli stadi). E mentre la «Carta del Tifoso» diventa uno slogan abbastanza poliziesco o comunque fondato sul principio della schedatura preventiva, il suo ideatore Anthony Weatherill denuncia lo snaturamento di tutta l’operazione. Muro contro muro? La premessa è quella del dialogo, la federazione italiana sostenitori squadre di calcio (FISCC) è pronta a incontrare il ministro Maroni per disinnescare la rivolta e condividere un’applicazione diversa della tessera del tifoso con le forze di polizia.

Partono intanto le querele nei confronti di chi — dice Weatherill attraverso lo studio legale Nava e associati di Roma — utilizza in modo illecito i marchi depositati: Inter e Juventus per cominciare, ma ci saranno presto altre società, Fiorentina compresa, e gli istituti di credito intermediari per l’emissione delle tessere elettroniche…
La «CARTA DEL TIFOSO» è un marchio e Weatherill
l’ha depositato nel 2007. Una decisione — precisa lui — presa per vigilare sull’applicazione corretta di una ricerca lunga 4 anni e consegnata alle autorità. E poi cos’è successo? «L’ultima cosa che vorrei fare — dice Anthony Weatherillè sembrare astioso o vendicativo perché mi hanno rubato l’idea. Se avessero applicato bene il mio dossier sarei stato zitto. Invece no. Questo insieme di decisioni è piovuto addosso ai clienti dello stadio, alla gente che porta sentimento e passione, non è stato concordato insieme a loro. La chiamino ’carta della Lega’, non ’carta del tifoso’…».


Fonte: Il Giorno