17 luglio 2001

Governo e mondo dello sport in sinergia per prevenire e reprimere la violenza negli stadi.

E' bastata poco più di un'ora perché il vertice, convocato a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, sancisse il pieno accordo tra le forze del nuovo governo e il mondo del calcio. Obiettivo comune: combattere con ogni mezzo gli atti criminali e il clima di impunità che regna sui campi di gioco. Tutto all'insegna dei tempi brevi. La prima scadenza fissata è la fine di agosto, prima dell'inizio del campionato, con la presentazione del testo del disegno di legge antiviolenza rinnovato e aggiornato. Un progetto che vedrà lavorare allo stesso tavolo ministero dell'Interno, relativamente alla sezione dell'ordine pubblico, quello della Giustizia, per rendere immediata l'applicazione delle pene, e quello dei Beni culturali vigilante sullo sport per gli aspetti legati proprio al mondo sportivo. Il primo passo è segnato dalla costituzione di una commissione tecnica presso la presidenza del consiglio coordinata dall'ex presidente del Coni, oggi sottosegretario ai Beni culturali, Mario Pescante. Il gruppo, nel quale sono stati chiamati anche il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, e quello della Lega Giorgio Marchetti, è già al lavoro e per giovedì ha fissato la prima riunione. L'iter, iniziato oggi, dovrebbe portare all'approvazione in Consiglio dei Ministri di un provvedimento di legge e l'attuazione di misure più severe. "C'è stata intesa completa - ha detto Mario Pescante - Siamo tutti d'accordo sulla necessità di un provvedimento legislativo liberato dai tanti articoli che le precedenti proposte contenevano. C'era anche del buono, ma alcune erano troppo punitive per il mondo dello sport". Il testo avrà come punto di riferimento la legge approvata in Inghilterra. La prevenzione dovrà comunque essere affiancata alla repressione degli atti criminali, che hanno per protagonisti "non dei tifosi, ma dei veri delinquenti" ha sottolineato il presidente della Lega, Franco Carraro. Il mondo del calcio reclama un clima più sereno all'interno degli stadi. "Non è la stessa cosa: ma forse al cinema o nei teatri c'è bisogno della polizia? - ha detto Carraro - Lo stato risparmierà in futuro, evitando di impiegare ogni domenica più di 11 mila agenti sui campi". La nuova linea anti-violenza è poco incline alle spiegazioni di tipo sociologico. "La stagione 2000/01 è stata disastrosa per l'ordine pubblico - continua Carraro - Questi incidenti non sono causati dai risultati sportivi: i delinquenti, e noi sappiamo chi sono, commettono violenze anche quando la squadra vince. Né si scatenano per problemi di tipo economico".
"Negli stadi c'è troppa impunità - spiega Pescante - con fenomeni giustificati in modo sociologico. Noi lo respingiamo: sono atti criminali e come tali vanno trattati". Tra le iniziative che verranno adottate come misure preventive c'è anche l'uso di campioni dello sport per riportare tra i tifosi quel clima di serenità che il calcio merita. Ma chi sbaglia deve pagare e la legge deve garantire un'applicazione rapida delle pene, ricorrendo a istituti giuridici specifici e ai giudizi per direttissima.
La storia delle violenze delle vittime negli stadi ha scritto pagine tristi anche nella stagione passata: Antonino Currò, il giovane messinese morto dopo 15 giorni di coma, è solo l'ultimo di un lungo elenco. Molte violenze ancora non hanno trovato un colpevole.