6 dicembre 2000

IL PUNTO di Riccardo Girardi

---------------IL PUNTO -------------



di Riccardo Girardi


Quando arriva il momento dei grandi avvenimenti internazionali (soprattutto Mondiali ed Europei), generalmente l'ultras italiano cade in uno stadio di irreversibile depressione. E non c'entra niente il fatto che gli azzurri siano forti o meno o che le super-discusse convocazioni lo abbiano più o meno soddisfato. Il giovane ultrà, infatti, si appresta a constatare in diretta mondovisione che la sua Nazionale sarà anche questa volta sostenuta da un tifo debole, improvvisato e disorganizzato. La situazione peggiorerà poi alla vista dei "muri arancioni" degli olandesi, delle folle in blu al seguito della modestissima Scozia, dei colorati e pittoreschi fans delle nazionali del nord-Europa, degli orgogliosi supporters verdi dell'Irlanda, delle infervorate tifoserie balcaniche, degli organizzatisssimi "Ultras Portugal" piuttosto che delle scatenate orde carioca. Ovviamente il crollo psicologico del nostro ultrà si verificherà alla vista della prima partita dell'Inghilterra e all'ascolto dell'inno nazionale britannico, quando si avrà l'ennesima riprova che gli "inventori del calcio" probabilmente sono anche gli "inventori del tifo", o comunque ne sono certamente i migliori interpreti.

Occorre essere onesti... Anche se ho una predilezione per il tifo di stampo british, non mi considero anglofilo a tutti i costi e sono il primo a rimarcare la spocchia, il senso di superiorità e l'arroganza che generalmente contraddistingue questo curioso popolo che vuole la moneta Euro per gli altri ma non per sè e che guida sistematicamente contromano solo per differenziarsi dagli altri. Inoltre so bene della disistima e della supponenza con cui i sudditi di Sua Maestà guardano allo sgangherato Stivale italico. Però quando si parla di tifo bisogna prendere atto che i ragazzi d'oltremanica hanno veramente "qualche" marcia in più, e anche nell'ultimo Italia-Inghilterra, a Torino qualche settimana fa, la cosa è parsa lampante: 2.500 ragazzi sbarcati qua "solo" per un'amichevole, stendardi in prima linea, voce impostata e spirito nazionalistico ai massimi livelli. Una bella lezione di fronte al solito sconsolante scenario nostrano: stadio e atmosfera oltremodo grigi, volenterosi ma ininfluenti gruppetti divisi tra loro, piccole e insignificanti rivalità di cortile ancora una volta messe davanti a qualunque altra cosa, inesistenza completa di quasiasi forma di coro o incitamento minimamente organico; per non parlare dei ragazzi di Viking Italia, smaniosi di esordire al seguito degli azzurri e costretti a dover desistere ad opera di loro stessi connazionali!

La frammentazione. Per l'ennesima volta le rivalità interne tra i gruppi e le squadre di club hanno tarpato le pur fragili ali del tifo nazionale, una cosa che per gli inglesi sarebbe non solo allucinante e incomprensibile, ma addirittura demenziale. La grandezza delle migliori tifoserie al seguito di squadre nazionali, e degli inglesi soprattutto, sta molto qui: riuscire a mettere da parte i problemi di "politica interna" per dar vita ad una brillante "politica estera". Non crediate che in Inghilterra le rivalità tra le squadre di club non siano forti: per certi versi lo sono più che da noi, visto che talune squadre sono autenticamente espressione di realtà sociali (pensate al Tottenham, la squadra della comunità ebraica, o all'Arsenal, che raccoglie le simpatie degli immigrati londinesi) non di rado in forte conflitto tra loro. Bene, i fans di queste squadre, che nei weekend non disdegnano di prendersi a sonore mazzate, quando gioca la Nazionale smettono di essere tifosi di una semplice squadra di club per "evolvere" in qualcosa di ben più importante, divenire cioè tifoso dell'Inghilterra. La propria identità di fan del club non è mai rinnegata (anzi, gli stendardi indicano tranquillamente il club del quale il proprietario della bandiera è tifoso), diciamo che semplicemente e pacificamente passa in secondo piano.

Consapevolezza. In Italia, occorre dirlo, sia pure lentamente, sta crescendo la consapevolezza di doversi e potersi compattare dietro al tricolore. Purtroppo lo scarso "nazionalismo" (parola da interpretare con accezione assolutamente positiva!) italiano, figlio anche dei nostri politici che ci dividono anzichè affratellarci, non è paragonabile allo straripante senso della bandiera di quasi tutti gli altri stati. Ma l'encomiabile spedizione belga/olandese della passata estate e il fondamentale lavoro "oscuro" dei ragazzi di Viking Italia, sono ad esempio due indicatori di una tendenza che nel giro di qualche tempo potrà finalmente creare un vero tifo al seguito della Nazionale. "Qualche tempo", dicevo, ma quanto sarà questo "tempo"? Dipenderà da noi ultrà italiani: se continueremo a ragionare illogicamente pensando che "io veronese non andrò mai in curva a fianco di un napoletano" o "io salernitano non canterò mai con un fiorentino" ce ne vorrà molto; se saremo disposti a farci qualche bella ora di macchina/treno/aereo in compagnia di qualche amico sperimentando il brivido di cantare a squarciagola "Fratelli d'Italia" ce ne vorrà molto meno.

L'importanza dell'unità. Se sapremo essere più uniti tra noi, getteremo le basi per una crescita complessiva del ruolo del "tifoso". Prendendo nuovamente spunto dagli inglesi, scopriremo che la conseguita compattezza ci sarà di aiuto anche come ultras della squadra di club. In Inghilterra hanno dato vita ad un'organizzazione fortissima (Supporters Association) che opera a vantaggio del tifoso sia in occasione delle gare dell'Inghilterra (organizzando le trasferte in maniera compatta), sia nei confronti del calcio inglese, che viene giustamente obbligato a "sottostare" al volere del tifoso, un tifoso "intelligente" e consapevole, che sa prendere coscienza del suo centralissimo ruolo di "utente finale" dello spettacolo calcio. Rifiutando sdegnosamente il ruolo - quello del tifoso italiano oggi - di ultimo e insignificante anello di una catena che lo sfrutta e lo "maltratta" senza pietà sballottandolo tra prezzi assurdi, pay-tv, bagarini e calendari impazziti.



 Bollettino ufficiale del Club "ULTRAS INSIDE"
Mensile - Anno 0 - numero 0 - mese Dicembre 2000