di ANTONIO MORCAVALLO
DUE tifosi cosentini sono stati diffidati (provvedimento Daspo) senza
adeguate prove. Il primo, C.C. di Montalto, per una foto in cui appare
con una bandiera in mano, il secondo, A.F. di Castrolibero, perché
trovato in auto con un altro tifoso riconosciuto dalle forze dell’ordine
tra i partecipanti agli scontri. Gli incidenti in questione sono quelli
avvenuti il 3 agosto a Norcia, tra i supporter del Cosenza e del Siena,
e che hanno portato a denunce, diffide e arresti nelle tifoserie
rossoblù e dell’Ancona (riconosciuti come partecipanti agli scontri). Ad
affermare l’infondatezza dei provvedimenti di divieto di accesso agli
impianti sportivi per i due cosentini, la Prima Sezione del Tar
dell’Umbria (presidente Pier Giorgio Lignani; Annibale Ferrari e
Pierfrancesco Ungari). Il Tribunale amministrativo ha accolto i ricorsi
presentati dagli avvocati Giandomenico Carino (per C.C.) e Roberto Le
Pera e Terenzio Fulvio Ponte (per A.F.). Secondo i giudici del Tar «la
partecipazione agli episodi di violenza» da parte di C.C. «non risulta
dimostrata dalla Questura di Perugia in modo netto e documentato».
«Soprattutto, a suo carico – scrive nella sentenza il Tar – risulta
soltanto una fotografia nella quale è raffigurato, con una bandiera in
mano, insieme ad un gruppo di tifosi cosentini, a pochi metri da altri
tifosi che appaiono intenti a scontrarsi con tifosi “avversari”. Ma
mentre per questi ultimi il coinvolgimento negli episodi di violenza
sembra innegabile, l’atteggiamento del gruppo di tifosi di cui fa parte
il ricorrente appare suscettibile di interpretazioni diverse, e
addirittura opposte. Infatti, si potrebbe supporre che i predetti
tifosi, posti in fila indiana su un muretto sormontato da una
recinzione, stessero attendendo il proprio turno per entrare in contatto
diretto con gli “avversari”; ma, al contrario, si potrebbe anche
ipotizzare che stessero aspettando il momento propizio per allontanarsi
dal luogo senza essere coinvolti negli scontri, non appena una pausa del
parapiglia lo consentisse. In definitiva, la fotografia allegata agli
atti non consente di dimostrare che anche il ricorrente abbia
partecipato ai fatti». «E’ evidente – aggiunge la Prima Sezione del Tar
dell’Umbria – che la partecipazione ad una trasferta per assistere
all’incontro della squadra del cuore non può equivalere alla
partecipazione ai fatti di violenza verificatisi in tale occasione.
Nemmeno l’essersi trovato nell’impianto al momento degli scontri, ed
anzi in prossimità dell’epicentro degli scontri, appare decisivo,
potendo essere dovuto ad una circostanza fortuita e indipendente dalla
volontà». Per quanto riguarda A.F., i giudici ammettono che «a suo
carico risulta soltanto la circostanza di essersi trovato a bordo di
un’autovettura fermata dai Carabinieri sulla S.S. Valnerina all’altezza
di S.Anatolia di Narco, circa un’ora dopo i fatti, mentre procedeva in
direzione Terni, insieme ad altri cinque tifosi cosentini. Invero, uno
di questi tifosi è stato identificato dai carabinieri come «uno dei
lanciatori di sassi e pietre verso i tifosi senesi, forze dell’ordine e
verso l’interno del rettangolo di gioco e per questo immediatamente
arrestato». Tale circostanza però «non sembra sufficiente a dimostrare
che anche il ricorrente abbia partecipato ai fatti». Per i due tifosi
rossoblù, insomma, la vittoria nelle aule di tribunale, ma anche la
consapevolezza di aver subito una ingiustizia. A dirlo, questa volta,
non sono cori o striscioni “di parte”, ma il Tar.
fonte: Il Quotidiano della Calabria
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6 aprile 2009
3 aprile 2009
Empoli-Frosinone si giocherà senza polizia allo stadio.
di FULVIO BIANCHI
“Gli stadi senza polizia”: questo il sogno delcapo della polizia, Antonio Manganelli. Ora il sogno, finalmente, si avvera. Con l’esperimento di Empoli, che gioca quest’anno in serie B. Nello stadio ci sono infatti soltanto gli steward e i responsabili del Gos, gruppo operativo sicurezza. Prima di arrivare a questo test, il questore di Firenze, Francesco Tagliente, ex capo dell’Osservatorio, ci ha però lavorato a lungo. L’iniziativa è stata presentata oggi ad Empoli, in occasione della gara casalinga col Frosinone. Per sei incontri consecutivi in questa stagione- uno dei quali “attenzionato” (cioè segnalato) dall’Osservatorio nazionale (Empoli-Salernitana)- la sicurezza allo stadio Castellani è stata gestita solo con i componenti del Gos e gli stewards, sotto la supervisione del dirigente e di tre operatori della ‘squadra stadio’ del commissariato empolese.
In occasione delle gare, i contingenti della polizia e dei carabinieri, abitualmente in servizio nelle aree di pertinenza dello stadio, sono stati impiegati infatti “in attività di controllo del territorio in ambito cittadino, pur in stato di allerta per la gestione di eventuali criticità emergenti”, come è stato spiegato nel comunicato della questura di Firenze. E questo è stato un successo importante, proprio quello che voleva Manganelli e si auguravano in tanti: recuperare poliziotti per le esigenze dei cittadini e non mandare più migliaia di agenti negli stadi. Un primato di cui sinora c’era da non essere orgogliosi. “I contingenti delle forze dell’ordine sono dunque rimasti a distanza dallo stadio-spiega ancora il comunicato della questura fiorentina- anche in occasione di accese animosità da parte dei tifosi, come accaduto lo scorso 7 marzo dopo la gara con la Salernitana, conclusasi con la contestazione della squadra campana da parte dei suoi sostenitori, prima dagli spalti e poi in prossimità della zona di accesso agli spogliatoi. L’intervento dei componenti della “squadra stadio” (della Digos, ndr), supportati da un gruppo di stewards, si è rivelato sufficiente a evitare che la situazione degenerasse”. Momenti di tensione superati anche durante Empoli-Sassuolo (21 marzo) “quando un capo tifoso della squadra ospite, seguito da altri sostenitori, ha superato il blocco degli stewards, dirigendosi verso il settore dei sostenitori locali”. L’intervento degli stessi stewards e del dirigente del commissariato hanno riportato la calma e al termine della gara il capo tifoso è stato fermato e sottoposto a Daspo”. Come visto si può fare, si possono avere stadi senza poliziotti: si inizia da uno stadio impianto, ma ora-si spera-si tenterà anche in altre realtà.
Augurandoci che, come ad Empoli, i club di calcio collaborino con la polizia: Tagliente ci è riuscito, come è riuscito a Firenze a stabilire un rapporto con i tifosi del club viola. In altre città, ce ne rendiamo conto, non è per niente facile: ma questa è la strada da seguire. Con coraggio e anche con fermezza. I club per la verità non collaborano molto col Viminale. Basta pensare che sinora soltanto due società, il Milan e l’Inter, hanno adottato la tessera del tifoso: che farà il prossimo anno il ministro Roberto Maroni? Proibirà davvero le trasferte a chi non avrà la preziosa tesserina? Gli ultrà, per ora, non ne vogliono sapere e i club si muovono con estrema lentezza, più a parole che coi fatti. Da risolvere anche il nodo delle trasferte: troppe restano proibite. Da risolvere anche il problema (antico) del San Paolo: a Napoli ci sono stati incidenti durante e dopo la gara col Milan, causati anche da circa 300 tifosi milanisti e non solo dai napoletani. Non un ultrà è stato scoperto e punito. Niente di niente: speriamo che adesso che è cambiato il questore, si possa tornare alla normalità. Intanto, applaudiamo l’esperimento di Empoli, con la speranza che trovi altre città in grado di copiarlo.
Fonte : La Repubblica
“Gli stadi senza polizia”: questo il sogno delcapo della polizia, Antonio Manganelli. Ora il sogno, finalmente, si avvera. Con l’esperimento di Empoli, che gioca quest’anno in serie B. Nello stadio ci sono infatti soltanto gli steward e i responsabili del Gos, gruppo operativo sicurezza. Prima di arrivare a questo test, il questore di Firenze, Francesco Tagliente, ex capo dell’Osservatorio, ci ha però lavorato a lungo. L’iniziativa è stata presentata oggi ad Empoli, in occasione della gara casalinga col Frosinone. Per sei incontri consecutivi in questa stagione- uno dei quali “attenzionato” (cioè segnalato) dall’Osservatorio nazionale (Empoli-Salernitana)- la sicurezza allo stadio Castellani è stata gestita solo con i componenti del Gos e gli stewards, sotto la supervisione del dirigente e di tre operatori della ‘squadra stadio’ del commissariato empolese.
In occasione delle gare, i contingenti della polizia e dei carabinieri, abitualmente in servizio nelle aree di pertinenza dello stadio, sono stati impiegati infatti “in attività di controllo del territorio in ambito cittadino, pur in stato di allerta per la gestione di eventuali criticità emergenti”, come è stato spiegato nel comunicato della questura di Firenze. E questo è stato un successo importante, proprio quello che voleva Manganelli e si auguravano in tanti: recuperare poliziotti per le esigenze dei cittadini e non mandare più migliaia di agenti negli stadi. Un primato di cui sinora c’era da non essere orgogliosi. “I contingenti delle forze dell’ordine sono dunque rimasti a distanza dallo stadio-spiega ancora il comunicato della questura fiorentina- anche in occasione di accese animosità da parte dei tifosi, come accaduto lo scorso 7 marzo dopo la gara con la Salernitana, conclusasi con la contestazione della squadra campana da parte dei suoi sostenitori, prima dagli spalti e poi in prossimità della zona di accesso agli spogliatoi. L’intervento dei componenti della “squadra stadio” (della Digos, ndr), supportati da un gruppo di stewards, si è rivelato sufficiente a evitare che la situazione degenerasse”. Momenti di tensione superati anche durante Empoli-Sassuolo (21 marzo) “quando un capo tifoso della squadra ospite, seguito da altri sostenitori, ha superato il blocco degli stewards, dirigendosi verso il settore dei sostenitori locali”. L’intervento degli stessi stewards e del dirigente del commissariato hanno riportato la calma e al termine della gara il capo tifoso è stato fermato e sottoposto a Daspo”. Come visto si può fare, si possono avere stadi senza poliziotti: si inizia da uno stadio impianto, ma ora-si spera-si tenterà anche in altre realtà.
Augurandoci che, come ad Empoli, i club di calcio collaborino con la polizia: Tagliente ci è riuscito, come è riuscito a Firenze a stabilire un rapporto con i tifosi del club viola. In altre città, ce ne rendiamo conto, non è per niente facile: ma questa è la strada da seguire. Con coraggio e anche con fermezza. I club per la verità non collaborano molto col Viminale. Basta pensare che sinora soltanto due società, il Milan e l’Inter, hanno adottato la tessera del tifoso: che farà il prossimo anno il ministro Roberto Maroni? Proibirà davvero le trasferte a chi non avrà la preziosa tesserina? Gli ultrà, per ora, non ne vogliono sapere e i club si muovono con estrema lentezza, più a parole che coi fatti. Da risolvere anche il nodo delle trasferte: troppe restano proibite. Da risolvere anche il problema (antico) del San Paolo: a Napoli ci sono stati incidenti durante e dopo la gara col Milan, causati anche da circa 300 tifosi milanisti e non solo dai napoletani. Non un ultrà è stato scoperto e punito. Niente di niente: speriamo che adesso che è cambiato il questore, si possa tornare alla normalità. Intanto, applaudiamo l’esperimento di Empoli, con la speranza che trovi altre città in grado di copiarlo.
Fonte : La Repubblica
Rissa tra tifosi genoani e sampdoriani per colorare un scalinata vicino al Ferraris
Scontro nella notte per imprimere i colori della squadra del cuore sulla
scalinata Montaldo. I genoani sarebbero intervenuti per contrastare
l’opera dei sampdoriani decisi a riportare la scalinata, da qualche
tempo colorata di rossoblu, ai colori della loro squadra
Una rissa tra una ventina di tifosi di Genoa e Sampdoria nella notte per imprimere i colori della squadra del cuore sulla scalinata Montaldo, una lunga fila di gradini a due passi dallo stadio Ferraris di Genova, da tempo ormai dipinta con la livrea rossoblu, ora blucerchiata.
Quattro al momento i denunciati, tutti sampdoriani, di un’eta’ compresa tra i 17 ed i 20 anni, per rissa aggravata in concorso. Un giovane di 17 anni e’ stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale San Martino per una ferita lacerocontusa dietro l’orecchio, ed altri due di 19 e 21 all’ospedale Villa Scassi per contusioni.
Sul luogo degli scontri i poliziotti hanno sequestrato una dozzina di secchi di vernice blu, rossa, nera e bianca, oltre a tre aste in Pvc, un bastone in legno, un cinturone con una fibbia di ferro, un fumogeno e due razzi. A dare l’allarme al 113 sono stati gli abitanti della zona che parlavano di una ventina di persone travisate anche con caschi e sciarpe.
Secondo una prima ricostruzione, i genoani sarebbero intervenuti per contrastare l’opera dei sampdoriani decisi a riportare la scalinata, da qualche tempo colorata di rossoblu, ai colori della loro squadra. L’episodio, ad un mese dal derby (il 3 maggio), viene letto in questura come un segnale preoccupante. Delle indagini si occupa ora la Digos
(Da Quotidiano.net)
Una rissa tra una ventina di tifosi di Genoa e Sampdoria nella notte per imprimere i colori della squadra del cuore sulla scalinata Montaldo, una lunga fila di gradini a due passi dallo stadio Ferraris di Genova, da tempo ormai dipinta con la livrea rossoblu, ora blucerchiata.
Quattro al momento i denunciati, tutti sampdoriani, di un’eta’ compresa tra i 17 ed i 20 anni, per rissa aggravata in concorso. Un giovane di 17 anni e’ stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale San Martino per una ferita lacerocontusa dietro l’orecchio, ed altri due di 19 e 21 all’ospedale Villa Scassi per contusioni.
Sul luogo degli scontri i poliziotti hanno sequestrato una dozzina di secchi di vernice blu, rossa, nera e bianca, oltre a tre aste in Pvc, un bastone in legno, un cinturone con una fibbia di ferro, un fumogeno e due razzi. A dare l’allarme al 113 sono stati gli abitanti della zona che parlavano di una ventina di persone travisate anche con caschi e sciarpe.
Secondo una prima ricostruzione, i genoani sarebbero intervenuti per contrastare l’opera dei sampdoriani decisi a riportare la scalinata, da qualche tempo colorata di rossoblu, ai colori della loro squadra. L’episodio, ad un mese dal derby (il 3 maggio), viene letto in questura come un segnale preoccupante. Delle indagini si occupa ora la Digos
(Da Quotidiano.net)
E' finalmente fuori pericolo il tifoso genoano investito il 15 febbraio
I medici del reparto di rianimazione del San Martino hanno finalmente
dichiarato fuori pericolo il tifoso del Genoa che il 15 febbraio scorso
era rimasto schiacciato dalle ruote del pullman della Fiorentina. Il
graduale e positivo miglioramento del quadro clinico e la
stabilizzazione delle funzioni respiratorie, hanno consentito ai
sanitari di trasferire il supporter rossoblu. Il percorso riabilitativo
sarà sicuramente lungo e difficile, ma familiari, amici, tifosi e
società possono tirare finalmente un bel sospiro di sollievo.
sportpeople.net
sportpeople.net
2 aprile 2009
A Taranto non si può tifare
Se ci chiedessero quale città potrebbe essere eletta a simbolo della
repressione contro ultras e tifosi, risponderemmo senza esitare:
Taranto! Certamente una delle tifoserie più turbolente del panorama
italiano, alla quale tuttavia è stato riservata una maniacale attenzione
repressiva.
Taranto non è una città facile, è la città più operaia del sud, la più inquinata e la criminalità sta tornando quella di una volta. Mettiamoci pure la crisi e la disoccupazione ed il quadro non è affatto roseo. Eppure tutto passa in secondo piano, la preoccupazione principale procurata dalla città jonica alle autorità sembrano essere i tifosi della squadra locale.
Sandri viene ucciso ad Arezzo ed a Taranto, come a Bergamo, scatta la protesta più violenta. Quanto dovranno pagare ancora i tarantini la sospensione della partita interna con la Massese, di quel maledetto 11 novembre 2007?
Quest’anno, lo Jacovone è rimasto chiuso per tantissimo tempo per lavori di adeguamento e di trasferte agli jonici ne sono state permesse davvero poche.
In una lettera firmata al Corriere del Giorno un cittadino ci illustra in maniera chiara, il clima da tolleranza zero vissuto dai supporters jonici:
Egregio Direttore,
ogni cittadino di Taranto, assiste da qualche tempo ad un visibile ritorno tra le nostre strade, di episodi delinquenziali come furti, rapine, stupri, attentati dinamitardi e agguati con arma da fuoco, nonché di fenomeni un tempo dimenticati come il contrabbando di sigarette. Un crescendo di criminalità, un tempo sopita ma mai debellata, che con l’alibi della crisi e della disoccupazione cerca di prendere possesso del nostro territorio, delle nostre vite, della nostra tranquillità. Se ne occupano tutti gli organi di informazione; ma nessuno mai chiede conto alle istituzioni che dovrebbero garantire sulla nostra sicurezza, di come hanno intenzione di combattere questi fenomeni. Queste autorità snocciolano statistiche che dimostrerebbero un calo di fenomeni delinquenziali. Statistiche evidentemente confutabili sul nostro territorio. Di contro si nota un’attenzione costante e maniacale, con dispiegamento di ingenti risorse, nei confronti del tifo calcistico locale. Un atteggiamento non preventivo ma pretestuoso, con divieti che al cittadino perbene, quello che paga il biglietto, le tasse, che segue le regole del vivere civile, possono sembrare non solo eccessivi, ma addirittura incostituzionali. Come se il tifoso fosse l’apice del male assoluto. Una persona perbene non può andare in trasferta, magari a farsi una mangiata con la famiglia o con gli amici prima di una giornata di sport.
Trasferte che prima si facevano in tranquillità ora non sono più possibili. Forse perché qualcuno ha la coda di paglia? Come si fa, ad esempio, a rilasciare comunicati in cui si dice che Potenza è trasferta a rischio per “gravi precedenti tra le tifoserie”, quando tutti sanno che non è vero? Si ingenera il sospetto che si vogliano scaricare su un’intera comunità le manchevolezze o gli atteggiamenti di prevaricazione e di protervia che spesso hanno contraddistinto certi “rappresentanti” dell’ordine pubblico. E’ mortificante giungere allo stadio e sentirsi dare del tu da ragazzini in uniforme che potrebbero essere tuoi figli, o sentirsi le mani addosso oppure il metal-detector, manco fossimo potenziali terroristi. Per questo si chiede chiarezza. Che le istituzioni facciano il proprio dovere con equilibrio e che facciano sentire i tifosi protetti e non perseguitati. E i tifosi del Taranto, in questo momento, stanno dimostrando grande civiltà e capacità di sopportazione. O forse questo da fastidio a qualcuno?
Grazie
Nicola Dolente
Taranto non è una città facile, è la città più operaia del sud, la più inquinata e la criminalità sta tornando quella di una volta. Mettiamoci pure la crisi e la disoccupazione ed il quadro non è affatto roseo. Eppure tutto passa in secondo piano, la preoccupazione principale procurata dalla città jonica alle autorità sembrano essere i tifosi della squadra locale.
Sandri viene ucciso ad Arezzo ed a Taranto, come a Bergamo, scatta la protesta più violenta. Quanto dovranno pagare ancora i tarantini la sospensione della partita interna con la Massese, di quel maledetto 11 novembre 2007?
Quest’anno, lo Jacovone è rimasto chiuso per tantissimo tempo per lavori di adeguamento e di trasferte agli jonici ne sono state permesse davvero poche.
In una lettera firmata al Corriere del Giorno un cittadino ci illustra in maniera chiara, il clima da tolleranza zero vissuto dai supporters jonici:
Egregio Direttore,
ogni cittadino di Taranto, assiste da qualche tempo ad un visibile ritorno tra le nostre strade, di episodi delinquenziali come furti, rapine, stupri, attentati dinamitardi e agguati con arma da fuoco, nonché di fenomeni un tempo dimenticati come il contrabbando di sigarette. Un crescendo di criminalità, un tempo sopita ma mai debellata, che con l’alibi della crisi e della disoccupazione cerca di prendere possesso del nostro territorio, delle nostre vite, della nostra tranquillità. Se ne occupano tutti gli organi di informazione; ma nessuno mai chiede conto alle istituzioni che dovrebbero garantire sulla nostra sicurezza, di come hanno intenzione di combattere questi fenomeni. Queste autorità snocciolano statistiche che dimostrerebbero un calo di fenomeni delinquenziali. Statistiche evidentemente confutabili sul nostro territorio. Di contro si nota un’attenzione costante e maniacale, con dispiegamento di ingenti risorse, nei confronti del tifo calcistico locale. Un atteggiamento non preventivo ma pretestuoso, con divieti che al cittadino perbene, quello che paga il biglietto, le tasse, che segue le regole del vivere civile, possono sembrare non solo eccessivi, ma addirittura incostituzionali. Come se il tifoso fosse l’apice del male assoluto. Una persona perbene non può andare in trasferta, magari a farsi una mangiata con la famiglia o con gli amici prima di una giornata di sport.
Trasferte che prima si facevano in tranquillità ora non sono più possibili. Forse perché qualcuno ha la coda di paglia? Come si fa, ad esempio, a rilasciare comunicati in cui si dice che Potenza è trasferta a rischio per “gravi precedenti tra le tifoserie”, quando tutti sanno che non è vero? Si ingenera il sospetto che si vogliano scaricare su un’intera comunità le manchevolezze o gli atteggiamenti di prevaricazione e di protervia che spesso hanno contraddistinto certi “rappresentanti” dell’ordine pubblico. E’ mortificante giungere allo stadio e sentirsi dare del tu da ragazzini in uniforme che potrebbero essere tuoi figli, o sentirsi le mani addosso oppure il metal-detector, manco fossimo potenziali terroristi. Per questo si chiede chiarezza. Che le istituzioni facciano il proprio dovere con equilibrio e che facciano sentire i tifosi protetti e non perseguitati. E i tifosi del Taranto, in questo momento, stanno dimostrando grande civiltà e capacità di sopportazione. O forse questo da fastidio a qualcuno?
Grazie
Nicola Dolente
Un saluto ai NAM L'Aquila
Dal sito: www.abruzzopixel.it/curvasud
...Negli anni '90 si creò un nuovo gruppo Ultras complice un ritrovato entusiasmo: N.A.M. (Nucleo Anti Marsica) L'AQUILA 1990, che avrebbe traghettato la curva aquilana fino al 97-98, anno del ritorno tra i professionisti. I NAM per un breve periodo di tempo divennero il gruppo principale della curva e a loro va riconosciuto soprattutto la grande maturità sia per l'attaccamento ai colori sia per aver sempre garantito la presenza dei tifosi anche negli anni più bui della storia del calcio a L'Aquila. Hanno portato in trasferta anche 10.000 persone (nello spareggio al flaminio) e senza ombra di dubbio si può affermare che, fino ad oggi, questo gruppo è stato parte integrante dell'Aquila Calcio e della storia del tifo a L'Aquila.
CI MANCHERETE...
...Negli anni '90 si creò un nuovo gruppo Ultras complice un ritrovato entusiasmo: N.A.M. (Nucleo Anti Marsica) L'AQUILA 1990, che avrebbe traghettato la curva aquilana fino al 97-98, anno del ritorno tra i professionisti. I NAM per un breve periodo di tempo divennero il gruppo principale della curva e a loro va riconosciuto soprattutto la grande maturità sia per l'attaccamento ai colori sia per aver sempre garantito la presenza dei tifosi anche negli anni più bui della storia del calcio a L'Aquila. Hanno portato in trasferta anche 10.000 persone (nello spareggio al flaminio) e senza ombra di dubbio si può affermare che, fino ad oggi, questo gruppo è stato parte integrante dell'Aquila Calcio e della storia del tifo a L'Aquila.
CI MANCHERETE...
Comunicato Scioglimento NAM L’AQUILA 1990
"IL NAM L’AQUILA 1990 comunica il proprio scioglimento.
Malinconicamente ma con dignità,è stata presa questa decisione, causata dalle molteplici difficoltà degli ultimi anni e dal venir meno di principi e linee di comportamento che hanno contraddistinto la vita del gruppo.
Oggi finisce la nostra storia ma con la consapevolezza che il nostro modo di essere che ci ha sempre contraddistinto rimarrà in eterno.
Ricordando i diffidati"
SEMPRE E COMUNQUE CON L’AQUILA NEL CUORE ! ! !
A MODO NOSTRO
NAM L’AQUILA 1990
Malinconicamente ma con dignità,è stata presa questa decisione, causata dalle molteplici difficoltà degli ultimi anni e dal venir meno di principi e linee di comportamento che hanno contraddistinto la vita del gruppo.
Oggi finisce la nostra storia ma con la consapevolezza che il nostro modo di essere che ci ha sempre contraddistinto rimarrà in eterno.
Ricordando i diffidati"
SEMPRE E COMUNQUE CON L’AQUILA NEL CUORE ! ! !
A MODO NOSTRO
NAM L’AQUILA 1990
1 aprile 2009
COMUNICATO CURVA NORD TARANTO
Comunicato della Curva Nord:
A DIFESA DEI NOSTRI IDEALI…
Una stagione calcistica, così critica, di sicuro, Taranto ed i suoi tifosi, nella loro storia non l’ hanno mai vissuta ; difficile immaginare come sia possibile che una squadra disputi, in un campionato, gran parte delle proprie gare casalinghe a porte chiuse, senza il calore del proprio pubblico, come sia altrettanto inspiegabile il tanto accanimento dell’osservatorio e del CASMS nei nostri confronti, che dall’inizio di questa tribolata stagione ci ha vietato quasi tutte le trasferte, calpestando, con totale menefreghismo, senza che qualcuno intervenisse, la dignità dei tifosi tarantini e la dignità di noi tutti cittadini di Taranto, una città in se per se già travagliata da tantissimi problemi e che di sicuro non aveva bisogno di questa costante etichettatura domenicale di città criminale.Abbiamo cercato di replicare a queste assurde situazioni e restrizioni che ci sono state imposte, manifestando il nostro dissenso sempre in maniera CIVILE cercando quantomeno di sostenere e di non abbandonare mai i nostri amati colori in maniera sempre coerente e costante. Non possiamo dimenticare infatti, il sostegno avvenuto dall’esterno dello stadio nelle gare contro il Foligno e l’Arezzo, che non hanno portato a nessuna “turbativa di ordine pubblico” e che è conseguito solo nella vittoria della nostra squadra che ha conquistato sei punti in classifica fondamentali per la nostra auspicata salvezza. Dopo essere stati privati a lungo del nostro stadio, e dopo aver assistito a molteplici episodi che considerare assurdo è ben poco, c’ è stato possibile ritornare finalmente nella nostra amata curva, cercando di dimenticare presto tutti i torti già subiti. Nelle gare casalinghe, infatti, esemplare è stato il nostro comportamento sugli spalti, dove abbiamo sostenuto la nostra squadra, con tanto di quell’amore che è difficile quantificare in queste semplici righe. Nonostante l’assurda repressione che abbiamo subito dall’inizio della stagione, come se fosse stato poco quello che avevamo già pagato, in settimana, ad alcuni esponenti dei gruppi, la cui unica colpa è stata quella che più di altri si sono prodigati per coordinare il tifo dei nostri amati colori, sono state notificate assurde sanzioni. Forse è il primo caso avvenuto in Italia, che riassume al meglio l’enorme esagerazione della Questura di Taranto forse un pò troppo attenta a far rispettare le leggi antiviolenza, che occuparsi di problemi davvero più seri, dei quali è afflitta la nostra splendida città. Proprio a seguito di questi inspiegabili verbali e di questo nuovo capitolo di esagerata repressione nei nostri confronti sono dovute le nostre opportune considerazioni; è vero che esistono delle normative sull’antiviolenza che devono regolare il comportamento sugli spalti, ma è anche vero, comunque, che in Italia la legge è uguale per tutti ed invece non lo è stato, e non lo è tutt’ora per noi, rispetto a ciò che avviene domenicalmente nelle altre città italiane. Come lo spieghiamo allora che nelle serie A e B, come se nulla fosse successo dopo l’introduzione di queste leggi, si continuano a portare striscioni, bandiere e in molti casi accesi anche fumogeni e torce? Perché Taranto deve pagare sempre un prezzo superiore agli altri? Come mai tanto accanimento nei confronti della nostra piazza? In molti casi sembra come se queste leggi antiviolenza debbano essere rispettate solo a Taranto, infatti , in nessun altro stadio d’Italia si è visto un così cieco accanimento, contro gli ultras, in maggior ragione del fatto che, proprio noi, che ci siamo presi sempre le nostre responsabilità dei nostri comportamenti, in queste giornate abbiamo avuto solo la colpa di essere stati protagonisti di un comportamento unico ed esemplare. Evidentemente negli altri stadi d’Italia, lo spettacolo deve continuare mentre a Taranto qualcuno ha deciso di volerlo fermare. Dopo l’arrivo di questi provvedimenti, ennesimo ed incredibile abuso nei nostri confronti, possiamo affermare, senza scanso di equivoci, che di sicuro a Taranto non si può più tifare. Per questo motivo, con sommo rammarico, i gruppi Ultrapaz, Gruppo Zuffa, Psyko Group, Nevrotik, Angeli della Nord, Ultracep, comunicano, che per il resto della stagione, si asterranno dal tifare, per far capire, soprattutto a coloro che sono diffidenti nei nostri confronti e che ci vogliono fuori dagli stadi, come sia incolore una partita di calcio senza ultras. Ci dispiace aver intrapreso questa decisione, in un momento determinante e delicato della nostra stagione, la squadra ha bisogno di noi e sicuramente anche noi abbiamo ancora tanta voglia di sostenerla fino a portarla alla salvezza ma, evidentemente, qualcuno dall’alto, vuole il male dei tifosi del Taranto e delle nostri sorti sportive.
...AVANTI ULTRAS !!!
A DIFESA DEI NOSTRI IDEALI…
Una stagione calcistica, così critica, di sicuro, Taranto ed i suoi tifosi, nella loro storia non l’ hanno mai vissuta ; difficile immaginare come sia possibile che una squadra disputi, in un campionato, gran parte delle proprie gare casalinghe a porte chiuse, senza il calore del proprio pubblico, come sia altrettanto inspiegabile il tanto accanimento dell’osservatorio e del CASMS nei nostri confronti, che dall’inizio di questa tribolata stagione ci ha vietato quasi tutte le trasferte, calpestando, con totale menefreghismo, senza che qualcuno intervenisse, la dignità dei tifosi tarantini e la dignità di noi tutti cittadini di Taranto, una città in se per se già travagliata da tantissimi problemi e che di sicuro non aveva bisogno di questa costante etichettatura domenicale di città criminale.Abbiamo cercato di replicare a queste assurde situazioni e restrizioni che ci sono state imposte, manifestando il nostro dissenso sempre in maniera CIVILE cercando quantomeno di sostenere e di non abbandonare mai i nostri amati colori in maniera sempre coerente e costante. Non possiamo dimenticare infatti, il sostegno avvenuto dall’esterno dello stadio nelle gare contro il Foligno e l’Arezzo, che non hanno portato a nessuna “turbativa di ordine pubblico” e che è conseguito solo nella vittoria della nostra squadra che ha conquistato sei punti in classifica fondamentali per la nostra auspicata salvezza. Dopo essere stati privati a lungo del nostro stadio, e dopo aver assistito a molteplici episodi che considerare assurdo è ben poco, c’ è stato possibile ritornare finalmente nella nostra amata curva, cercando di dimenticare presto tutti i torti già subiti. Nelle gare casalinghe, infatti, esemplare è stato il nostro comportamento sugli spalti, dove abbiamo sostenuto la nostra squadra, con tanto di quell’amore che è difficile quantificare in queste semplici righe. Nonostante l’assurda repressione che abbiamo subito dall’inizio della stagione, come se fosse stato poco quello che avevamo già pagato, in settimana, ad alcuni esponenti dei gruppi, la cui unica colpa è stata quella che più di altri si sono prodigati per coordinare il tifo dei nostri amati colori, sono state notificate assurde sanzioni. Forse è il primo caso avvenuto in Italia, che riassume al meglio l’enorme esagerazione della Questura di Taranto forse un pò troppo attenta a far rispettare le leggi antiviolenza, che occuparsi di problemi davvero più seri, dei quali è afflitta la nostra splendida città. Proprio a seguito di questi inspiegabili verbali e di questo nuovo capitolo di esagerata repressione nei nostri confronti sono dovute le nostre opportune considerazioni; è vero che esistono delle normative sull’antiviolenza che devono regolare il comportamento sugli spalti, ma è anche vero, comunque, che in Italia la legge è uguale per tutti ed invece non lo è stato, e non lo è tutt’ora per noi, rispetto a ciò che avviene domenicalmente nelle altre città italiane. Come lo spieghiamo allora che nelle serie A e B, come se nulla fosse successo dopo l’introduzione di queste leggi, si continuano a portare striscioni, bandiere e in molti casi accesi anche fumogeni e torce? Perché Taranto deve pagare sempre un prezzo superiore agli altri? Come mai tanto accanimento nei confronti della nostra piazza? In molti casi sembra come se queste leggi antiviolenza debbano essere rispettate solo a Taranto, infatti , in nessun altro stadio d’Italia si è visto un così cieco accanimento, contro gli ultras, in maggior ragione del fatto che, proprio noi, che ci siamo presi sempre le nostre responsabilità dei nostri comportamenti, in queste giornate abbiamo avuto solo la colpa di essere stati protagonisti di un comportamento unico ed esemplare. Evidentemente negli altri stadi d’Italia, lo spettacolo deve continuare mentre a Taranto qualcuno ha deciso di volerlo fermare. Dopo l’arrivo di questi provvedimenti, ennesimo ed incredibile abuso nei nostri confronti, possiamo affermare, senza scanso di equivoci, che di sicuro a Taranto non si può più tifare. Per questo motivo, con sommo rammarico, i gruppi Ultrapaz, Gruppo Zuffa, Psyko Group, Nevrotik, Angeli della Nord, Ultracep, comunicano, che per il resto della stagione, si asterranno dal tifare, per far capire, soprattutto a coloro che sono diffidenti nei nostri confronti e che ci vogliono fuori dagli stadi, come sia incolore una partita di calcio senza ultras. Ci dispiace aver intrapreso questa decisione, in un momento determinante e delicato della nostra stagione, la squadra ha bisogno di noi e sicuramente anche noi abbiamo ancora tanta voglia di sostenerla fino a portarla alla salvezza ma, evidentemente, qualcuno dall’alto, vuole il male dei tifosi del Taranto e delle nostri sorti sportive.
...AVANTI ULTRAS !!!
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