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31 agosto 2011

Comunicato FAS Udine “FRIULANI AL SEGUITO”

Il gruppo “Friulani al Seguito” ha deciso di sospendere temporaneamente la propria attività. Non è uno scioglimento ma un’autosospensione a tempo indeterminato. Non esistono per noi, in questo momento, i presupposti morali per poter occupare il nostro posto in “Curva Nord” al fianco degli altri gruppi e sostenere con passione e costanza la Nostra Amata Udinese come abbiamo fatto in tutti questi anni. Chi vive la nostra “Curva” e l’essere “Ultras” condividerà questo nostro importante segnale; per gli altri sarebbero, come sempre, parole buttate al vento, l’ennesima pretesto per sparlare e non agire per il bene comune che è e sarà sempre l’amore per la maglia bianconera. La coerenza, per noi, prima di tutto.

(fas)

26 agosto 2011

Comunicato U.N. 1908 Curva Nord Novara

Comunicato U.N. 1908 Curva Nord Novara contro la tessera del tifoso

Il Direttivo degli Ultras Novara 1908, in linea con le decisioni prese negli ultimi anni, nonostante la conquista della massima serie da parte della nostra squadra, non cambia assolutamente il nostro modo di pensare ne i nostri ideali e rende noto che ci asterremo dal fare la tessera del tifoso.
Consapevoli dei sacrifici che ci attenderanno in questa stagione, faremo il possibile e l'impossibile per essere presenti anche lontano dal piola.

U.N 1908 ---- SENZA TESSERA MA A TESTA ALTA ----

28 luglio 2011

Comunicato Riunione Tifoseria Brescia1911

In merito a quanto apparso nelle settimane scorse su vari siti internet e quotidiani locali
riguardo ad una possibile riunificazione della tifoseria, vogliamo esprimere – per la prima volta
e pubblicamente – il nostro pensiero.
Un pensiero – inutile dirlo – sviluppato negli anni sulla base di ragioni oggettive e di scelte
dettate esclusivamente dalla coscienza di tutti noi.
Un pensiero consolidato ieri sera durante una lunga e appassionata riunione.
Ma prima di procedere, vogliamo chiarire una cosa: sebbene ognuno di noi avrebbe potuto
portare delle ragioni soggettive a difesa di quella che si è poi rivelata la scelta finale del nostro
gruppo, al centro di tutto abbiamo messo come sempre il bene del Brescia e – soprattutto -
l'amore per la nostra fantastica Curva e per i suoi Ultras.
Concetti che – per quanto ci riguarda – sono sempre stati alla base di ogni nostra iniziativa.
Questo naturalmente non ci ha impedito negli anni di fare errori, alcuni dei quali anche
grossolani. Sbagli per i quali abbiamo pagato ampiamente e ai quali abbiamo sempre cercato di
rimediare, riscattando così il nostro onore.
Niente può perciò inficiare la nostra totale buona fede, la nostra lealtà, la nostra trasparenza, la
nostra sincerità e in particolar modo il nostro tentativo di preservare valori e principi che ci
hanno sempre caratterizzato.
Per questo, aldilà della buona volontà di ognuno, quest'unione non è per noi fattibile, almeno
ora (potrebbe però esserlo in futuro, noi non poniamo chiusure definitive): troppe questioni ci
separano ancora, soprattutto quella relativa alla "tessera del tifoso"; uno "strumento" accettato
dagli altri gruppi ma assolutamente rifiutato dal nostro.
Abbiamo quindi deciso di non aderire al "progetto" succitato e di non partecipare alle prossime
riunioni pubbliche.
Lo facciamo chiaramente senza voler insegnare niente a nessuno, con la consueta umiltà, il
necessario rispetto e lasciando senz'altro libertà di scelta a tutti coloro che nobilmente pensano
- e sperano – di rilanciare una tifoseria "agitata" e complessa come la nostra.
In virtù degli equilibri raggiunti – con molta fatica – negli ultimi tempi, sottolineiamo la nostra
intenzione di non ostacolare l'intento degli altri gruppi organizzati; anzi, con la stessa serenità
che ha contraddistinto i vari incontri precedenti a questo "progetto", vogliamo augurare
sinceramente buona fortuna ai fautori dello stesso, con la speranza di vedere la tifoseria trarne
vantaggi veri e duraturi, e con la certezza che tutte le opinioni (quindi anche la nostra) possano
pesare su questa delicatissima scelta.

Brescia 1911

27 aprile 2011

Comunicato Sconvolts Savona

NON PIU' ALLO STADIO MA PER SEMPRE SCONVOLTS NELLA VITA

Mai ci siamo distinti per i nostri comunicati, né mai avremmo pensato di scriverne uno così.

Perchè anche le storie più belle sono destinate a finire, ma comunque avremmo pensato ad un altro finale.

Non ci siamo mai distinti per comunicati perchè alle parole sempre abbiamo preferito i fatti, e i nostri fatti son stati per circa 10 ANNI, da quando SCONVOLTS SAVONA era stato ricreato da un gruppo di amici, la presenza e il sostegno assiduo e costante ai nostri colori e alla nostra città.

Questo con quella MENTALITA’ che sempre ci ha caratterizzato, la MENTALITA’ che ci ha portato a seguire i colori biancoblù SEMPRE e dappertutto, anche quando il SAVONA navigava nei bassifondi della serie D durante svariate stagioni anonime e fallimenti vari. Quella MENTALITA’ non ci ha mai fatto abbandonare i nostri colori e il nostro striscione sempre è stato presente dove giocavano i biancoblù.

Certo, i ricordi di Voghera, Acqui e altre trasferte “di massa” rimarranno indelebili, così come i tanti pullman organizzati ma noi preferiamo ricordare le trasferte effettuate in una macchinata, quando del Savona non interessava a nessuno se non a noi, e venivamo additati da molti per la nostra PASSIONE E COSTANZA. La nostra PASSIONE E COSTANZA noi la chiamiamo semplicemente COERENZA.

Son stati 10 ANNI MERAVIGLIOSI, per noi se ne va un PEZZO DI CUORE E DI VITA, ma la nostra COERENZA E MENTALITA’ ci impongono di dire basta.

Abbiamo sempre tentato di agire per IL BENE DELLA GRADINATA, per IL BENE DEL SAVONA, ma forse oggi è giunto il momento di concludere che non siamo riusciti nei nostri propositi.

Non è presunzione ma consapevolezza se diciamo che la nostra assenza si sentirà, si noterà e verremo rimpianti. Per noi, in diverse occasioni criticati per le più svariate e assurde ragioni, sarà una vittoria.

Siamo riusciti negli anni ad avvicinare tanti giovani al SAVONA, tanti ragazzi che avrebbero potuto rappresentare il futuro della gradinata, ma adesso questo futuro non è più così roseo.

Siamo rammaricati per la squadra, perché in questo momento c’era bisogno di noi, per cercare di raggiungere un obiettivo, quello dei play off, al quale tutti insieme potevamo arrivare e in cui noi credevamo.

Ma con COERENZA diciamo basta. Forse stiamo solo anticipando i tempi, perché la repressioni e le assurde leggi di restrizione stavano facendo venire meno quel SENTIMENTO ULTRAS che era dentro ognuno di noi. Certo avremmo preferito un’altra maniera.

Concludiamo ringraziando tutti quei ragazzi che anche per un giorno si sono sentiti SCONVOLTS SAVONA, quelli che per esserlo stati ne stanno pagando ancora le conseguenze a livello giudiziario e penale, le tifoserie amiche, in particolare i ragazzi del FRONTE DEL PORTO LA SPEZIA ai quali intimiamo di non mollare, amici veri, e li esortiamo a portare avanti le loro e nostre lotte contro la TESSERA DEL TIFOSO.

Un ringraziamento a parte e speciale ai fratelli della WORKING CLASS SAVONA, che con noi hanno condiviso gran parte di tutto questo e senza i quali probabilmente non sarebbe stato lo stesso. Fratelli di IDEALI, COERENZA E MENTALITA’.

Rimarremo SCONVOLTS SAVONA dentro ognuno di noi, NEI NOSTRI IDEALI E NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI, MA MAI PIU’ ALLO STADIO.



SCONVOLTS SAVONA siamo nati e SCONVOLTS SAVONA moriremo.

23 aprile 2011

Comunicato Working Class Savona

Dopo 9 anni di attività e presenza al seguito del SAVONA 1907 F.B.C. la WORKING CLASS, ritenendo che, al momento, in Gradinata non ci siano piu' quei valori che fino ad oggi ci hanno spinto ad andare avanti e in linea con la coerenza che ci ha contraddistinto in questi anni, ha deciso all'unanimità di non proseguire ulteriormente la propria esperienza all'interno dello stadio.

Il gruppo ha deciso di concentrarsi unicamente nelle attività sociali esterne che, in misura minore, lo vedevano già coinvolto da prima.

Invitiamo, inoltre, chi è in possesso del nostro materiale a non indossarlo piu' all'interno dello stadio.

Dentro di noi porteremo per sempre ricordi, frasi, risate, gioie e amarezze che hanno reso questi nove anni un'esperienza indimenticabile e di cui saremo sempre orgogliosi.

Ringraziamo i fratelli dei RUDE BOYS VOGHERA e i cari amici dei RUDE BOYS SAMPDORIA e DRUGADOS SANKT PAULI, ringraziamo altresì chi in questi anni ci ha dato la sua stima e la sua amicizia, legami personali che ci porteremo oltre negli anni.

Un pensiero e un ringraziamento particolare ai fratelli degli SCONVOLTS SAVONA 1990 che hanno condiviso con noi buona parte del percorso in gradinata e senza i quali non sarebbe stato lo stesso.



NON PIU' ULTRAS, SEMPRE RIBELLI...

25 marzo 2011

'Vivere ultras', la clip in esclusiva

Il film di Francesco Corona sulla vita estrema di chi vive per il calcio. Nella clip, le manifestazioni, i cortei, le botte e le urla dei tifosi del Brescia per sostenere il tifoso Paolo, finito in coma per le manganellate della polizia durante una partita col Verona. Dal film documentario "Vivere ultras" di Francesco Corona. Montaggio del teaser: Claudio Domenicali

Video: http://video.espresso.repubblica.it/tutti-i-video/vivere-ultras-la-clip-in-esclusiva/402?fbclid=IwAR2NOlQTACxiqID4KQWKY-m1kzapVIdopg7-GdzkbrojtxPM_qeanIxmK0w

 

24 marzo 2011

'Così la polizia mi ha massacrato'

fonte: espresso.repubblica.it

Le cariche dopo una partita. Le manganellate alla testa. Un mese di coma. Poi il risveglio, ma con un'invalidità che durerà tutta la vita. Poi lui trova la forza di parlare e un'agente coraggiosa fa scoppiare il caso



Un giovane tifoso del Brescia massacrato a manganellate che finisce in coma. I medici lo danno per spacciato: se ce la farà a sopravvivere, dicono ai genitori, "sarà un vegetale". Dopo più di un mese di buio, invece, il ragazzo si risveglia. Parla, anche se con molta fatica. E' ancora intubato quando, alla fine del 2005, comincia a raccontare tutto a una poliziotta, che ha il coraggio di aprire un'inchiesta sui colleghi. La commissaria indaga in solitudine. Scopre verbali truccati. Testimonianze insabbiate. Filmati spariti. Poi altri poliziotti rompono l'omertà e sbugiardano le relazioni ufficiali di un dirigente della questura. Un giudice ordina di procedere. E adesso, a Verona, sta per aprirsi un processo simbolo contro otto celerini del reparto di Bologna. Una squadraccia, secondo l'accusa, capace non solo di usare "violenza immotivata e insensata su persone inermi", ma anche di inquinare le prove fino a rovesciare le colpe sulle vittime. "L'Espresso" ha ricostruito i retroscena di quella misteriosa giornata di guerriglia tra tifosi e polizia, con testimonianze e filmati inediti, scoprendo un filo nero che collega tanti casi in apparenza separati di degenerazione delle divise. Un viaggio nel male oscuro che contamina e divide le nostre forze di polizia.

"La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani... La differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare". Paolo Scaroni oggi ha 34 anni e il 100 per cento d'invalidità civile. Cammina per Brescia, la sua città, strascicando un piede rimasto paralizzato. La voce esce spezzata e lui se ne scusa ("Sono i postumi del trauma"): "Sono molto legato ai familiari di Aldovrandi. Suonava il clarinetto come me, nelle nostre vicende ci sono coincidenze incredibili. Io sono stato massacrato alle otto di sera, lui è stato ammazzato la stessa notte, sei ore dopo. Ora vogliamo fondare un'associazione: familiari delle vittime della polizia". Suo padre, bresciano di Castenedolo, capelli bianchi e mani callose, riassume il problema scuotendo la testa: "Ho sempre avuto rispetto delle forze dell'ordine. Ma adesso, quando vedo un'uniforme, non ho più fiducia". Quello di Paolo è un dolore speciale: "Oggi la cosa che mi fa più male è che mi hanno cancellato l'infanzia e l'adolescenza. Ho perso tutti i ricordi dei miei primi vent'anni di esistenza".

La vita del ragazzo senza memoria è cambiata il 24 settembre 2005. Paolo, allevatore di tori, fisico da atleta, è in trasferta a Verona con 800 tifosi. Il suo gruppo, Brescia 1911, è il più popolare e radicato. Hanno un loro codice: botte sì, ma solo a mani nude. "Niente coltelli, no droga", scrivono sugli striscioni. In quei giorni si sentono scomodi: tifosi di provincia che protestano contro "i padroni del calcio-tv" e "le schedature". Dopo la partita, i bresciani vengono scortati in stazione. E qui si scatena l'inferno: tre cariche della celere, violentissime. L'inchiesta ha identificato 32 tifosi feriti, quasi tutti colpiti alla schiena. Foto e video recuperati da "l'Espresso" mostrano, tra gli altri, una ragazza con il seno tumefatto e altri due giovani con trauma cranico e mani fratturate. Paolo ha la testa fracassata: salvato dagli amici, si rialza, vomita, sviene. Alle 19,45 entra in coma. L'ambulanza arriva con più di mezz'ora di ritardo.

Secondo la relazione ufficiale firmata da F. M., dirigente della questura di Verona, la colpa è tutta dei tifosi. Il funzionario dichiara che gli ultras bresciani "occupavano il primo binario bloccando la testa del treno", con la pretesa di "far rilasciare due arrestati". Appena le divise si avvicinano, giura il pubblico ufficiale, "il fronte dei tifosi assalta i nostri reparti con cinghie, aste di ferro, calci, pugni e scagliando massi presi dai binari". La celere li carica "solo per prevenire violenze sui viaggiatori". Paolo non è neppure nominato: una riga nella penultima pagina del rapporto cita solo "un tifoso colto da malore a bordo del treno". Chi lo ha picchiato? "Scontri con gli ultras veronesi", è la prima versione, che crolla subito: la stazione era vuota, dentro c'erano solo i bresciani scortati dagli agenti. Quindi un celerino ne racconta un'altra: Paolo sarebbe stato ferito da "uno dei massi lanciati dagli ultras" suoi amici.

Da quel giorno, per tre mesi, i tifosi di Brescia 1911 smettono di andare allo stadio: la domenica vanno a Verona in ospedale a tifare per Paolo. Che il 30 ottobre, quando ogni speranza sembra spenta, improvvisamente si risveglia durante un prelievo di sangue. In novembre la poliziotta Margherita T. riesce a interrogarlo. Mozziconi di frasi, che ricostruiscono il pestaggio: "Erano almeno quattro celerini, con i caschi. Mi urlavano: bastardo. Picchiavano con i manganelli impugnati al contrario per farmi più male". E non volevano solo immobilizzarlo: i referti medici confermano che Paolo è stato colpito "sempre e solo alla testa".

La poliziotta interroga il personale del treno. E scopre che la storia dei binari occupati dagli ultras era una balla. "I tifosi erano assolutamente tranquilli, noi eravamo pronti a partire: non ho visto nessun atto di violenza, provocazione o lancio di oggetti", dichiarano i macchinisti. Ma chi ha scatenato il caos? Quattro agenti della polizia ferroviaria testimoniano che "i disordini sono cominciati solo quando la celere ha lanciato lacrimogeni dentro uno scompartimento dove c'erano tante donne e bambini piangenti". Particolare importante: "Prima non avevamo visto nulla che giustificasse il lancio del gas". Solo allora "un centinaio di tifosi, arrabbiati e lacrimanti, ci hanno minacciato, chiedendoci come fosse possibile lanciare lacrimogeni su un treno con bambini". Ma subito, dicono gli stessi agenti, "i capi ultras si sono messi in mezzo, facendo da pacieri, per calmare gli altri tifosi dicendo che noi della Polfer non c'entravamo". In quel momento la celere carica l'intera tifoseria. Seguono 30 minuti di macelleria da Stato di polizia.

La verità dei fatti è confermata anche dai funzionari presenti della Digos di Brescia, che la stessa notte cominciano a raccogliere testimonianze e referti dei tifosi feriti. Quindi la poliziotta di Verona scopre che i filmati dei suoi colleghi, che in teoria dovrebbero aver ripreso tutti gli scontri, si interrompono proprio nei minuti in cui Paolo è stato massacrato. Peggio: nella versione consegnata ai magistrati è stato tagliato il commento finale di due agenti. "Adesso il questore ci incarna...". "Ascolta, tu prova a guardare subito le immagini di quando il...". Fine del filmato della polizia.
Mentre Scaroni passa altri 64 giorni in rianimazione, i suoi amici di Brescia 1911 si tassano per pagargli le spese legali e imbandierano la curva con uno striscione mai visto: "Giustizia per Paolo". Il tam tam unisce decine di tifoserie rivali. In febbraio Brescia è invasa da ultras di mezza Italia. Un corteo con migliaia di tifosi, preceduto da uno storico abbraccio tra i capi delle curve "nemiche" del Brescia e dell'Atalanta. "Non ci interessa che i poliziotti finiscano in galera, noi vogliamo la verità", dice ora Diego Piccinelli, il responsabile di Brescia 1911. "Nessuno potrà ridarmi la memoria o il lavoro", aggiunge Paolo, "ma il mio processo deve fermare i poliziotti violenti: a scatenare la parte peggiore è la sicurezza di farla franca".

Come molti altri processi contro uomini della legge, però, anche questo naviga conrocorrente. Solo la ricostruzione dei fatti, cioè la demolizione delle bugie ufficiali, è durata quattro anni. Il pm di turno a Verona aveva chiesto per due volte l'archiviazione, sostenendo che i caschi impedivano di riconoscere gli agenti picchiatori. Il rinvio a giudizio è stato imposto da un ex giudice istruttore, Sandro Sperandio. Ora finalmente si va in aula: prima udienza il 25 marzo. Ma l'avvocato di parte civile, Alessandro Mainardi, teme un finale all'italiana: "Rischiamo una prescrizione che sarebbe vergognosa. Se non c'è certezza della pena per le forze di polizia, come si può pretendere che i cittadini abbiano fiducia nella giustizia? Sulle responsabilità individuali siamo tutti garantisti. Ma qui, dopo tante menzogne, una cosa è certa: un ragazzo inerme è stato ridotto in fin di vita da una squadraccia che indossa ancora la divisa. Uno Stato civile avrebbe almeno risarcito i danni. Invece, dopo cinque anni, il ministero dell'Interno non si è ancora degnato di offrire un soldo". Tre mesi fa Paolo ha scritto al ministro Roberto Maroni: "La violenza va condannata e l'omertà va combattuta prima di tutto da chi rappresenta la legge". Da Roma nessuna risposta.

8 marzo 2011

Tafferugli dopo Napoli-Brescia Arrestati sette ultrà bresciani

fonte: ilgiorno.it

Brescia, 7 marzo 2011 - Sette bresciani sono stati arrestati ieri al termine della gara tra Napoli e Brescia dagli agenti della Digos partenopea diretti dal primo dirigente, Filippo Bonfiglio. I supporter bresciani, nella vicinanza dello stadio San Paolo, in via Terracina, sono scesi dal loro pullman ed hanno ingaggiato un breve scontro gli ultras napoletani che, armati di bastoni e a volto coperto, hanno lanciato oggetti contro i bus che li conducevano all’interno dello stadio. Lo scontro è stato a tratti molto violento: una rissa nel cuore della città, sotto gli occhi dei passanti.
Gli arresti sono avvenuti dopo l’esame dei filmati da parte della polizia scientifica, che dopo aver seguito la situazione hanno girato le informazioni ai colleghi che garantivano l’ordine pubblico all’interno dello stadio.
In questo modo è stato possibile intervenire subito e bloccare i supporter facinorosi, che rischiano ora di essere processati per direttissima. L’indagine, tuttavia, è ancora in corso, e non è escluso che nelle prossime ore possano essere adottati altri provvedimenti.

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